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Un borghese piccolo piccolo

Un borghese piccolo piccolo

di Vincenzo Cerami

4.5

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Romanzo d'esordio di Vincenzo Cerami, pubblicato nel 1976, "Un borghese piccolo piccolo" ha ispirato tra l'altro un celebre e pluripremiato film di Mario Monicelli con Alberto Sordi nei panni del protagonista. Il libro narra la vicenda di un oscuro impiegato ministeriale che passa le giornate a mandare avanti pratiche in attesa della pensione, brigando per far assumere nel suo stesso ufficio il figlio neodiplomato ragioniere. Ma la tragedia irromperà inaspettata nelle loro grigie esistenze... Allucinato affresco dell'Italia degli anni di piombo, il libro fu ottimamente recensito tra gli altri da Italo Calvino che scrisse: "Dalla prima pagina il romanzo di Vincenzo Cerami ti prende obbligandoti a fissare uno sguardo spietato su un campione di società italiana quanto mai rappresentativo".

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4.3 di 5 su 4 recensioni)

4.0Un borghese piccolo piccolo, 14-11-2010
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Questo breve romanzo ha piu' di trent'anni ma e' attualissimo, da tutti i punti di vista. Una durissima storia italiana, dalla massoneria alla cronaca nera passando per un'atroce vendetta. Crepuscolare
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3.0A tratti commovente, 23-09-2010
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Eppure mi sembra ancora attuale (fin troppo) la storia di questo impiegato che cerca di sistemare il figlio cercando di fargli 'ereditare' il suo lavoro. Un italiano piccolo piccolo..
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5.0La miseria dell'esistenza borghese, 22-07-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Scrivo questa recensione subito dopo aver finito la lettura, tutta d'un fiato, di "Un borghese piccolo piccolo". Conoscevo già trama e tematiche dell'opera, per avere più volte visto il bellissimo omonimo film di M. Monicelli con Alberto Sordi nella parte di Giovanni Vivaldi, il protagonista del romanzo. L'autore è riuscito a infondere al suo scritto e a trasmettere di conseguenza ai lettori un senso lancinante di tragedia, solitudine, ferocia delle istituzioni e degli esseri umani, parossistica assurdità di riti e meccanismi della società italiana contemporanea.
Il lettore si muove tra due piani principali e ben delineati: il primo è quello del mondo burocratico, professionale, istituzionale e subculturale nel quale cercano di destreggiarsi nel miglior modo possibile il protagonista dell'opera e la sua famiglia; il secondo piano è quello più filosofico e implicante la cecità e amoralità del fato che governa gli accadimenti umani, il gravame della morte, che è possibile addomesticare attraverso i riti religiosi e laici del lutto, ma che diventa atrocemente ineludibile quando colpisce l'uomo "sopravvissuto" e ne fa affiorare la propria solitudine.
"Un borghese piccolo piccolo" è dunque un romanzo che fa star male, che lascia una tristezza cattiva nei cuori di coloro che leggono, che promana una sfiducia assoluta sia verso il significato stesso delle relazioni umane nel nostro contesto sociale, sia verso il senso della moltitudine di esistenze "piccolo borghesi" che solcano con la loro tenue traccia l'oceano della vita umana.
Il libro tuttavia riesce ad essere catartico, giacchè può instillare nei lettori la volontà di fuggire lo spettro del modus vivendi piccolo borghese, di ribellarsi al deserto di senso delle relazioni sociali attraverso la riaffermazione dei valori umanistici, sia nella costruzione delle proprie ragioni di vita, sia nelle relazioni tra esseri umani e tra questi e le strutture istituzionali.
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5.0Un piccolo libro, un grande ritratto italiano, 07-07-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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L'Italia dei piccoli uomini. L'Italia descritta in maniera realistica. L'animo umano indagato senza pudore, senza vergogna, così com'è. Dentro a tutti noi c'è un pezzo di Giovanni Vivaldi.
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