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Il castello bianco

Il castello bianco

di Orhan Pamuk

4.0

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  • Editore: Einaudi
  • Collana: Super ET
  • Traduttore: Bellingeri G.
  • Data di Pubblicazione: giugno 2006
  • EAN: 9788806183752
  • ISBN: 8806183753
  • Pagine: 172
  • Formato: brossura

 Questo prodotto appartiene alla promozione  Einaudi
Il ventenne gentiluomo veneziano, appassionato di astronomia e matematica, e l'astrologo turco si assomigliano come fossero fratelli gemelli. Si guardano con sospetto ma per anni vivono a stretto contatto impegnati nelle più svariate ricerche scientifiche: studiano i fuochi d'artificio, progettano orologi e discutono d'astronomia, biologia e ingegneria. Insieme riescono a debellare un'epidemia di peste. Trascorrono molto tempo raccontandosi la propria vita. Il sultano Maometto IV (1648-87) affida loro la costruzione di una potente macchina da guerra, ma durante la disastrosa guerra in Polonia il marchingegno non funziona. L'unione si spezza e solo uno dei due "gemelli" tornerà in Turchia... Ma quale? Un romanzo che è metafora del legame tra Oriente e Occidente.

Note su Orhan Pamuk

Ferit Orhan Pamuk è nato ad Istanbul il 7 giugno del 1952. E’ cresciuto in una famiglia benestante, suo padre era dirigente dell’IBM. Studia presso il liceo americano Robert College di Istanbul e poi si iscrive alla facoltà di Architettura dell’Università Tecnica di Istanbul. Lascia gli studi tre anni dopo, per iscriversi alla facoltà di Giornalismo. Durante questo periodo inizia a scrivere romanzi. La sua prima opera si intitola “Oscurità e luce” (1974). Lo stesso romanzo viene ripubblicato nel 1982, con il titolo “Il signor Cevdet e i suoi figli”, con il quale vince numerosi premi e riconoscimenti. Consegue la laurea in giornalismo nel 1977. Nel 1982 sposa Aylin Turegen, con la quale avrà una figlia. La coppia divorzierà nel 2001. Durante la metà degli anni Ottanta, svolge alcune lezioni presso le università degli Stati Uniti, ma torna a Istanbul nel 1988. Nel 2005 è stato aspramente criticato da una parte dell’opinione pubblica per aver denunciato ad una rivista svizzera il massacro di armeni e curdi compiuto dai turchi durante la seconda guerra mondiale. Per tale motivo è stato anche incriminato nel 2005 dal governo turco, ma l’accusa è stata poi ritirata nel 2006 in quanto, secondo il nuovo codice penale, l’azione compiuta non rappresenta reato. Autore di numerosi romanzi, Pamuk, con uno stile sospeso tra il reale ed il fiabesco, racconta la realtà della Turchia divisa tra passato e presente. Nell’ottobre del 2006 viene insignito del Premio Nobel per la letteratura, divenendo il primo turco a ricevere il prestigioso premio. Ad oggi Orhan Pamuk è un autore di fama internazionale molto apprezzato sia dal pubblico sia dalla critica e vive tra Istanbul e New York.

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Voto medio del prodotto:  3.5 (3.8 di 5 su 8 recensioni)

