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Le cascate

Le cascate

di Joyce C. Oates

4.0

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 3 recensioni)

4.0Le cascate, 09-08-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
E' il mio secondo romanzo della Oates e devo dire che si tratta di un opera potente, fluviale, fin troppo banale il paragone tra la forza narrativa dell'autrice e quella delle cascate, terribili, minacciose, incantatrici protagoniste sullo sfondo di questa saga familiare ambientata a Niagara Falls. La scena iniziale parla per tutte: l'ambientazione sinistra con le cortine di nebbia, l'umidità e gli spruzzi in perenne movimento sulla gola del Niagara, ancora deserta nella luce incerta del primissimo mattino, l'uomo sconvolto, cereo, dagli occhi infossati e tetri. Una tragedia sta per compiersi, un immane sconvolgimento che porterà al suicidio il giovane ecclesiastico Gilbert, freschissimo sposo di Ariah, la quale rivestirà gli scomodissimi panni della Cassandra di questo romanzo.
Sono stata colpita dalla maestria con cui la Oates racconta da entrambi i punti di vista gli avvenimenti e le sensazioni della prima notte di nozze, i disagi, l'imbarazzo, la vergogna provata dai due sposi per motivi profondamente diversi. La sposa-vedova delle Cascate è una figura da tragedia greca nel suo attendere (temere? Sperare?) che il cadavere riaffiori dai gorghi, impenetrabile e incomprensibile per tutti, pallida, emaciata e "dannata" (come lei stessa si definisce) mentre sotto la sua superficie ribollono emozioni incontrollate e nascoste.
Siamo negli anni '50, il periodo del rampante sfruttamento industriale americano per eccellenza; anche nei dintorni di Niagara Falls proliferano le industrie chimiche e qui prende inizio la saga di Ariah e del suo prepotente impulso a crearsi una famiglia, una famiglia da amare e da soffocare di attenzioni. Il giovane avvocato Dirk Burnaby si innamora di lei e dal loro matrimonio nascono tre figli, che lasceremo ad un certo punto bambini, in un terribile momento di svolta delle loro esistenze, per ritrovarli negli anni '70 ormai giovani alle prese con un mondo diverso, quel mondo che procede inarrestabile come il flusso del Niagara.
Ogni personaggio è un universo a sé, pieno di contraddizioni e incongruente, quindi vivo e reale; chi legge verrà spiazzato dall'incombente sensibilità dell'autrice, dalla sua prosa ipnotica e di rara forza e bellezza. I dubbi, le testardaggini, gli interrogativi e le scelte controverse, le paure, i sospetti aleggiano sopra questo universo così fragile eppure deciso, l'universo di Ariah e della sua "dannazione", quella dannazione che lei stessa si è ritagliata e cucita addosso come un vestito perfetto al millimetro.
C'è sicuramente uno squilibrio tra la possanza dell'incipit e la corrispondente "debolezza" (o più esattamente, pacatezza) della conclusione degli intrecci, ma trovo che gli eccessi non facciano mai un favore ad un romanzo, lo rendano forzato, eccessivo, ridondante e falso. Ottimo quindi, secondo me, il modo in cui la Oates conduce le vicende per mano, tratta i personaggi, racconta i loro turbamenti e le loro gioie.
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4.0Le cascate, 10-07-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Più che la famiglia Coleridge la vera protagonista è la cascata. Una nebbia che avvolge le esistenze dei protagonisti, la famiglia Barnaby, formata da Ariah e Dirk e dai loro figli Chandler, Royall e Juliet. Ariah è il personaggio dominante il romanzo dalla prima all'ultima pagina, la sposa vedova delle Cascate, un personaggio controverso; nel bene e nel male ha esercitato su di me un fascino paragonabile a quello delle cascate. Ci sono momenti in cui ho pensato: "E' pazza, insensibile, ottusa", poi c'è stato sempre qualcosa che mi ha fatto cambiare idea e l'ho vista sotto una luce diversa. Ho oscillato nel corso della lettura tra il fastidio verso questa donna all'apparenza forte ma forse troppo fragile e l'ammirazione, anche se ha predominato il primo. Ariah è una donna che ha delle ossessioni che dominano i suoi pensieri e le sue azioni. "Dio non fa altro che giocare a dadi con l'universo. E noi non possiamo farci niente" insegna ai figli, che crescono isolati dal mondo all'ombra dell'ingombrante figura materna che sembra fagocitarli.
L'atmosfera che ho respirato leggendo il libro è claustrofobica, magistralmente creata da una scrittura anch'essa ipnotica come le Cascate del Niagara. Il malessere che mi ha accompagnato nella lettura delle vicende di questa "famiglia maledetta" si è dissolto, così come la nebbia che si forma vicino alle cascate si dirada con l'alzarsi del sole, quando, nel finale, sono comparsi arcobaleni sopra il fiume. "Leggeri, fragilissimi, poco più di un'illusione ottica". Ma c'erano. E' come se tutto si fosse improvvisamente rischiarato.
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4.0Le cascate, 21-02-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Con certezza vi saprà tenere incollati alla trama fino alla fine. Leggere questo libro è stato al tempo stesso terribile e intrigante come fare un viaggio in nave sul percorso navigabile lungo il fiume Niagara.
Le Cascate del Niagara: un maestoso fenomeno della natura, di una potenza impetuosa e travolgente tale che gli animi di chi si trova a Niagara Falls vengono attirati, in preda a una terrificante forza ipnotica, a perdersi nella nebbia uguale a quella formata da miliardi di gocce che si alzano dalla roboante massa d'acqua che cade, da cui si odono suoni come le voci delle sirene di Ulisse.
Una nebbia che avvolge le esistenze dei protagonisti, la famiglia Barnaby, formata da Ariah e Dirk e dai loro figli Chandler, Royall e Juliet. Ariah è il personaggio dominante il romanzo dalla prima all'ultima pagina, la sposa vedova delle Cascate, un personaggio controverso; nel bene e nel male ha esercitato su di me un fascino paragonabile a quello delle cascate. Ci sono momenti in cui ho pensato: "E' pazza, insensibile, ottusa", poi c'è stato sempre qualcosa che mi ha fatto cambiare idea e l'ho vista sotto una luce diversa. Ho oscillato nel corso della lettura tra il fastidio verso questa donna all'apparenza forte ma forse troppo fragile e l'ammirazione, anche se ha predominato il primo. Ariah è una donna che ha delle ossessioni che dominano i suoi pensieri e le sue azioni. "Dio non fa altro che giocare a dadi con l'universo. E noi non possiamo farci niente" insegna ai figli, che crescono isolati dal mondo all'ombra dell'ingombrante figura materna che sembra fagocitarli.
L'atmosfera che ho respirato leggendo il libro è claustrofobica, magistralmente creata da una scrittura anch'essa ipnotica come le Cascate del Niagara. Il malessere che mi ha accompagnato nella lettura delle vicende di questa "famiglia maledetta" si è dissolto, così come la nebbia che si forma vicino alle cascate si dirada con l'alzarsi del sole, quando, nel finale, sono comparsi arcobaleni sopra il fiume. "Leggeri, fragilissimi, poco più di un'illusione ottica". Ma c'erano. E' come se tutto si fosse improvvisamente rischiarato.
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