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Breve trattato sulla decrescita serena

Breve trattato sulla decrescita serena

di Serge Latouche


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Descrizione

La decrescita - sostiene l'autore - non è la crescita negativa. Sarebbe meglio parlare di "acrescita", così come si parla di ateismo. D'altra parte, si tratta proprio dell'abbandono di una fede o di una religione (quella dell'economia, del progresso e dello sviluppo). Se è ormai riconosciuto che il perseguimento indefinito della crescita è incompatibile con un pianeta finito, le conseguenze (produrre meno e consumare meno) sono invece ben lungi dall'essere accettate. Ma se non vi sarà un'inversione di rotta, ci attende una catastrofe ecologica e umana. Siamo ancora in tempo per immaginare, serenamente, un sistema basato su un'altra logica: quella di una "società di decrescita".

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Recensioni degli utenti

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 2 recensioni)


3.0Breve trattato sulla decrescita serena, 03-10-2010, ritenuta utile da 2 utenti su 4
di M. Maniscalchi - leggi tutte le sue recensioni

«La prima parte di critica è davvero interessante e condivisa.
La parte propositiva risulta inefficace.
Propone qualche interessante ragionamento sull'amministrazione locale, ma non tira le conseguenze necessarie. Manca di coraggio nell'esporre qual sia davvero la unica scelta possibile una volta presa coscienza di quello che significa decrescere nella società in cui viviamo!
»

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5.0Contro la megamacchina: individualmente o insieme?, 19-09-2010, ritenuta utile da 5 utenti su 6
di G. Salce - leggi tutte le sue recensioni

«Alcune ipotesi allettanti per il tempo ri-trovato. Nessuno può permettersi - singolarmente - di morire stupido, la società sì: collettivamente. "In ogni minoranza intelligente c'è una maggioranza di stupidi". Quindi diamo per scontato che la maggioranza sia stupida. Ed è così: vorremmo la compagnia ma detestiamo le persone. I comportamenti individuali fanno il collettivo. Non sempre. Le indicazioni di Latouche sono da prendere cum grano salis: ripulite dal volontarismo di matrice cattosocialista. Eliminate le mozioni degli affetti, la solidarietà, i sensi di colpa: forze flebili e discontinue. Attivate pulsioni vigorose: la sofferenza e l'impeto a sfuggirla, il desiderio e l'attaccamento al piacere. Queste sono forze dominanti. Comprenderle e usarle, osservarle sorgere, crescere e svanire. A questo punto indirizzarle verso quello che è giusto: la rinuncia, la riduzione dei bisogni, l'abbandono dei desideri. La decrescita dell'io. L'abbandono di dio.»

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