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Blackout

Blackout

di Gianluca Morozzi


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Descrizione

In un torrido ferragosto bolognese, tre persone entrano insieme nell'ascensore di un palazzo di venti piani, una grande torre bianca che svetta su un quartiere popolare. Di colpo si spengono le luci, e i tre si ritrovano intrappolati tra l'undicesimo e il dodicesimo piano. Claudia è una studentessa omosessuale che per pagarsi gli studi ècostretta a fare la cameriera in un bar. Ha solo voglia di rientrare nel suo appartamento per farsi una doccia. Tomas è un ragazzo di sedici anni che vive nel palazzo con i genitori. Sta scappando di casa e deve raggiungere Francesca per fuggire con lei verso una nuova vita. Aldo Ferro è proprietario di tre noti locali, marito e padre, ma anche efferato serial killer e produttore di snuff movies casalinghi. Non vive in quel palazzo, ma vi custodisce i ferri del mestiere. Ha molta fretta: deve tornare in una baracca tra le montagne, dove, incatenata ma ancora viva, c'è la sua ultima vittima a cui ha staccato la pelle del viso per poi riattaccargliela con i chiodi, ma capovolta.

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Recensioni degli utenti

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Voto medio del prodotto:  3.0 (3.3 di 5 su 8 recensioni)


4.0Italian pulp, 26-07-2011
di M. Contino - leggi tutte le sue recensioni

«Gran bel thriller claustrofobico e pulp, questo di Morozzi. Anche divertente, perché no? Il personaggio di Aldo Ferro è stupefacente, uno psicopatico da ricordare. Gli altri due, la studentessa lesbica e il ragazzino, sono due comprimari niente male. E anche se tutti, alla fine, sono degli stereotipi, le psicologie sono molto ben curate.»

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4.0Blackout , 21-07-2011
di A. Iolandi - leggi tutte le sue recensioni

«Un romanzo che porta un aria di novità nell'asfittico mondo dei gialli italiani. Ho apprezzato molto i capitoli iniziali con cui l'autore ci ha presentato singolarmente i tre personaggi principali, si è dato il tempo di caratterizzarli in maniera ottimale, di descrivere la loro vita, i loro pensieri, le loro pulsioni, i desideri e gli obiettivi che li aspettano alla fine della loro giornata. Aver dedicato loro un singolo capitolo per ognuno prima dell'incontro in ascensore credo sia stato un tocco di abilità e furbizia insieme. Doverli caratterizzare nella loro interezza solo nella situazione che hanno vissuto sarebbe stato difficile visto la condizione estrema che hanno dovuto vivere. In questo modo, invece, l'attenzione si è potuta soffermare solo sull'aspetto di costrizione psicologica, di deriva mentale che ha attanagliato i tre protagonisti nella loro agonia, sfruttando, anzi, le informazioni precedenti per motivare e giustificare tutto quello che hanno vissuto e pensato in quelle ore di prigionia. Questo ha permesso di creare capitoli pieni di asfissia e tensione, capitoli che ho trovato la parte migliore dell'intero libro, dove la diffidenza e la forzata conoscenza iniziale ha lasciato il posto all'esasperazione emotiva, all'annichilimento razionale, all'azzeramento personale dei tre. Sulla parte finale invece mantengo qualche perplessità. Io credo che chi, come e più di me, ha letto decine di thriller, già leggendo il capitolo INTERLUDIO: WILMO riesce a immaginare cosa sta dietro all'idea della storia stessa, io almeno l'ho intuito e non ne sono rimasto sorpreso. Morozzi è bravo, ha talento, è giovane, e ha scritto un libro che per tre quarti mi è piaciuto parecchio, per cui io consiglio senza riserve la sua lettura, anche perchè trovo importante che ci siano nuovi scrittori a dare linfa a un settore già di per sé così bistrattato e che avrebbe davvero bisogno di continue iniezioni di talento e qualità.»

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3.0Brutto finale, 12-07-2011
di F. Ferraro - leggi tutte le sue recensioni

«Sei claustrofobico? Non leggere questo libro. Allontanati correndo perché questo libro è come una morsa intorno al collo. C'è un ascensore bloccato e dentro tre sconosciuti. Un ragazzo, una ragazza ed un uomo. Tutti all'apparenza normali e allo stesso tempo strani. Tutti con un segreto e tutti col terrore dell'altro. Tutti meno uno. Questo libro ti tiene incollato al testo e alla trama perché vuoi capire cosa succede, vuoi capire come va a finire, dove va a parare lo scrittore.
Tutto bello, tutto congeniato al massimo. Tutto tranne il finale, di una scontatezza che fa più paura di tutto il resto.
»

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3.0Cerca di volare alto, 04-05-2011
di A. Izzo - leggi tutte le sue recensioni

«Morozzi con questo suo romanzo punta in alto. La tensione psicologica c'è tutta, e anche la scrittura non è male. Alcuni passaggi sono stupendi. Il tutto però, solo per circa 23 di libro. E' nelle ultime 40 pagine che non mi convince poiché la riflessione inserita a conclusione la trovo inutilmente forzata, e francamente poteva essere evitata. »

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4.0Blackout, 12-11-2010
di M. Guadagni - leggi tutte le sue recensioni

«Ho terminato il libro e ho pensato: è perfetto.
A parte il genere che può non piacere, la trama ha un buon ritmo, l' autore riesce a trasmettere una forte tensione emotiva descrivendo situazioni talvolta surreali e grottesche ma sempre molto lucide, i personaggi sono ben delineati sotto tutti i profili.
Poi arriva il finale..... un finale (forse a tratti intuibile) sconvolgente.
Inevitabile la riflessione sulla società di oggi....
»

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1.0Blackout, 02-11-2010
di M. Rei - leggi tutte le sue recensioni

«Morozzi, tu vò ffà l'americano: credi che basti qualche psicologismo d'accatto per fare Stephen King, qualche tonnellata di citazioni pop per fare Tarantino. Ma sì nato in Italì: per dirne una, il personaggio di Aldo Ferro, che dovrebbe essere un feroce serial killer, in realtà sembra Alberto Sordi. »

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4.0Blackout, 28-10-2010
di L. Crespo - leggi tutte le sue recensioni

«Un bel romanzo sul disgusto di vivere oggi in Italia, tra ipocrisie piccole e grandi, violenza, Grandi Fratelli incombenti, corsa al successo economico, televisivo e sessuale... alla fine forse non si salva nessuno. »

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3.0The Bologna Witch Project, 15-07-2010
di G. Simonetti - leggi tutte le sue recensioni

«La suspance c'è e si rimane con il fiato sospeso sino agli ultimi due capitoli. Nonostante questo il libro non mi ha convinto fino in fondo e forse le parti più riuscite e meglio costruite sono quelle degli interludi, in cui la narrazione principale si interrompe per lasciare spazio a flashback.»

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