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di Julio Cortázar


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Descrizione

La scrittura di Cortazar affonda le radici nella precisione realistica. I vari quartieri di Buenos Aires, gli ambienti borghesi, le atmosfere familiari, i locali dove si balla il tango: il misterioso, l'irrazionale, il tragico germogliano dalla piů corporea descrizione del quotidiano. Č proprio lě che salti nel tempo, scambi di destini, apparizioni e stregonerie prendono forma e senso: la vita segreta di una societŕ si carica di segni e tensioni inquietanti. Particolare suggestione ha il "bestiario" metafisico di Cortazar: animali invisibili, come la tigre del racconto che dŕ il titolo al libro, o immaginari, o creati dal nulla come i coniglietti della Lettera a una signorina di Parigi.

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Voto medio del prodotto:  4.5 (4.5 di 5 su 2 recensioni)


4.0Bestiario, 24-07-2011
di L. Costa - leggi tutte le sue recensioni

«Treza serie di racconti che leggo dell'artista argentino, secondo me la piů ricca stilisticamente. La scelta del fantastico come presa di distanza da un realismo di presunzione, che "crede che tutte le cose si possano capire e spiegare" e anche in risposta ad un senso di non piena appartenenza al mondo esterno. "Scrivo per deriva, per dislocamento".
L'entrata in scena del fantastico in modo dissimulato e graduale. Spesso i racconti partono con descrizioni di quotidianitŕ talmente esemplari e insistite da diventare esse stesse, per prime, inquietanti. Questa percezione schiude le porte a quella "sospensione di incredulitŕ" ( la definizione č di Coleridge) che permette l'introduzione del fantastico, ma fra reale e irreale si deve instaurare una specie di permeabilitŕ o osmosi.
Nel racconto "Lettera a una signorina di Parigi" ci viene per prima descritta la casa in cui il protagonista si trova; č un posto in cui regna un ordine ossessivo, lezioso e pedante al tempo stesso. E questa situazione di partenza ci causa piů turbamento del comico impaccio con cui il protagonista ci confessa che "di tanto in tanto mi capita di vomitare un coniglietto".
Infine la scelta del fantastico come nostalgia, come funzione compensatoria di un linguaggio che non appartiene piů all'uomo moderno e che era quello del mito e, in parte, della fiaba.
Inscrivere tutto questo nel tempo rigoroso di un racconto piuttosto che di un romanzo rende la percezione ancora piů folgorante. Interessante la similitudine che Cortŕzar fa fra i generi letterari di romanzo e racconto e rispettivamente il cinema e la fotografia. Lo scrittore di racconti, come il fotografo, deve essere capace di "ritagliare un frammento di realtŕ" che sia rappresentativo e capace di evocare qualcosa di molto piů ampio.
Ancora piů che in un romanzo, nel racconto non sono permesse sbavature nella tensione e nel ritmo. Giŕ, il ritmo... C'č un notevole senso del ritmo nella scrittura di Cortŕzar. Non č forse un caso che questo autore abbia un grande amore per la musica e che questa si affacci, in diversa misura, in piů di un racconto.
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5.0Bestiario, 20-11-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
di P. Cerutti - leggi tutte le sue recensioni

«Con efficacia e immagini fulminanti il fantastico mondo di Cortazar svela di noi e dei nostri pensieri ciň che č nascosto, spesso rimosso ma pulsa terribilmente vero, doloroso e alienato. Senza trovare vie di scampo ma con ironia. Una grande magia, grande immaginazione e sapiente conoscenza dell'umano. »

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