Le botteghe color cannella. Tutti i racconti, i saggi e i disegni

Le botteghe color cannella. Tutti i racconti, i saggi e i disegni

4.5

di Bruno Schulz


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Descrizione

Questa edizione de "Le botteghe color cannella" riunifica la figura del pittore e dello scrittore, proponendo i disegni originali che Schulz aveva realizzato per illustrare le sue narrazioni. Metamorfosi, travestimenti, viaggi nello spazio e nel tempo si accavallano con l'ausilio di un lingua poetica schioppettante di metafore. Con un saggio di Francesco Cataluccio.

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Dettagli del libro


Voto medio del prodotto:  4.5 (4.3 di 5 su 3 recensioni)

5.0I grandi occhi di Bruno Schulz, 31-07-2011
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Uno scrittore finora davvero troppo sottovalutato. Vero che a prima vista la mole del libro potrebbe spaventare un po' , ma le suggestioni narrate da Schulz catturano il lettore come se questi venisse risucchiato da una gigantesca tela colorata a palpitante in cui è raccontata la visione onirica della sua vita. Sono stata davvero felice di aver conosciuto uno scrittore di tale calibro!
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4.0Le botteghe color cannella, 24-07-2011
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Se si vuole capire qualcosa della letteratura polacca bisogna partire da qui. Non cattura con l'intreccio, perché spesso quest'ultimo è un pretesto per creare suggestioni e atmosfere. Schulz è uno scrittore visionario, dal linguaggio rutilante e sovrabbondante. Le situazioni inspiegabili e cariche di mistero ricordano Kafka, ma tutto è connotato in modo favoloso, facendo nascere immagini da immagini in una successione infinita.
Consiglio: dopo aver letto "Le botteghe color cannella", passare a "Vedi alla voce amore" di David Grossman, che ne riprende motivi e stile.
Ho dato quattro stelle, ma senza convinzione, così come non sarei stata soddisfatta di cinque.
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4.0Le botteghe color cannella, 07-07-2011
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Tra im aggiori autori polacchi, Schultz trovò la morte nel ghetto di varsavia nel 1939. Sapevo molto poco di lui prima di leggere "Scintille", il bel libro-racconto autobiografico di Gad Lerner, che parla di Schulz come di un grande scrittore di etnia ebraica, forse il più grande di tutto il tragico Novecento.
Ed è vero che è grande artista, Bruno Schulz, uomo peraltro gracile, vulnerabile e di animo mite e garbato, "quasi spaurito per avere il coraggio di esistere", come scrisse di lui l'amico e scrittore Gombrowicz. Se la vita di Schulz è afflitta dai malumori di una famiglia disagiata, dagli stenti, perchè "i doveri di servizio mi riempiono di orrore, di ripugnanza, raggelano la gioia della vita", è nei racconti che egli invece trova il conforto e il riscatto. Laddove per Kafka, al quale viene spesso accostato, la letteratura è lo specchio raggelante dello smarrimento e dell'impossibilità a trovare risposte al grande mistero dell'esistenza, per Schulz essa è il rimedio, la finzione che quello smarrimento porta sì in dote (specie in racconti come "Il sanatorio all'insegna della Clessidra", decisamente il più kafkiano di tutti) ma che poi trasfigura per renderlo prima sopportabile, infine magico, a tratti persino gioioso. E' una redenzione che si esprime e si concretizza attraverso una sequenza ininterrotta di straordinarie invenzioni stilistiche, di metafore pirotecniche, d'incantevoli e dotti arabeschi, con un costante ricorso alla simbologia mitologica. E superata la fase iniziale, in cui ci s'interroga sul prezzo di una tale estrema ricercatezza formale, si capisce che probabilmente a Schulz il cesello non costava fatica (mica come quello scrittore italiano che ha scritto un romanzo in due anni e ha impiegato i successivi venti a passar la lima) .
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