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Il bosco degli urogalli

Il bosco degli urogalli

di Mario Rigoni Stern


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Descrizione

Il libro raccoglie storie di cacciatori, di animali selvatici, di cani, di montagne, dove si respira un senso di spazi aperti, di paesaggi impervi e soprattutto della presenza umana. Rigoni sa rendere la limpida immediatezza di ciò che ci circonda e insieme un accento di fiducia nella vita.

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Recensioni degli utenti

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Voto medio del prodotto:  4.5 (4.3 di 5 su 3 recensioni)


5.0Suggestivo, 30-12-2010
di S. Pagliarini - leggi tutte le sue recensioni

«Storie di caccia, in cui si sente il profumo dei boschi e il freddo pungente dell'alba. Le lunghe camminate per arrivare in cima, dov'è il nido degli urogalli. Di quando ancora la caccia era fatica ed esperienza, una lotta "quasi" alla pari con la preda.
Una sorta di immersione in una natura magnificamente descritta.
»

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4.0lo stile, 17-07-2010
di N. Mainella - leggi tutte le sue recensioni

«A parte la caccia, quello che piace di questo autore è lo stile dei suoi racconti e questo supera anche argomenti non piacevoli a qualcuno.»

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4.0Non solo caccia, 18-11-2008, ritenuta utile da 3 utenti su 6
di R. Montagnoli - leggi tutte le sue recensioni

«Lo ammetto, non amo la caccia, non amo uccidere degli animali indifesi, anzi tendo a rispettarli nella loro specificità, e quindi non vedo mai con simpatia un cacciatore.
Tuttavia, nonostante questa mia avversione, la lettura di questo libro mi è risultata estremamente appagante, forse perché Rigoni Stern è riuscito a dare una visione di questa "specie" di sport del tutto particolare.
La lunga marcia sulla neve per avvicinarsi alle prede, il silenzio dei monti nel freddo dell'alba, i boschi in cui si svolge la contesa donano un tocco di magia grazie a una vera e propria prosa poetica e danno l'idea di un ritorno dell'uomo alle origini, quando era in armonia con la natura.
In questa atmosfera, quasi ieratica, la caccia diventa un rito, in cui l'uomo e l'animale sono personaggi che si affrontano sullo stesso piano, ognuno con i mezzi di cui dispone, e non è sempre chi ha il fucile che ne esce vincitore.
E poi non ci sono solo racconti di caccia agli animali, ma altri in cui ricorre la metafora dell'uomo che è in competizione con suoi simili, come nello stupendo Esame di concorso, la ricerca spasmodica di un povero travet di una posizione migliore, la sua caparbietà in un mondo di miseria, i suoi sogni, le speranze, puntualmente deluse, quasi che l'autore volesse dirci che in questo mondo di cacciatori le prede non sono sempre lepri o volpi.
E a proposito di volpi Oltre i prati, tra la neve è un brano in cui uomo e canide fanno a gara in astuzia, in una serie di mosse e contromosse di grande effetto, al punto che viene spontaneo dividere i propri favori fra l'uno e l'altro.
Poi ci sono racconti in cui la caccia è solo un pretesto per parlare d'altro, come Vecchia America, oppure lo straziante Dentro il bosco o il commovente Alba e Franco, un omaggio a due cani del tutto particolari.
Non posso però tralasciare Chiusura di caccia, l'ultimo, che si conclude con alcuni spari nel vuoto, una sorta di sfogo della tensione di cui c'è un antecedente nel Sergente nella neve, quando Rigoni Stern, ultimo ad abbandonare la postazione in Russia all'inizio della ritirata, spara raffiche a casaccio; anche là è una liberazione, ma soprattutto è il grido di dolore di un uomo che si sente tradito da chi ha avviato quella guerra.
Sono due atteggiamenti uguali, ma provocati da diversi stati d'animo, e in ogni caso sono la reazione di un uomo al suo destino.
Il bosco degli urogalli è un altro libro di Mario Rigoni Stern che è senz'altro meritevole di essere letto.
»

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