Il canto delle manére

Il canto delle manére

4.0

di Mauro Corona


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Descrizione

La manéra è la scure dei boscaioli di Erto. Nessuno come Santo della Val, che abbiamo già incontrato in Storia di Neve, ne conosce il filo della lama, l'equilibrio del manico, nessuno come lui sa ascoltare il canto che si alza dalle manére quando i boscaioli entrano a far legna nei boschi. Santo è il migliore tra di loro, il bosco è la sua vita, ma la violenza del sangue lo costringe alla fuga dal paese per cercare fortuna tra le ricche foreste dell'Austria. Nuovi amici e nuovi amori, pentimenti e bramosie dell'animo, finché Santo, dopo l'eccezionale incontro con il grande scrittore Hugo von Hofmannsthal, sentirà imperioso il richiamo della propria terra.

Note sull'autore

Mauro Corona è nato ad Erto, un piccolo paese in provincia di Pordenone, il 9 agosto 1950. Per un breve periodo la famiglia si sposta a Pinè, in Trentino, ma dopo circa sei anni i genitori di Mauro ritornano ad Erto, portando con sé lui e Felice, l'altro loro figlio nato nel 1951. Fin da piccolo Mauro segue il padre durante le battute di caccia al camoscio, sulle montagne che circondano il piccolo paesino incassato nella valle del torrente Vajont. Si appassiona sempre di più all'alpinismo, e a soli tredici anni scala la sua prima vetta, il Monte Duranno (2688 m s.l.m.). E' su queste montagne che nasce in lui quella fortissima passione per la montagna e per la natura che caratterizzerà la sua produzione artistica. La madre, poco dopo la nascita di Richeto, il terzo figlio, si allontana dalla famiglia, lasciando a casa il suo ricco patrimonio di libri che vengono letti da Mauro. In quegli anni ha letto Tolstoj, Dostoevskyj, Cervantes e molti altri autori. La passione nell'intagliare il legno, invece, gli viene tramandata dal nonno. Inizia gli studi presso l'Istituto per geometri Marinoni di Udine, ma si ritira per totale mancanza di interesse. Lavora prima come manovale a Maniago e poi in una cava di marmo nel Monte Buscada. Dopo aver assolto il servizio militare, inizia la sua attività come scultore sotto la guida di Augusto Murer. E' del 1975 la sua prima mostra. La carriera come scrittore inizia nel 1997, con la pubblicazione di alcuni racconti sul quotidiano Il Gazzettino. Da allora ha pubblicato numerosi libri incentrati sul rapporto tra uomo e natura.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (3.9 di 5 su 11 recensioni)

