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Bestiario

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di Julio Cortázar

4.0

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  • Editore: Einaudi
  • Collana: Einaudi tascabili. Scrittori
  • Traduttori: Nicoletti Rossini F., Martinetto V.
  • Data di Pubblicazione: febbraio 2005
  • EAN: 9788806174866
  • ISBN: 880617486X
  • Formato: brossura
La scrittura di Cortázar affonda le radici nella precisione realistica. I vari quartieri di Buenos Aires, gli ambienti borghesi, le atmosfere familiari, i locali dove si balla il tango: il misterioso, l'irrazionale, il tragico germogliano dalla più corporea descrizione del quotidiano. È proprio lì che salti nel tempo, scambi di destini, apparizioni e stregonerie prendono forma e senso: la vita segreta di una società si carica di segni e tensioni inquietanti. Particolare suggestione ha il "bestiario" metafisico di Cortázar: animali invisibili, come la tigre del racconto che dà il titolo al libro, o immaginari, o creati dal nulla come i coniglietti della "Lettera a una signorina di Parigi".

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 1 recensione)

4.0Bestiario, 24-07-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Treza serie di racconti che leggo dell'artista argentino, secondo me la più ricca stilisticamente. La scelta del fantastico come presa di distanza da un realismo di presunzione, che "crede che tutte le cose si possano capire e spiegare" e anche in risposta ad un senso di non piena appartenenza al mondo esterno. "Scrivo per deriva, per dislocamento".
L'entrata in scena del fantastico in modo dissimulato e graduale. Spesso i racconti partono con descrizioni di quotidianità talmente esemplari e insistite da diventare esse stesse, per prime, inquietanti. Questa percezione schiude le porte a quella "sospensione di incredulità" ( la definizione è di Coleridge) che permette l'introduzione del fantastico, ma fra reale e irreale si deve instaurare una specie di permeabilità o osmosi.
Nel racconto "Lettera a una signorina di Parigi" ci viene per prima descritta la casa in cui il protagonista si trova; è un posto in cui regna un ordine ossessivo, lezioso e pedante al tempo stesso. E questa situazione di partenza ci causa più turbamento del comico impaccio con cui il protagonista ci confessa che "di tanto in tanto mi capita di vomitare un coniglietto".
Infine la scelta del fantastico come nostalgia, come funzione compensatoria di un linguaggio che non appartiene più all'uomo moderno e che era quello del mito e, in parte, della fiaba.
Inscrivere tutto questo nel tempo rigoroso di un racconto piuttosto che di un romanzo rende la percezione ancora più folgorante. Interessante la similitudine che Cortàzar fa fra i generi letterari di romanzo e racconto e rispettivamente il cinema e la fotografia. Lo scrittore di racconti, come il fotografo, deve essere capace di "ritagliare un frammento di realtà" che sia rappresentativo e capace di evocare qualcosa di molto più ampio.
Ancora più che in un romanzo, nel racconto non sono permesse sbavature nella tensione e nel ritmo. Già, il ritmo... C'è un notevole senso del ritmo nella scrittura di Cortàzar. Non è forse un caso che questo autore abbia un grande amore per la musica e che questa si affacci, in diversa misura, in più di un racconto.
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