La casa in collina

La casa in collina

3.5

di Cesare Pavese


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Voto medio del prodotto:  3.5 (3.5 di 5 su 8 recensioni)

2.0Libro famoso, ma niente di più, 29-06-2015
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Pavese è uno dei più grandi autori che parlano della seconda guerra mondiale portando testimonianze tangibili di una realtà così lontana eppure così vicina. Purtroppo, però, questo libro ha deluso le mie aspettative. Il romanzo si presenta fin dall'inizio noioso, senza una trama avvincente o episodi di grande coinvolgimento. Il protagonista, fuggito dai bombardamenti a Torino, si rifugia in una casa in collina, dalla quale osserva la città e il bosco, unico elemento che gli porta conforto la sera. Da questo momento la vicenda cerca di movimentarsi con un susseguirsi d'incontri e tragedie, ma nulla di più. Mi stato consigliato anche "La luna e i falò", e gli darò una possibilità.
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4.0La casa in collina, 27-02-2012, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Romanzo ispirato alla resistenza, anche se il vero tema è un altro: è la storia di un intellettuale incapace di vivere la vita in modo costruttivo, chiuso nella sua solitudine, assillato da una sofferenza che gli produce sensi di colpa. Il protagonista, Corrado, insegnante di scuola media, è costretto dai bombardamenti su Torino a rifugiarsi in collina, dove vive presso una famiglia composta da due donne che lo proteggono, ma insieme lo assediano con le loro premure. Corrado nei suoi vagabondaggi solitari conosce un gruppo di sfollati che si ritrovano in una vecchia osteria, dove discutono di politica ed esprimono la loro opposizione al fascismo. Qui conosce Cate...
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3.0La guerra vista da fuori, 25-02-2011
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Solitudine e indecisione albergano nell'animo del protagonista mentre si muove sulle colline Piemontesi cercando di sfuggire alla guerra o almeno di sopravvivere ad essa. La narrazione è a tratti lenta e può risultare pesante da sopportare ma il libro si riscatta sempre, almeno nei contenuti.
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4.0Da leggere, 20-02-2011
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Altro libro di Pavese che capita nelle mie grinfie, forse non il migliore di quelli che mi è capitato di leggere ma comunque interessante. Una lettura matura e di coscienza, ben scritta e decisamente scorrevole. Un libro che mi rendo conto può anche non piacere, ma a mio parere comunque da leggere.
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4.0La casa in collina, 30-10-2010, ritenuta utile da 1 utente su 2
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ennesima rilettura e inevitabile il confronto con il fenoglio da poco riletto, anch'esso. ancora la guerra, ancora la resistenza, ancora il piemonte, ancora le colline. la casa in collina e il partigiano johnny sono due romanzi distantissimi, eppure praticamente complementari. da una parte c'è la langa e il monferrato, dall'altra c'è la collina torinese, che da superga declina fino a chieri passando per pino. da una parte c'è l'eroismo inevitabile e macchiato di greco stoicismo di johnny, dall'altra un sentimento molto meno nobile ma non per questo non meritevole di essere analizzato a fondo, la codardia di corrado. da una parte l'epopea di chi aveva deciso da che parte stare, dall'altra le vicende di chi aveva deciso di non stare da nessuna parte. da una parte c'è il sanguigno coinvolgimento di fenoglio, dall'altra l'apparentemente distacco dell'editor pavese.

potrei continuare all'infinito, o quasi. e ancora non renderei merito a due romanzi semplicemente enormi.
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5.0Guerra e Resistenza, 14-10-2010, ritenuta utile da 2 utenti su 2
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Il romanzo della maturità di Cesare Pavese; il più riuscito insieme alla "Luna e i Falò". L'avvento della Guerra sconvolge la vita di Corrado - intellettuale disadattato e afflitto da solitudine esistenziale - che preferisce evitare il conflitto; si rifugia nelle amate colline, dove difficilmente trova la serenità; pensa al conflitto in corso riuscendo ad accettarlo solo come giustificazione della personale solitudine.
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3.0Poco interessante, 23-09-2010, ritenuta utile da 1 utente su 2
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Sinceramente è un testo che ho dovuto leggere per la scuola ma mi è piaciuto poco. Poco interessante e poco scorrevole per i miei gusti.
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3.0Il mio primo Pavese. , 12-08-2010
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E verrà il giorno che nessuno sarà fuori dalla guerra, né i vigliacchi, né i tristi, né i soli.
Non avendo mai letto nulla di Pavese, può darsi che stia prendendo una vera e propria cantonata con questo commento. Il protagonista mi ha dato l'idea di un uomo che vive una stanza di vetro ma non isolato, vede le persone che gli sono intorno, ci parla anche, si rapporta con loro, ma in realtà non le sente, non le vive, è come anestetizzato, anche se è convintissimo di aver capito come vanno le cose e quello che sta succendendo .
Racconta, ragiona, vive ma in realtà non prova nulla, amarezza si, ma non altri sentimenti che lo inducono a fare qualcosa, e per fare qualcosa io non intendo atti di eroismo o l'imbracciare un fucile, anche semplicemente l'andar via, e invece lui sembra solo voler aspettare che tutto finisca, ma gli eventi distruggono la sua bella campana di vetro e per quanto abbia immaginato come possa essere la realtà si rende conto di non esserci andato neanche lontanamente vicino, si risveglia, comprende la tragedia, ma consapevolemente decide di rimanere uno spettatore degli eventi, sicuramente più consapevole della situazione, ma pur sempre solo un spettatore.
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