La casa del silenzio

La casa del silenzio

4.5

di Orhan Pamuk


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Descrizione

Fatma, insieme al nano Recep, figlio illegittimo del suo defunto marito, vive ancora nella casa in cui si trasferì con il suo sposo - un medico fallito, attivista politico e alcolista - quando decisero di abbandonare Istanbul agli inizi della rivoluzione del 1908. Nella cadente villa in legno Fatma, altezzosa e bisbetica, trascorre i giorni e le notti assorta nei ricordi, a rodersi in un cupo sentimento. I suoi figli sono morti, ma i suoi tre nipoti ogni estate vanno a trovarla per un breve soggiorno. Faruk, il maggiore, è uno storico che, abbandonato dalla moglie, ha trovato nell'alcol un efficace palliativo alla noia; Nilgün è un'affascinante studentessa progressista che sogna una rivoluzione sociale che non arriva mai; il giovane Metin è un genio della matematica che vuole emigrare negli Stati Uniti per arricchirsi. Tutti e tre, per motivi diversi, desiderano che la nonna venda la casa.

Note sull'autore

Ferit Orhan Pamuk è nato ad Istanbul il 7 giugno del 1952. E’ cresciuto in una famiglia benestante, suo padre era dirigente dell’IBM. Studia presso il liceo americano Robert College di Istanbul e poi si iscrive alla facoltà di Architettura dell’Università Tecnica di Istanbul. Lascia gli studi tre anni dopo, per iscriversi alla facoltà di Giornalismo. Durante questo periodo inizia a scrivere romanzi. La sua prima opera si intitola “Oscurità e luce” (1974). Lo stesso romanzo viene ripubblicato nel 1982, con il titolo “Il signor Cevdet e i suoi figli”, con il quale vince numerosi premi e riconoscimenti. Consegue la laurea in giornalismo nel 1977. Nel 1982 sposa Aylin Turegen, con la quale avrà una figlia. La coppia divorzierà nel 2001. Durante la metà degli anni Ottanta, svolge alcune lezioni presso le università degli Stati Uniti, ma torna a Istanbul nel 1988. Nel 2005 è stato aspramente criticato da una parte dell’opinione pubblica per aver denunciato ad una rivista svizzera il massacro di armeni e curdi compiuto dai turchi durante la seconda guerra mondiale. Per tale motivo è stato anche incriminato nel 2005 dal governo turco, ma l’accusa è stata poi ritirata nel 2006 in quanto, secondo il nuovo codice penale, l’azione compiuta non rappresenta reato. Autore di numerosi romanzi, Pamuk, con uno stile sospeso tra il reale ed il fiabesco, racconta la realtà della Turchia divisa tra passato e presente. Nell’ottobre del 2006 viene insignito del Premio Nobel per la letteratura, divenendo il primo turco a ricevere il prestigioso premio. Ad oggi Orhan Pamuk è un autore di fama internazionale molto apprezzato sia dal pubblico sia dalla critica e vive tra Istanbul e New York.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4.3 di 5 su 4 recensioni)

4.0La casa del silenzio, 27-09-2011
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L'intreccio di Pamuk è costruito in maniera del tutto originale e peculiare: ogni capitolo è narrato in prima persona da uno dei protagonisti della vicenda così da ottenere non solo una "variatio" nella costruzione del racconto, ma anche da restituire la complessità del reale attraverso il confronto dei vissuti dei differenti personaggi. Quanto al contenuto, invece, "La casa del silenzio" è un affresco straordinario della Turchia degli ultimi anni di cui ciascuno dei personaggi rappresenta un'anima differente: il sogno americano della borghesia (Metin) ; il disagio degli intellettuali chiusi nell'autoreferenzialità che non li può emancipare dal loro complesso di inferiorità nei confronti dell'Occidente (Faruk) ; l'ideologia sterile e ingenua della sinistra (Nilgun) ; il nazionalismo conservatore, anticomunista e antioccidentale (Hasan) ; il mite e inessenziale operare (per dirla con Hegel) del popolo senza studi e senza letture (Recep e Ismail) . L'occasione narrativa viene dal racconto di un'estate passata dai tre nipoti di un'anziana novantenne nella casa di famiglia. Tutto nella casa rappresenta il passato di una Turchia che non c'è più e il cui disfacimento va di pari passo con il deperimento della casa stessa. Il senso del racconto è nella direzione dell'abbandono definitivo dei sogni dell'infanzia: a loro modo tutti "crescono", aprono gli occhi sulla realtà, anche se questo può coincidere con la rinuncia definitiva all'emancipazione o all'innocenza. Pamuk porta avanti la narrazione magistralmente mantenendola in equilibrio tra racconto e commento, tra nostalgia e malinconia, tra tenerezza e violenza. Un grandissimo libro.
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4.0La casa del silenzio, 21-02-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Affidatevi allo stile fresco e pulito di questo romanzo. Ancora una volta in Pamuk si scontrano Oriente e Occidente, questa volta in una coppia di coniugi di inizio novecento. Nessuno ne uscirà vincitore, con il marito che si disintegra in un razionalismo nichilista distaccato dalla realtà, e una moglie che si aggrappa disperatamente alla sua religione e al suo passato, incapaci entrambi di empatia con chi li circonda: uno sfociando nella sostanziale indifferenza verso i figli legittimi e illegittimi, l'altra nell'odio e nella paura verso il marito e i suoi figli illegittimi.
Né si salvano i nipoti, persi in una società turca di inizio anni ottanta secolarizzata e da un lato infatuata dai vani miti occidentali, dall'altra alla ricerca violenta dell'Ideale politico e religioso che restituisca la perduta grandezza dell'impero ottomano.

