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Canne al vento

Canne al vento

di Grazia Deledda


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Descrizione

Grazia Deledda è stata una delle maggiori scrittrici italiane, in grado di raccontare l'ambiente rurale della sua terra d'origine - la Sardegna più aspra e in particolare la città di Nuoro - e i drammi naturali della vita di ogni uomo. Nel descrivere la vicenda del servo Efix e delle tre sorelle Pintor, dame di nobili origini ormai decadute, le cui vite vengono sconvolte dal ritorno in seno alla famiglia del nipote Giacinto, Grazia Deledda ci consegna una piccola grande epica della fragilità umana e del dolore dell'esistenza, facendo della Sardegna una potentissima miniatura dell'Italia intera.

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Voto medio del prodotto:  2.0 (2 di 5 su 1 recensione)


2.0Nel romanzo, 24-09-2010
di L. Prezzemolo - leggi tutte le sue recensioni

« si dipanano episodi insignificanti di tante scialbe esistenze, continuamente esaminate da un narratore onnisciente che rende così il racconto un’unica e lunga introspezione psicologica; in fin dei conti “Canne al vento” non narra una storia singolare, ma lo spaccato di qualche anno di vita di un gruppo di persone misere, riconducendo tutto come logico al verismo popolare ottocentesco e alle parabole cristiane.
Come ne “Il giorno del giudizio” di Salvatore Satta ogni personaggio è disilluso, sconfitto già in partenza con l’unico pensiero fisso alla morte che presto lo porterà via; la fede in Cristo infatti non viene vista come mezzo per trovare la serenità, ma come strumento per espiare le proprie colpe completamente succubi e timorati di Dio. Nonostante ci sia qualcuno che tenta di rimediare alle disgrazie altrui tentando di rompere quella sorta di incanto funereo che attanaglia, prime fra tutti, le sorelle protagoniste, al compimento del “miracolo” (ma sarà poi veramente un lieto fine?) non ci sarà - come plausibilmente sperato - gioia ed esaltazione divina, ma solo la morte e l’assurgere al cielo del disgraziato a ‘mo di martire, e una tristezza desolante che attanaglia definitivamente il lettore.
Proprio come per “Il giorno del giudizio”, non capisco quale attrattiva morale ci sia in storie come queste, davvero troppo avvilenti; posso dire almeno di aver colmato una grossa lacuna in campo letterario italiano.
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