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La caccia al tesoro

La caccia al tesoro

di Andrea Camilleri


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In sintesi

Questa volta al commissario Montalbano si presenta un caso più insolito degli altri. Nella casa in pieno stato d'abbandono e riempita di crocifissi dei fratelli Gregorio e Caterina Palmisano viene ritrovata una bambola gonfiabile senza un occhio e molto malconcia; qualche giorno dopo ne viene ritrovata un'altra, in un cassonetto di Vigàta, e Montalbano comincia a sentire puzza di bruciato. Negli stessi giorni comincia inoltre a ricevere delle strane lettere anonime contenenti le istruzioni per una strana caccia al tesoro: man mano che risolve gli indovinelli e le sciarade capisce che qualcosa di oscuro è celato dietro a quel gioco e che è giunta l'ora di risolverlo davvero. Una ragazza è scomparsa e mentre Montalbano segue le sue ultime tracce che si perdono verso un lago misterioso gli arriva l'ennesima inquietante lettera.

Descrizione

Un torpore inerte ha invaso il commissariato di Vigàta: un tedio strascicato. Ammortisce pure il trallerallera di Catarella, che adesso incespica tra rebus e cruciverba. Montalbano legge un romanzo di Simenon, e distratto va sfogliando una vecchia annata della "Domenica del Corriere": al telefono continua il dai e ridai querulo e molesto della suscettibile fidanzata, lontana sempre, lontanissima. Eppure un diversivo c'era stato. Due anziani bigotti, fratello e sorella, a furia di preterìe e giaculatorie, avevano rincappellato pazzia sopra pazzia. La loro demenza era arrivata al fanatismo delle armi. E la sceriffata santa aveva lasciato sul campo uno strumento di passioni tristi e appassite: una bambola gonfiabile, disfatta dall'uso; una di quelle pupazze maritabili che (diceva Gadda) tu le "basci, e ci piangi sopra, e speri icchè tu voi. E, fornito il bascio, te tu la disenfi e riforbisci e ripieghi e riponi, come una camiscia stirata". Un'altra bambola gemella, ugualmente disfatta, ma data per cadavere di giovane seviziata, era stata trovata poi in un cassonetto della spazzatura, in via Brancati. Sembrò una stravaganza.

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Recensioni degli utenti

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Voto medio del prodotto:  3.5 (3.6 di 5 su 55 recensioni)


3.0Piacevole, 30-04-2012
di C. Salera - leggi tutte le sue recensioni

«Di Camilleri ho letto altri libri e questo posso affermare che non è la sua opera migliore. Infatti il testo ha comunque un certo spessore narrativo, e conserva a mio modesto avviso quella vena giallistica che con il tempo sta scomparendo, soprattutto laddove testi portano il nome di rinomati scrittore del genere. Un testo comunque piacevole.»

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3.0Comunque buono, 27-04-2012
di D. Casella - leggi tutte le sue recensioni

« Con " La caccia del tesoro " l'inossidabile Andrea Calilleri, ci presenta l'ennesima indagine del Commissario Montalbano. Il libro è come sempre ben strutturato e piacevole da leggere ma il protagonista, non so se per caso o per scelta, per una volta mi è sembrato decisamente sotto tono. Comunque buono »

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4.0La caccia al tesoro, 20-04-2012
di S. Bugiani - leggi tutte le sue recensioni

«Questo giallo del commissario Montalbano mi è sembrato insolito: l'investigatore di Vigata è sempre stato un uomo accorto, capace di scoprire il particolare da una visione d'insieme, e grazie a questo arrivare alla soluzione. Ma in questo caso gli indizi sono perssochè sfacciati, e proprio questo irrita Montalbano e lo indurrà a stupirci ancora una volta.»

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4.0Maestro, 19-04-2012, ritenuta utile da 1 utente su 6
di L. Camuti - leggi tutte le sue recensioni

«L'ennesimo piccolo, grande romaanzo del maestro Andrea Camilleri. Quersto scrittore, scoperto quasi troppo tardi, continua a regaalarci storie sempre una più bella delle altre. Questo " La caccia al Tesoro " non è sicuramente da meno, semmai rappresenta l'ennesima conferma di questo grande e prolifico scrittore.»

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3.0La caccia al tesoro, 27-01-2012
di G. Sarno - leggi tutte le sue recensioni

«Un pazzo coinvolge il commissario Montalbano in una caccia al tesoro misteriosa, a cui il commissario vorrebbe sottrarsi; poi però cede e decide di stare al gioco, ma si stancherà presto e "abbandonerà il gioco", pronto a partire per andare dalla sua fidanzata Lidia, visto che a Vigata da tempo non accade nulla di rilevante... Ma proprio quando il commissario si allontana, la sparizione di una ragazza lo riporta indietro e le varie vicende narrate nel racconto si intrecciano in una storia sola...
La scrittura a tratti è un pò di difficile interpretazione, ma avvincente e coinvolgente
»

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4.0Fra i più crudi, 31-08-2011, ritenuta utile da 2 utenti su 2
di C. Quasto - leggi tutte le sue recensioni

«Bellissimo, come ogni appassionato del maestro Camilleri considera i testi dedicati alle avventure del commissario di Vigata, ma diverso dagli altri.
Crudo nella desrizione della realtà che supera la fantasia, con un senso di grande pietà nei confronti del genitore della vittima. Nel momento del ritrovamento del corpo della ragazza scomparsa ho avuto un conato di vomito. Lì l'anziano scrittore mostra stanchezza e repulsione per le azioni che l'uomo è capace di fare ma poi, quando proprio tutto sembra irrimediabilmente perso, il guerriero Camilleri si oppone a tanta bruttura e il commissario ne fa le veci, senza eroismi da quattro soldi, con semplicità, naturalezza e animo pulito cerca di ristabilire un seppur momentaneo ordine delle cose, lì dove tutto è follia, dove un pazzo vuole misurarsi offrendo all'acume di un poliziotto quello che per lui è un tesoro in un'assurdo gioco.
Scritto con la musicalità tipica dello scrittore, non mancano episodi esilaranti e caratteristiche dei personaggi che fanno sorridere e danno, dopo la vertigine, un pò di sollievo all'affannato lettore.
»

