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Cattive notizie. La retorica senza lumi dei mass media italiani

Cattive notizie. La retorica senza lumi dei mass media italiani

di Michele Loporcaro

3.5

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  • Editore: Feltrinelli
  • Collana: Campi del sapere
  • Data di Pubblicazione: maggio 2006
  • EAN: 9788807103780
  • ISBN: 8807103788
  • Pagine: 221
  • Formato: brossura
Come parla l'informazione pubblica nell'Italia di oggi? Male. Male, s'intende, per la formazione di cittadini con una coscienza politica. Parla invece benissimo per il mantenimento degli assetti di potere. È questa una critica che al sistema dell'informazione muoveva la cultura di sinistra intorno al Sessantotto. Oggi, all'apparenza, è tutto cambiato. Il giornale e il tg parlano per farsi capire da tutti. Parlano, anzi, una lingua ostentatamente "vicina alla gente": il tg del Duemila è ben diverso dal grigio notiziario dei primi decenni Rai e il giornale oggi non è più il quotidiano d'una volta. Ma questa immediatezza è, in realtà, la cifra di uno stile che impone la semplificazione populistica all'analisi, l'emotività al raziocinio.


Voto medio del prodotto:  3.5 (3.7 di 5 su 3 recensioni)

4.0Informazione e conformismo, 16-02-2012
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Lettura impietosa del giornalismo in Italia. Durissimo a tratti difficile da digerire, un linguista analizza il linguaggio dei giornali in italia. Ne esce un ritratto feroce dell'ipocrita qualunquismo dei giornali italiani e del loro tacito servilismo al potere. Passando ai difetti, sebbene un po' infervorato e retorico nelle conclusioni, e un po' pedante nel riportare la casistica di riferimento, al fine di convincere il lettore della bontà delle sue tesi, si tratta di un libro di cui consiglio la lettura, per poi muoversi su trattazioni più specifiche, indicate nella ricca bibliografia.
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4.0Cattive notizie, 03-04-2011
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Ammetto di averlo preso a metà prezzo a una fiera del libro. Molto scorrevole, ben fatto. Onestamente non rivela chissà quali verità o novità, ma evidenzia bene un fenomeno e una linea di tendenza dell'informazione tutta e della società verso l'intrattenimento... Del resto l'aveva già capito Thoreau a metà ottocento che i giornali devono vendere per sopravviere e che ciò è in contrasto con la verità. Interessante l'individuazione di discorso indiretto libero all'interno della lingua giornalistica, che fa parte della deresponsabilizzazione della parola giornalistica stessa.
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3.0un buon punto di partenza , 01-10-2010
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L'autore esplicita alcune problematiche dei meccanismi dell'informazione di massa nel nostro paese che se talora avvertiamo anche da soli, tuttavia sono spesso talmente sottili da passare inosservate...
oppure, alla E.A.Poe, talmente evidenti e manifeste da esser date per scontate.
Mostrando come l'informazione di massa risponde più a logiche di "narrazione veristica" della realtà, piuttosto che di resoconto critico e distaccato dei fatti (e come ciò comporti una sostanziale CONFUSIONE tra i ruoli di narratore/spettatore/protagonista della notizia) egli riesce a rendere conto del "disagio" che i più dotati di spirito critico ed affamati di informazione "vera" provano quando si ritrovano insoddisfatti in prima durante e dopo la visione di un telegiornale o la lettura di un quotidiano nostrano.

Sebbene un po' infervorato e retorico nelle conclusioni, e un po' pedante nel riportare la casistica di riferimento, al fine di convincere il lettore della bontà delle sue tesi, si tratta di un libro di cui consiglio la lettura, per poi muoversi su trattazioni più specifiche, indicate nella ricca bibliografia.
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