La cena

La cena

di Herman Koch


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Descrizione

Due coppie sono a cena in un ristorante di lusso. Chiacchierano piacevolmente, si raccontano i film che hanno visto di recente, i progetti per le vacanze. Ma non hanno il coraggio di affrontare l'argomento per il quale si sono incontrati: il futuro dei loro figli. Michael e Rick, quindici anni, hanno picchiato e ucciso una barbona mentre ritiravano i soldi da un bancomat. Le videocamere di sicurezza hanno ripreso gli eventi e le immagini sono state trasmesse in televisione. I due ragazzi non sono stati ancora identificati ma il loro arresto sembra imminente, perché qualcuno ha scaricato su Internet dei nuovi filmati, estremamente compromettenti. Paul Lohman, il padre di Michael, si sente responsabile. Si riconosce nel figlio perché hanno molto in comune, non ultima l'attrazione per la violenza. Non può lasciare che trascorra la sua vita in galera. Serge, il fratello di Paul, è il padre dell'altro ragazzo, il complice. Secondo i sondaggi Serge Lohman è destinato a diventare il nuovo Primo ministro olandese. Se l'omicidio verrà rivelato, sarà la fine della sua carriera politica. Babette, la moglie di Serge, sembra più interessata ai successi del marito che al futuro del proprio ragazzo. Claire, la moglie di Paul, vuole proteggere il figlio a ogni costo. Ma quanto sa di ciò che è realmente accaduto? Due coppie di genitori per bene durante una cena in un bel ristorante. Cosa saranno capaci di fare per difendere i loro figli?

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Dettagli del libro

  • Titolo: La cena
  • Autore: Herman Koch
  • Traduttore: Testa G.
  • Editore: Neri Pozza
  • Collana: Bloom
  • Data di Pubblicazione: Gennaio 2010
  • ISBN: 8854504009
  • ISBN-13: 9788854504004
  • Pagine: 286
  • Reparto: Narrativa > Thriller
  • Formato: brossura

Recensioni degli utenti


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Voto medio del prodotto:  3.5 (3.4 di 5 su 9 recensioni)


2.0La cena, 01-04-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
di E. Longobardi - leggi tutte le sue recensioni

Che delusione, era la prima volta che leggevo un narratore olandese. Non so se Herman Koch attraverso la voce narrante di "la cena" da corpo ad i suoi pensieri, come fa appunto Paul quando incoraggia il proprio figlio Michel a dar corpo alle proprie riflessioni in un tema scolastico sulla pena di morte, spero di no. Voglio credere che Koch abbia voluto narrare le inquetitudini che attraversano il proprio paese e che vedono nel partito anti-musulmano il primo partito politico del paese - credo - a dimostrazione di un'integrazione forse fallita. "La Cena" si svolge in un ristorante di lusso dove sono a confronto due coppie benestanti: Paul e Claire con Serge e Babette. La prima coppia felice con figlio unico e padre rimasto disoccupato grazie alla propria irascibilità e al proprio anti-conformismo, la seconda infelice perché una parte della coppia vive di luce riflessa dell'altra. Devono affrontere "un problema" che riguarda i propri figli. Chiamatelo problema, ma riguarda il totale sottovuoto pneumatico che attraversa la vita di gran parte delle nuove generazioni occidentali che si svolge tra agi e cose completamente gratuite conquistate senza alcun sforzo esistenziale, e pertanto, che male c'è a giocare con la vita altrui? Sebbene la trama offra spunti continui, lo stile narrativo non è un granchè e le metafore utilizzate sono alquanto deboli.

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4.0La cena, 07-03-2011, ritenuta utile da 1 utente su 2
di A. Mosca - leggi tutte le sue recensioni

Portate pazienza fino alla fine, prima di giudicare. In questo romanzo l'abilità dell'autore sta tutta nel protagonista principale. Un uomo simpatico che è facile considerare come "il buono" della situazione in confronto al fratello, candidato alle elezioni e ipocrita. Poi la situazione si rovescia e i ruoli si invertono e il lettore resta spaesato. Piacevolmente spaesato.
Questo romanzo mi ricorda vagamente "Pastorale americana" come tematica e come posizione che assume il padre, ex ipocrita, nei confronti dell'atto commesso dal figlio.
La ricerca della felicità e il far passare tutto ai propri figli come se nulla fosse successo, stringendo forte i denti per tenere unita la famiglia è il filo conduttore del romanzo. Il rischio, a seguirne il finale, è una felicità di plastica, ipocrita e fittizia.


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4.0La cena, 23-02-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
di G. Morozzi - leggi tutte le sue recensioni

Un'ambientazione insolita, un ristorante, una trama decisamente avvincente che si sviluppa portata dopo portata.
La storia è molto forte, a tratti cruda, vissuta sempre al confine della legalità e della morale. Non c'è il classico lieto fine, piuttosto un senso di amarezza che è un po' specchio della moderna società.
Ci sarebbero - insomma - tutti gli elementi per un grande libro, ma l'autore fatica a trovare il giusto ritmo, sembra quasi voler centellinare gli avvenimenti e i colpi di scena.
Ne esce un romanzo troppo "slow food", che ogni tanto risulta un po' lento e dispersivo.
Non molto azzeccato a mio avviso l'uso dei flashback... Probabilmente nell'intenzione dell'autore dovevano servire per costruire il background dei protagonisti e completare il loro quadro psicologico... Ma il tentativo non può dirsi riuscito e in definitiva vanno solo a rallentare il ritmo degli eventi e a ridurre il pathos del racconto.


