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I bizantini

I bizantini

di Averil Cameron

4.0

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  • Editore: Il Mulino
  • Collana: Le vie della civiltà
  • Traduttore: Santi L.
  • Data di Pubblicazione: gennaio 2008
  • EAN: 9788815127761
  • ISBN: 8815127763
  • Pagine: 323
  • Formato: brossura
Alla civiltà bizantina si guarda oggi con rinnovato interesse: in essa infatti affondano le radici alcune importanti questioni contemporanee, come la definizione geografica e culturale dell'Europa, l'identità dei paesi est-europei, la frattura tra occidente e oriente. Il volume presenta un quadro critico dell'impero bizantino che intende da un lato dare un'immagine della vita dei bizantini, e dall'altro mostrare come esso appartenga in pieno alla storia dell'Europa, sinora ricostruita in maniera troppo "eurocentrica". Dopo aver chiarito che cosa s'intenda per Bisanzio e come si considerassero i bizantini stessi, e dopo aver tracciato in una breve sintesi l'evoluzione dell'impero nei suoi undici secoli di vita, l'autrice illustra in un'approfondita descrizione il funzionamento dello stato, il ruolo della religione, la vita quotidiana dei cittadini, soffermandosi poi sulla cultura, e infine sui rapporti fra Bisanzio, l'Europa e il resto del bacino del Mediterraneo.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 2 recensioni)

4.0I Bizantini, 11-04-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Un ottimo punto di partenza per chi studia la civilità nata a Bisanzio. Un compendio della storia bizantina nei primi capitoli e successivi approfondimenti tematici. Interessante soprattutto perchè fa il punto sullo stato attuale della storiografia bizantina, riferendo eventuali contrasti e polemiche e traccia un panorama del rapporto fra le culture dei paesi dell'est ed il retaggio bizantino, per molto tempo rimosso.
Secondo me sconta un po' troppo l'esigenza di "ripulire la reputazione" dell'impero bimillenario, come se la questione non fosse ormai superata... Un po' come quei libri di storia medievale che si sentono ancora in dovere di spiegare che i secoli bui non lo erano affatto.
Alla fine, superficiale ma interessante...
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4.0Alle origini dell'Europa orientale, 04-11-2010
di - leggi tutte le sue recensioni
Lo scopo del libro è quello di dare dignità allo studio della storia bizantina, troppo a lungo intesa come una interminabile sequela di intrighi di corte e legata all'idea di decadenza del mondo antico. Studiata con piglio scientifico e con il giusto distacco, essa si manifesta in tutta la sua complessità. Bisanzio non fu esclusivamente un impero tardo-antico né solo una compagine statale tipicamente medievale, poiché prima fu l'uno e poi anche l'altra, secondo un percorso di sorprendente adattamento ai tempi che ne ha garantito una straordinaria sopravvivenza. L'adozione di un'ottica obiettiva contribuisce inoltre a svincolare alcune questioni dagli stereotipi che spesso la storiografia tradizionale frequenta. Nella grande avventura dell'umanità, infatti, il dinamismo dell'Europa occidentale basso-medievale è notoriamente considerata l'anticamera di ciò che ci consideriamo oggi: i dominatori del pianeta. La raffigurazione di un'Europa in ascesa che intraprende un percorso proficuo di sfruttamento delle risorse interne ed esterne al continente obbliga d'altro canto a considerare le esperienze coeve e limitrofe come manchevoli, prive di quello spirito di intraprendenza che ha fatto grande il vecchio continente. E l'impero bizantino sarebbe inserito proprio in quella parte di mondo che non partecipò a quel dinamismo, in armonia con l'idea stereotipata di un immobilismo statale, economico, sociale e artistico. Questa prospettiva oggi, secondo la Cameron, ha bisogno di essere svecchiata - soprattutto in relazione alla formazione di un'Europa unita che accoglie le ex repubbliche socialiste dell'est europeo. In un periodo in cui ci si interroga sul proprio passato, sulle proprie origini, l’autrice segnala il problema di non trascurare le vicende che hanno permesso la formazione dell’Europa orientale. Il fatto indubbio è che per l'Occidente cristiano la caduta dell'impero romano ha favorito il formarsi di etnie sempre più distinte le une dalle altre fino a diventare "nazionali". Ancora poco esplorate rimangono, invece, le radici di quell'est europeo piagato da una dittatura comunista che, tuttavia, non è stata in grado di cancellare del tutto i residui di una cultura secolare, quella bizantina appunto, responsabile della formazione etnica dei popoli dell'est. L’importanza dell’influsso di quella secolare presenza nei paesi ortodossi è il rinvigorito ruolo delle chiese cristiane ortodosse dopo l'89. Gli stati che più risentono di quegli influssi sono la Russia, la Bulgaria e almeno la Serbia. Per un processo opposto a quello avvenuto in Occidente (in cui la differenziazione etnica e culturale di popoli e territori è stata favorita dalla progressiva eclissi di un grande impero) l’Oriente europeo ha beneficiato, invece, della persistenza di un grande impero, che ha progressivamente plasmato il carattere culturale e religioso di quella parte di continente. Due importanti conseguenze derivano da questo schema: anzitutto la riconsiderazione della storia basso-medievale non solo in chiave "eurodinamica", dal momento che l'Oriente bizantino-ortodosso ha saputo cogliere le opportunità che i tempi fornivano dimostrando una vitalità, oltre che un dinamismo, inusitate; e poi il fondamentale, anche se tardivo, ingresso di Bisanzio nel novero di quei complessi e variegati processi che hanno consentito la nascita dell'Europa, oggi più che mai unita, comprensiva com'è anche dei paesi dell'est.
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