Un romanzo bello e triste, che magari non ha il fascino storico de "Il mio nome è Rosso" o de "Il castello bianco", ma che tuttavia, a mio parere, presenta personaggi più forti ben inseriti in un preciso e ben delineato momento storico della vita recente della Turchia.
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4.0Triste ed originale , 03-07-2010
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Uno stile molto originale.
Ci sono sei protagonisti, ed ogni capitolo viene raccontato in prima persona ogni volta da un personaggio diverso.
La classe di Pamuk emerge dal fatto che ogni capitolo sembra scritto da un autore diverso. Ciascun personaggio racconta la propria parte della storia in maniera differente dal precedente, rivelando personalità, stati d'animo, visioni del mondo e della gente sempre nuove.
Ad ogni capitolo si cambia narratore, ma quando si trova un capitolo narrato da un personaggio già incontrato in precedenza, lo si riconosce e ci sono personaggi che si fanno preferire ad altri e suscitano sentimenti diversi solo per il modo in cui raccontano la storia. Per esempio a me piacciono i capitoli raccontati da Nilgun, mentre trovo noiosi quelli di Faruk; lo stile di narrazione di ogni personaggio, aiuta a capirne l'essenza, la psicologia, lo stato d'animo, senza che l'autore intervenga.
Secondo me è geniale.
La storia è triste e mette in risalto un mondo di perdenti che sfogano nell'alcol, nel rancore, nelle ideologie politiche e infine, nella violenza, la loro voglia di riscatto.
Peccato per il finale un po' zoppo che mi impedisce di conferire la quarta stella.
Bravo Pamuk, leggerò altri tuoi libri...
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5.0Capolavoro, 19-05-2009, ritenuta utile da 3 utenti su 4
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Si tratta di uno splendido romanzo psicologico i cui capitoli sono costituiti da monologhi dei singoli personaggi che, narrando le vicende quotidiane, rivivono il proprio vissuto, e che si alternano senza un ordine precostituito, ma si integrano l'un l'altro così come capita seguendo il filo vivo del racconto. L'arte dello scrittore è tale che malgrado la concentrazione richiesta dall'argomento la lettura risulta sempre avvincente. La trama si svolge in grande casa fatiscente affacciata sul mare, in Turchia, nella prima metà del secolo scorso, dove vive, chiusa nei suoi ricordi, una vedova novantenne, assistita da un nano che le è figliastro, ma che lei tratta con cattiveria peggio di uno schiavo. La scena si anima con l'arrivo di tre nipoti, fino a delineare l'epopea tragica della famiglia, che è insieme paradigma delle sorti del popolo turco in quel periodo di mutazioni epocali. Bellissima la figura del nano, un vero santo, custode e protettore dell'intera famiglia. Ma prodigioso è il modo in cui tutte le figure si plasmano inavvertitamente di pagina e pagina, distaccandosi man mano dall'iniziale caos narrativo, fino a diventare ciascuna una persona vera, e talmente viva da ispirare nel lettore adulto e smaliziato gli stessi ingenui sentimenti di compartecipazione che egli provava da ragazzo, o ragazza, di fronte a un bel racconto "adatto" alla sua età. Insomma si tratta di un libro assolutamente da non perdere.
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