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3.0Asciutto e cinico, 07-12-2010
di P. Raffo - leggi tutte le sue recensioni

E' come essere a tavola con i protagonisti: i continui riferimenti a fatti "esterni" e i flashback rendono i capitoli veri, è come se le parole seguissero il flusso dei pensieri dei personaggi.
Lo stile è asciutto, diretto, privo di fronzoli e dritto al punto, un cinismo estremo, si potrebbe dire.
Dei quattro genitori, i due che sembravano più antipatici alla fine hanno avuto una reazione civile e umana, gli altri due... Beh siamo sul piano della malattia mentale pura che, alla fine, credo sia il vero tema del libro.
Comunque, anche se un po' sopravvalutato, il libro sicuramente pone delle domande, è gia' qualcosa


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4.0La cena, 11-11-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
di A. Latino - leggi tutte le sue recensioni

E' solo una cena, eppure durante il susseguirsi delle portate si snoda l'eterna lotta tra il bene e il male, tra ciò che è giusto fare e ciò che conviene fare pur di preservare il proprio equilibrio apparente,la propria apparente "felicità"...
..e sullo sfondo il determinismo sociale derivante dall'educazione e dall'esempio familiare...


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5.0ottimo, 28-10-2010
di M. Scrocca - leggi tutte le sue recensioni

I protagonisti sono solo 4 e tutto si svolge durante la cena, i capitoli sono suddivisi in portate.
Paul Lohman è la voce narrante, poi c'è la moglie Claire, suo fratello Serge Lohman con la moglie Babette. Serge è un politico, famoso e che riceve consensi popolari molto forti, è in procinto di candidarsi a Primo Ministro olandese. La notte brava dei rispettivi figli è il motivo del loro incontro, dovranno affrontare la questione, gravissima, e tutte le ripercussioni che ne conseguiranno, ne va del futuro dei figli, ma anche del loro presente, dei progetti in corso, delle carriere, ed eventualmente gestire l'inevitabile scandalo.
La conversazione inizia in sordina, con chiacchiere più o meno salottiere, sono evidenti tensioni fra i 4 e all'interno delle rispettive coppie, inoltre un cameriere pedante sembra esasperare gli animi in un crescendo, inizialmente si sorride molto leggendo, poi piano piano subentra l'angoscia, l'orrore, l'incredulità, i ruoli si ribaltano e le personalità apparenti dei 4 protagonisti si ribaltano. La sensazione più forte che ho provato è stato il disagio, perchè se è vero che in teoria si sa bene cosa è giusto e bene fare, in pratica quando ci si trova coinvolti subentrano diversi fattori che condizionano, e sinceramente mi sono interrogata su cosa io avrei fatto, ed è stata dura, durissima (I fatti di Avetrana poi hanno ulteriormente amplificato il senso di questa lettura). La lettura è scorrevole e quindi velocissima anche per l'ansia di capire.
Non è un giallo, ma piacerà anche a chi ama il giallo, per come è strutturata la narrazione, per i continui tasselli che modificano continuamente lo scenario e che mandano a monte sistematicamente le conclusioni alle quali si è arrivati.
Ottimo.


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3.0moderno, 12-10-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
di C. Fiorino - leggi tutte le sue recensioni

Un libro che sta facendo parlare, con un inaspettato successo internazionale. Un romanzo duro e provocatotio, che mantiene la suspence di un thriller; racconta la scelta tra l'amore per un figlio e il rispetto della società e la vita degli altri.

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3.0bello..., 06-08-2010
di D. Tadiotto - leggi tutte le sue recensioni

Intrigante al punto giusto, in maniera quasi ironica tratta temi contemporanei molto importanti, un intruglio di sentimenti e atteggiamenti gelosia e qualunquismo su tutti ...

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3.0la banalità del male, 08-07-2010
di E. Brunet - leggi tutte le sue recensioni

Questo libro è "orribile" nel senso etimologico del termine. Ossia nella maniera impietosa con cui scopre l'"horridus", la pozza schifosa della banalità del male. Che è in ognuno di noi? Questo sembrerebbe suggerire l'autore. Le due coppie che si ritrovano a cena a dover parlare del futuro dei propri figli omicidi sono persone apparentemente normali, anzi "vincenti" secondo la scala di valori della moderna società - uno dei quattro ha addirittura una brillante carriera politica che sembrerebbe proiettarlo verso le più alte sfere del potere. Pian piano tuttavia scopriamo un groviglio sotterraneo di invidie, di disturbi mentali, di violenza repressa, di odi e misantropia, di egoistiche ipocrisie. Uno scenario "diabolico". Anche in questo caso, mi appello al senso etimologico del termine: dia-ballein, ossia scindere, dividere: dal mondo e da sè stessi - una sorta di schizofrenia collettiva e imperante che separa la nostra anima dalle nostre emozioni; soprattutto, il nostro essere dal nostro fare. E' proprio questo il cuore del romanzo: la separazione paradossale dell'essere e del fare, del fatto dal facente, del passato dal presente, del ruolo (figlio) dalla persona (tutto ciò che sono: gesti parole azioni) attraverso la quale i genitori trovano una loro distorta giustificazione non solo per difendere strenuamente i figli dalla giustizia umana (cosa se vogliamo comprensibile) ma per GIUSTIFICARLI, pensando che in fondo non sia successo nulla di male. Un libro non piacevole, indigesto, ma assolutamente profetico della devastazione della cultura post-moderna, e onesto quanto basta da evitare l'autocompiacimento. Rimane in sospeso la domanda: tutto ciò (il fatto e la reazione al fatto) potrebbe capitare a ognuno di noi? io non credo; anche questa è un falsa paura, molto nutrita dai mass media, che non deve toccare chi ha una vita buona. Imputo all'autore di non aver riflettuto meglio su questo, di non aver concesso a uno dei genitori un barlume almeno di coscienza.

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