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La camera chiara. Nota sulla fotografia

La camera chiara. Nota sulla fotografia

di Roland Barthes

4.0

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 Questo prodotto appartiene alla promozione  Einaudi
Il volume raccoglie una serie di riflessioni, considerazioni, digressioni sul tema della fotografia. "Medium bizzarro, nuova forma di allucinazione: falsa a livello della percezione, vera a livello del tempo", la fotografia viene scrutata non in sé, ma attraverso un certo numero di casi.

Note su Roland Barthes

Roland Barthes nacque a Cherbourg, in Francia, il 12 novembre del 1915. Il padre morì nel corso di una battaglia navale l’anno successivo alla nascita di Roland. La madre, Henriette Binger Barthes, decise di trasferirsi a Bayonne, dove Roland trascorse l’infanzia. Nel 1924 Roland si trasferì assieme alla madre a Parigi. Qui studiò prima al liceo Montaigne e poi il Louis-le-grand. Quando Henriette diede alla luce un figlio illegittimo, i nonni paterni cessarono di aiutarla economicamente. La donna lavorò come rilegatrice di libri per mantere i figli. Nel 1934 contrasse la tubercolosi, e si trascinò la malattia per diversi anni a causa di continue ricadute. Dopo le scuole superiori, Roland studiò alla Sorbona, dove ottenne due lauree, una in Letteratura Classica (1939) e una in Grammatica e Filologia (1943). Negli anni Cinquanta e Sessanta insegnò in numerosi istituti, sia in Francia sia all’estero e collaborò con alcune testate giornalistiche. Fu direttore degli studi presso l'École pratique des hautes études dal 1962 al 1976 e dal 1976 al 1980 insegnò Semiologia al Collège de France. Nel 1953 scrive il suo primo libro: “Le degré zéro de l'écriture”, un volume in cui studiava l’incidenza del parlato nella narrativa contemporanea. Questo volume lo consacrò come degli dei più acuti e attenti critici del dopoguerra. Pubblicò numerose opere, in particolar modo nell’ambito dello strutturalismo e della semiologia. Le teorie da lui proposte sul linguaggio sono state un punto di riferimento per la semiologia e hanno fornito un notevole contributo nell’affermazione della nouvelle critique. Morì a Parigi il 26 marzo 1980, investito da un furgone.
 

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4.2 di 5 su 6 recensioni)

4.0La camera chiara, 30-08-2013, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Libro da leggere assolutamente da chi voglia indagare l'universo teorico attorno alla riproduzione fotografica. Benché si riferisca ad un mondo per noi lontano (quello delle lastre, delle pellicole) rimane un libro che stimola il ragionamento sulla fotografia e sul suo senso. Il capitolo sulla foto della madre è stato il più significativo per me ed anche il più suggestivo. Consigliato a chi ha già una conoscenza di base sulla storia della fotografia. Il libro è ben fatto, le riproduzioni delle fotografie sono ben leggibili.
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4.0Nota sulla fotografia, 28-05-2012
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"La camera chiara" è un interessante saggio di Barthes dedicato - come si intuisce nel titolo - alla fotografia: sono contenute molte riflessioni critiche sulle opere di famosi fotografi professionisti. Questo saggio è da considerarsi un riferimento tanto per la pratica quanto la teoria fotografica.
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4.0Perchè si fotografa?, 05-05-2012, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Barthes, da non specialista, ci presenta la fotografia dal solo punto di vista delle emozioni che trasmette soffermandosi, tra le altre cose, sull'irrimediabile esigenza di rappresentare, nel momento in cui si osserva una fotografia, un attimo che, per sua stessa natura, é stato e che non é più. Una lettura difficile, ma illuminante.
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4.0La camera chiara, 25-09-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Barthes resta sempre un punto fermo per chi vuole approfondire studi di carattere semiotico e semiologico, letto oltre trent'anni fa, quando apparve tra gli ultimi testi da lui composti prima della morte, anche questo libro non poteva che confermare la sua consacrazione come autore nonché come critico.
L'ultimo Barthes era tanto convinto della sua scuola di pensiero la semiotica quanto della sua scrittura originale, irripetibile, non scolastica, appunto "autoriale", da poter discettare con pari sicurezza ed efficacia in materia di moda, amore e perfino civiltà nipponica. Le sue illuminazioni finali restano ancora oggi fulminanti. Anche in questo caso la fascinazione della sua prosa resta immutata benché un po' troppo riprodotta dai suoi epigoni. Ma la chiave ermeneutica è invecchiata, irrimediabilmente datata. La fotografia di cui parla il grande critico non è più la nostra. Lui parla di biochimica, di analogico, di pose e di lastre. Il nostro è l'universo elettronico, digitale, dei pixel e di photoshop. Dunque tutto il discorso appartiene a una dimensione che non ci appartiene: un po' come se si parlasse del volo in termini di mongolfiere e alianti, mentre per noi volare significa motori a reazione, astronavi e droni. Non producono nemmeno la pellicola, figuriamoci se può essere attuale un sistema critico basato su un'altra forma di percezione.
Il che in fondo sarebbe poco male se Barthes non avesse avuto intenzione di elaborare un libro tanto leggero quanto universale nella sua scansione apodittica e oracolare.
In conclusione, ci fa piacere la sua dichiarazione in favore della realtà ma sappiamo che oggi la fotografia è il tempio della falsificazione. Ci commuove la sua ricerca della foto archetipica della madre, ma oggi confineremmo queste pagine nel genere autobiografico. Ci suggerisce spunti lessicali tuttora pregevoli allorché individua i soggetti e le funzioni che interagiscono in una foto, ma ora sappiamo di potercene servire solo in chiave metaforica.
Da leggere come reperto di un'età tramontata. Resta il brivido di come dovranno apparire un giorno gli studi critici dedicati all'universo letterario, quando l'umanità avrà imparato a ragionare esclusivamente in termini di e-book.
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4.0Mi completa, 19-01-2011
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Questo libro completa le mie conoscienze in modo esauriente, semplice e veloce... Consiglio vivamente!
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5.0interessanti osservazioni..., 16-10-2010, ritenuta utile da 1 utente su 2
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Barthes nel 1980 pubblica questo libro che raccoglie osservazioni e riflessioni sulla fotografia... "Dal momento che ogni foto è contingente (e perciò stesso fuori senso), la Fotografia può significare (definire una generalità) solo assumendo una maschera." Da leggere..

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