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Le ceneri di Gramsci

Le ceneri di Gramsci

di P. Paolo Pasolini

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Gli undici poemetti delle "Ceneri di Gramsci" vennero raccolti in volume per la prima volta nel 1957, in un momento particolarmente delicato per la cultura di sinistra, a un anno di distanza dalla condanna di Stalin al XX Congresso del Partito Comunista Sovietico e dalla drammatica invasione dell'Ungheria. Ebbero un successo di vendite insolito per un libro di poesia e provocarono accese discussioni tra i critici. Con la prefazione di Giuseppe Leonelli.

Note su Pier Paolo Pasolini

Pier Paolo Pasolini nacque a Bologna il 5 marzo 1922. Considerato uno dei più importanti intellettuali italiani del dopoguerra, la sua eccezionale versatilità gli ha concesso di fornire il proprio contributo personale nello sviluppo della cultura in differenti ambiti. E’ stato giornalista, scrittore, poeta, regista, sceneggiatore, attore e paroliere. Trascorse l’infanzia seguendo il padre, militare di carriera, nei suoi numerosi trasferimenti. Studiò a Bologna dove frequentò il Liceo Classico “Galvani” per poi iscriversi alla facoltà di Lettere dell’Università di Bologna, dove si laureò nel 1945, lo stesso anno in cui venne ucciso suo fratello Guido durante uno scontro a fuoco tra partigiani di diverso orientamento politico. Le prime poesie, che scrisse tra il 1941 e il 1942, vennero pubblicate a sue spese nel volume intitolato “Poesie a Casarsa”. Nel 1947 si iscrisse al Partito Comunista e iniziò ad insegnare a Casarsa, ma un discusso episodio di omosessualità, che sfociò in un processo per corruzione di minori, causò il suo allontanamento dall’insegnamento e dal partito. Nel 1949, in seguito allo scandalo, si trasferì a Roma dove apprese il dialetto romano e scoprì quel mondo proletario che gli ispirò i suoi primi romanzi “Ragazzi di vita” (1955) e “Una vita violenta” (1959). Pasolini vedeva il mondo dei sottoproletari come la risposta al capitalismo, da lui considerato la fonte dei problemi dell’individuo. In questo periodo conobbe Penna, Gadda, Moravia e Fellini. Si dedicò al giornalismo e scrisse numerose poesie e romanzi. Con la raccolta di poesie “Le ceneri di Gramsci”, del 1957, vinse il Premio Viareggio. Seguendo il modello dell’amico Fellini, per raggiungere un pubblico più vasto decise di occuparsi di cinematografia. Collaborò ad alcune sceneggiature, tra cui quella de “Le notti di Cabiria”, dello stesso Fellini. Con il film “Accattone”, del 1961, iniziò la proficua attività di regista. Diresse numerosi film, tra cui “Uccellacci e Uccellini” (1966), “Edipo Re” (1967), “Teorema” (1968), “Medea” (1969), “Il Decameron” (1971), “Salò o le 120 giornate di Sodoma” (1975). Per i giudizi lapidari ed estremi che espresse nelle sue opere, Pasolini fu aspramente criticato sia dalla destra sia dalla sinistra. Subì anche processi e condanne che gli valsero la fama di intellettuale ribelle. Fu un attento osservatore della storia e di come stava cambiando la società italiana in quegli anni. Morì assassinato ad Ostia il 2 novembre del 1975, in circostanze oscure. 

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Voto medio del prodotto:  5.0 (5 di 5 su 2 recensioni)

5.0Le ceneri di Gramsci, 06-10-2010
di - leggi tutte le sue recensioni
La scoperta di Pasolini, per via di una prof. di lettere. La prima impressione? "questo è un uomo buono". Ci torno spesso alle Ceneri, a volte solo per riassaporare la bellezza di Roma quando dal tramonto sta per venir fuori la sera. E poi c'è la fatica della sincerità, della digestione delle idee, la sofferenza dell'essere consapevole. Lo dice ne La religione del mio tempo (amatissimo anche quello) in una poesia di due righe titolata
"A me":
"In questo mondo, che solo compra e disprezza,
il più colpevole con io, inaridito dall'amarezza".
Pasolini è la figura sulla quale più spesso mi chiedo "ma che direbbe oggi?".
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5.0Potentemente politicamente pasolinianamente, 19-08-2010
di - leggi tutte le sue recensioni
Questo libello di versi, contenente uno dei capitoli più straordinariamente poetici del Pasolini, è uno dei capolavori massimi della poesia italiana del Novecento. Scritto perlopiù in una forma tradizionalissima, la terzina dantesca, questo libro riesce ad essere in modo dirompente uno dei più profondamente e modernissimamente attuali della contemporaneità: e vi riesce nella dimensione del lessico, la sofferta scissione dell'animo a cavallo tra due mondi, quello della tradizione - culturale, storica, politica - e quello degli scenari capitalistico-globali dell'Italia di metà Novecento. E Pasolini, trascinato dagli eventi storici, raccogliendo in sé quel che resta della cultura di sinistra e accompagnato dalla grande figura di Gramsci, di cui restano solo le ceneri, sa darci uno spaccato struggentemente sublime e tuttavia materiale, di un'Italia, di un mondo che si affaccia su un'oblio senza fine, la cui immagine si acuirà nelle successive raccolte di versi del poeta.

Imprescindibili, questi testi, per chiunque oggi si professi ancora di sinistra, o comunista; perché la comprensione di un'epoca e di quello che ancora c'è di una ideologia caratterizzata cronologicamente, trova il suo respiro massimamente durevole proprio negli endecasillabi, talvolta smisurati o franti, di questo Pasolini.
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