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4.0Un Montalbano molto noir., 28-08-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
di A. Amorini - leggi tutte le sue recensioni

«La storia comincia con un gioco e con un furto d'auto, poi attraverso enigmi e strani accadimenti trasporta il lettore in una appassionata ricerca e un crescendo di pathos. Le scene finali, al limite del visionario, sono da vero thriller e incollano senza pietà lo sguardo alla pagina, fino all'ultima riga»

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4.0Un Montalbano molto noir., 28-08-2011
di A. Amorini - leggi tutte le sue recensioni

«La storia comincia con un gioco e con un furto d'auto, poi attraverso enigmi e strani accadimenti trasporta il lettore in una appassionata ricerca e un crescendo di pathos. Le scene finali, al limite del visionario, sono da vero thriller e incollano senza pietà lo sguardo alla pagina, fino all'ultima riga»

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5.0Appassionante, 13-08-2011, ritenuta utile da 2 utenti su 2
di M. Siano - leggi tutte le sue recensioni

«Appassionata lettrice di Camilleri, questo come protagonista Montalbano, è fra quelli che maggiormente mi ha impressionato: la mente diabolica dello sfidante del commissario in questo Macabro Gioco, ha dato al testo una scorrevolezza di lettura di poche ore: non si dorme sino a quando non lo si è finito! »

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3.0La caccia al tesoro, 30-07-2011
di V. Longo - leggi tutte le sue recensioni

«La caccia al tesoro non è uno dei migliori libri di Camilleri sul Commissario Montalbano, e certamente non è uno dei più popolari. Permangono alcune storture, come la forzata assenza di Livia, e la caratterizzazione un po' grottesca dell'indagine. Comunque rimane un ottima lettura, soprattutto per gli amanti dell'introverso commissario.»

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2.0La caccia al tesoro, 28-07-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
di P. Truzzi - leggi tutte le sue recensioni

«Ormai sembra che il papa' di Montalbano si sia bituato a scrivere con il pilota automatico. A parte la scrittura nel siculo parlato (caratteristica ormai quasi da marchio di fabbrica degli scritti di Camilleri, tanto da far dire ad Eco che la versione in siciliano di Wikipedia sembra scritta proprio dal nostro) , c'erano altre caratteristiche che ci hanno fatto amare il commissario (e non parlo di quelle mie personali, come l'ambientazione in quel triangolo magico per me sempre legato a Scicli) . Le potenzialità "eversive" che mettevano il commissario sempre su lunghezze d'onda non in sintonia con il potere. Il rapporto presente-assente con la bella Livia. Il macchiettismo dei poliziotti di contorno (dal mitico Catarella ad Augello, dai pizzini di Fazio a Gallo) . Una storia che, anche nel giallo puro, rivelava sempre umanità e particolarità. Qui, come nelle ultime non esaltanti prove del commissario, tutte questi punti a favore vengono ridotti a caricature, ad elementi sterili privi di contenuto. L'a-sintonia rimane nel suo contrapporsi al questore o al patologo. Con Livia ora più che altro si litiga a telefono, ma senza un vero perché (forse, che come dice Salvo, si sta invecchiando? ) . Dei poliziotti rimane solo l'esasperazione comica (come le parole crociate di Catarella) . Ed anche la storia, prima tirata in lungo sulla falsariga di una caccia al tesoro, di banale soluzione e di facile smontatura. Poi improvvisamente accelerando dopo metà del libro, verso quello che il chiosatore Salvatore Silvano Nigro chiama il lato "Hannibal Lecter" (ma ce ne vuole) . E poi, nella prima parte, tutte le uscite del commissario che ogni volta si accanisce a fare e scegliere il lato meno intelligente delle attività umane, per poi tentare di farci sorridere quando queste idiozie vengono disvelate e Salvo deve trovare il modo di uscirne. Come non pensare che mettere una bambola di gomma nello sgabuzzino avrebbe fatto impressione alla buona Adelina? O come non pensare che le parole astruse rivolte al Pasquale non avrebbero generato ulteriore confusione tra amori di gomma ed amori mercenari? Detto tutto il male dicibile, rimane comunque una lettura gradevole, che scorre in poltrona con un chill-out sul giradischi. Però si preferiva quel bel jazz alla Coltrane, e lo si rimpiange. E in un certo senso si rimpiangono anche le sparate di Salvo sul suo invecchiare. Almeno creavano un po' di pensieri sul nostro crescere. Alla prossima, magari senza un commissario forse ormai troppo ingombrante. »

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4.0La caccia al tesoro, 12-07-2011, ritenuta utile da 2 utenti su 4
di M. Rossi - leggi tutte le sue recensioni

«Ritroviamo i topoi tipici di Camilleri, le classiche atmosfere che hanno fatto amare Montalbano a migliaia di persone. Tutto bene allora? Non proprio: il finale grandguignolesco a mio parere guasta il godimento che con una conclusione diversa il libro ci avrebbe potuto riserbare. Mi domando se Camilleri aveva bisogno di ricorrere a simili mezzucci. Comunque, un libro godibile, almeno fino ad una trentina di pagine dalla fine.»

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