4.0Vita da boscaioli, 24-02-2011
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E' la storia di un grande boscaiolo Santo Corona, che, istruito dal nonno, ha cominciato a eccellere nel suo lavoro. Dopo la morte del nonno il lavoro diventa la sua unica ragione di vita. Un bel libro di Mauro Corona di cui si apprezza la grande autenticità delle storie che racconta.
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4.0Coronanatura, 24-11-2010
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Se ami la natura, i boschi la montagna e le storie che la caratterizzano con Corona ci sei in mezzo, anche questo romanzo e' vissuto completamente nel suo habitat naturale compreso il gergo montanaro con qui si esprime.
Io trovo che sia un buon libro.
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3.0Mauro corona, 23-11-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Mauro corona mi ha impressionato molto con storia di neve... Questo libro ha confermato la mia stima per lo scrittore che scrivendo supera i traumi e le difficoltà della vita! Da elogiare e da premiare!
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4.0fuori dal mondo, 02-11-2010
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Corona chiude la sua trilogia con un altro bel libro. Leggendo i suoi libri si ha semprfe l'impressione di vivere in un mondo e un tempo diverso
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3.0La vita dei boscaioli, 28-10-2010
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Attraverso la vita di Santo, Corona ci porta ancora una volta in un mondo di altri tempi dove uomini e natura vivono e muoiono a così stretto contatto. Dove la società organizzata è un miraggio marginale al di là del bosco, al di là della vita che inesorabile scorre tra amore, morte, dolore, fatica,ricchezza, povertà e sacrifici.
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5.0Santo Corona della Val Martin, 07-10-2010
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Eroe vero, in carne ed ossa: primo tra i boscaioli, orgoglioso, fiero e maschera perfetta del mondo montanaro che lo circonda. O meglio anti-eroe perchè soggetto e rimbalzato tra le passioni umane più profonde a cui sacrifica una vita intera in una lotta dove non ci sono vincitori nè vinti. E così si ripercorre la vita diventata leggenda di questo taglialegna capace addirittura di tagliarsi i peli del polpaccio con un colpo di scure senza sfiorare la carne della gamba ma spaurito dalle nostre stesse angoscie.
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3.0Storie di gelosia e vita dura, 01-09-2010, ritenuta utile da 2 utenti su 2
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Un racconto dove si intrecciano storie di gelosia, odio verso le donne, voglia di dimostrare di essere il migliore, ma anche una analisi introspettiva dove Santo della Val, il personaggio del libro, è combattuto tra odio, amore e nostalgia.
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4.0buon libro, 11-08-2010
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Un libro che si fa leggere per come tratta di cose di montagna. Non solo i personaggi che lavorano, ma anche le cose e le strade percorse. Buono il linguaggio.
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4.0Un utensile da lavoro.., 06-07-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Ancora una volta lo scrittore e' stato bravo a descrivere le difficolta' della vita montana ma anche l'orgoglio della gente che la vive attraverso un normalissimo utensile di lavoro che se ben usato poteva anche portare la ricchezza, e non solo quella economica.
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4.0la conclusione della trilogia, 06-07-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Per concludere una trilogia dove a dominare è la morte ma anche lo spirito della favola (L'ombra del Bastone, Storia di Neve) arriva un libro che si stacca completamente, dato che quelli che vive il protagonista sono tormenti del tutto umani.
Santo durante la sua vita sembra compiere un percorso lineare nella sua tragicità: un'infanzia felice pur nella difficoltà della vita di montagna, una giovinezza durante la quale il destino sembra sorridere al ragazzo che vive in pace tra i suoi boschi e l'amore per una ragazza non cercata ma arrivata al momento giusto come un piacevole dono del destino. Proprio l'amore sarà la sua rovina, perché il troppo amora tradito lo porterà prima a sbagliare commettendo un omicidio, e poi a dovere fuggire e andarsene a scontare lontano da casa la punizione per il suo peccato. E qui la vita di Santo sembra bloccare il suo scorrere lineare perché quello che vivrà nei trent'anni passati tra Austria e Svizzera sarà solo una ripetizione di quello che ha vissuto a Erto: la partenza dal nulla, la creazione di un ritmo di vita felice e appagato, la scoperta di un'amore che lo farà soffrire. A questo punto il boscaiolo ormai non più ragazzo reagisce in maniera diversa da quando era giovane: trattiene il sentimento che lo porterebbe a commettere un altro omicidio, salvandosi in questo modo da commettere un altro delitto ma condannandosi a una vita sterile dove non ci sarà ma più posto per il vero amore ma solo un odio per il genere femminile, sfogato nell'atto sessuale.
Il ritorno a casa è un atto quasi dovuto perché le radici sono come "elastici legati al campanile, e quando perdi la presa ti riportano indietro". Arrivato ai sessant'anni a Santo non resta che tornare a casa e morire secondo il suo destino, cercando di tagliare una pianta che nessuno sembra in grado di tagliare.
Un libro a mio parere meno affiscinante dei due che lo precedono proprio per la mancanza di quel pizzico di magia, ma che aggiunge un altro tassello alla descrizione della vita di montagna: la descrizione delle difficoltà della vita da emigrato, lontano dalle proprie radici e dai propri affetti, condannato a vivere nel perenne rimpianto di ciò che si è lasciato, anche se la vita che si conduce è meglio di quella che si è lasciata.
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5.0L' Uomo e le sue verità , 01-02-2010, ritenuta utile da 3 utenti su 3
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Storia di vita vissuta dal principio alla fine, coinvolgente fino allo spasimo nelle descrizioni della natura e degli eventi, il tutto espresso nella crudezza del linguaggio rustico e vivo delle montagne e dei boschi friulani.
Eccellente.
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