4.0Lettura faticosissima, 09-03-2012
di - leggi tutte le sue recensioni
L'idea di base è molto forte: due persone fisicamente molto simili, di due culture differenti vivono per anni l'uno accanto all'altro in un misto di confronto e scambio di conoscenze, di ricordi, di vita in definitiva, finendo per conforndersi l'un l'altro. E dire che il tema del doppio mi solleticava parecchio dato che ho letto svariati libri inerenti al tema ma il piatto d'argento della mia predilezione servito a Pamuk si è tramutato in una portata indigesta: il romanzo non affascina come potrebbe e non coinvolge come dovrebbe complice uno stile contorto e barocco e una trama scialba che, nelle intenzioni della favola, dovrebbe stimolare la riflessione sul rapporto tra i due protagonisti, isolandone le personalità e i pensieri ma che invece finisce col rendere monotona la lettura. Bocciato
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4.0Il castello bianco, 11-08-2011
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Dicono che Pamuk sia il prossimo candidato al nobel della letteratura, questo libro lo trovo molto Borges, anche se temperato da un semi-moderno Oriente. La parte centrale è noiosa. Bellissimo l'ultimo capitolo che rimescola tutte le carte (aiutato dalla post-fazione dell'autore). Forzata la quarta di copertina che vuole in ogni caso vederci il conflitto tra Oriente ed occidente, che certo c'è o potrebbe esserci (in fondo sembra essere il leit-motiv di tutta la sua produzione), ma su di un livello molto "letterario", tanto che si riesce quasi a non perdersi del tutto. Però la parte centrale è veramente ostica. Vediamo alle prossime letture (tutti parlano benissimo de "Il mio nome è Rosso", vedremo).
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4.0Il castello bianco, 26-07-2011
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E' il capolavoro dell'autore turco premio Nobel per la letteratura nel 1999. Due uomini: un veneziano e un turco. In mezzo culture completamente diverse, religioni che sono muri. Ma oltre i muri ci sono le vite degli uomini, e tutte le vite sono la stessa vita: animate dall'ansia, vinte dai desideri, corrotte dall'ambizione. Il tuo doppio è magari altrove, seppellito in un'altra cultura, imprigionato in un'altra esistenza. Pamuk ci fa capire che quella che chiamiamo cultura non può imprigionare la nostra anima, ma solo irrigidire la mente, costringerla entro un quadrato di idee sterili e autoreferenziali. Nell'altro scopriamo noi stessi, il nostro vero volto, perchè nei suoi occhi esiste già quel che vorremmo e potremmo essere.
Lo scambio d'identità tra uomini di culture differenti è il tema del doppio portato agli estremi. Non solo si diventa un altro (o forse si diventa solo noi stessi? ) ma si appartiene anche ad un altro popolo. Perchè nessuno di noi è monoliticamente figlio di un solo Paese, di una sola cultura, e il mondo è il risultato di millenni di fusioni e mescolanze.
Il ponte è già stato gettato da tanto tempo, a questo punto, basta solo fare un passo e camminarci sopra. Per diventare altro: noi stessi.
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3.0Poteva forse dare qualcosa di più..., 21-07-2011
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Il libro è scritto bene e la vicenda dei due protagonisti è trattata, soprattutto nella prima parte, in maniera profonda e sensibile descrivendo con buona fattura il confronto tra oriente e occidente. Mi lascia un pò perplessa la parte finale del libro nella quale lo scrittore forse lascia stancamente che la penna concluda la storia.
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3.0Castello Bianco, 30-12-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Da uno scrittore come Pamuk e viste anche le altre prove letterarie mi aspettavo molto di più, anche se si intuisce una penna di rara eleganza, non rende realmente merito all'autore.
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4.0Il castello bianco, 16-11-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Una metafora delle relazioni tra Oriente e Occidente. La storia di un gentiluomo veneziano catturato dai pirati e venduto come schiavo a un astrologo turco: i due si somigliano come gocce d'acqua, ma il loro è un legame profondissimo. Il loro incontro sarà quello di due mondi, due diverse culture che infondo non sono poi così tanto diverse. Insieme si interrogano e collaborano insieme.
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5.0Il castello bianco, 14-11-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Bello, elaborato, raffinatissimo, profondo e ambiguo. Uno stile che fonde cultura occidentale e cultura islamica, la storia di due personaggi (due intellettuali? ) di culture e tradizioni diverse, troppo simili e in simbiosi per essere due realtà radicalmente diverse.
Consigliatissimo per riflettere sui rapporti tra cultura occidentale e cultura islamica.
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3.0Il castello bianco, 08-10-2010
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Dei libri di Pamuk che ho letto, mi sembra il meno ispirato: pare scritto per dovere d'ufficio o per dimostrare una tesi attraverso un racconto. Certo, resta un libro elegante, ma freddo: e, venendo da uno scrittore che ha dato ben altre prove di sé, la cosa suscita rabbia: inritor quandoque bonus dormitat Homerus...
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