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La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica

La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica

di Mario Praz

4.0

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Pubblicato per la prima volta nel 1930, "La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica" è ormai un classico degli studi letterari e costituisce una vera e propria pietra miliare nel campo della critica tematica. Percorrendo la letteratura inglese, francese e italiana dell'Ottocento, Mario Praz studia i tratti distintivi dell'estetica decadente nella cultura europea: l'evoluzione dell'idea di bellezza, spesso associata all'idea di morte; il tema della corruzione e della tristezza; la ricorrenza di personaggi satanici; la figura sadica della "femme fatale"; la fascinazione per la lussuria, il vizio e l'esotismo; la sensualità della parola. Un saggio anomalo, moderno, nel quale il pensiero critico si nutre di sottili intuizioni e la letteratura diventa appassionata esperienza.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 2 recensioni)

5.0La carne, la morte e il diavolo , 11-08-2011, ritenuta utile da 3 utenti su 3
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Il Praz è stato un po' l'icona di chiunque si dedicasse allo studio della letteratura inglese, uno studioso che non ha paragoni nel panorama italiano per la sua grandissima capacità di creare paralleli, collegamenti, di ragionare diacronicamente e sincronicamente per similitudini e contrasti. Questo saggio, scritto nel 1930 e rivisto nel 1942, è una pietra miliare della critica letteraria comparata per quel che riguarda l'amplissima tematica del Romanticismo. Una parola che va ben oltre la corrente artistica o l'atteggiamento poetico limitati nel tempo, per come li si studia riduttivamente a scuola, ma che identifica una precisa condizione dell'anima. Questo Praz si affretta a chiarire nell'introduzione, sottolineando che la famosa antitesi classico-romantico è assurda, e che non ha senso alcuno in quanto l'antitesi di romantico non esiste.
Come in una serie di scatole cinesi, Praz analizza i vari aspetti che nelle grandi letterature europee (fondamentalmente limitandosi a quella italiana, francese, inglese, tedesca per non essere costretto a gestire una quantità immensa di testi ed autori) contribuiscono a identificare un'opera, un autore, un motivo come romantico. E lo fa con una quantità di esempi che pone il lettore non tecnico della materia davanti a un dilemma: andarsi a documentare su quasi ogni nome ed ogni opera, o fare finta di avere letto e saltare intere pagine se non capitoli (un po' come tutti quelli che negli anni '80 avevano in casa Il nome della rosa e asserivano di averlo letto mentre in realtà lo avevano solo usato come fermacarte).
Inoltre è impossibile leggere questo saggio senza conoscere il francese a livello avanzato, data l'enorme quantità di citazioni di letteratura francese non tradotte e da cui è impossibile prescindere se si vuole avere una conferma dei concetti espressi nel testo. C'è anche qualche brano in inglese e in tedesco, ma sono poca cosa rispetto alla mole dei passaggi in lingua transalpina.
In appendice, due scritti posteriori alla prima edizione, uno su Swinburne e uno su D'Annunzio (notevolissima l'interpretazione del controverso Vate pescarese fornita in questo saggio da Praz, un'interpretazione di grande acutezza e raffinato equilibrio critico).
Da non sottovalutare, anzi da rileggere a fine lettura, la coltissima e profonda introduzione di Francesco Orlando, il superlativo critico letterario e musicologo purtroppo recentemente scomparso.
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3.0Sconsigliato a chi non legge il francese, 24-07-2010, ritenuta utile da 2 utenti su 3
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Circa ottanta anni fa Praz tentava un progetto ambiziosissimo in grado di collegare la figura medioevale del diavolo, il Romanticismo, gli elementi gotici, il marchese de Sade, il mito del vampiro, la letteratura decadente, Baudelaire, la femme fatale,... .
Il valore intellettuale di questa ambiziosa impresa (ancora oggi praticamente ineguagliata) tuttavia veniva rivolta ad un pubblico di cultura piuttosto elevata, in grado di spaziare abilmente fra qualche centinaio di puntuali riferimenti bibliografici di cui oltre la metà in lingua originale.
Pertanto, nonostante il valore straordinario del saggio, purtroppo il rischio è di dover saltare lunghe citazioni o perchè in una lingua straniera oppure perchè estratte da un romanzo di cui si ignora o conosce poco il contesto.
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