Berlin Alexanderplatz

Berlin Alexanderplatz

4.5

di Alfred Döblin


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Descrizione

"In questo libro ineguagliabile, epico e insieme espressionista c'è tutta Berlino com'era sul finire degli anni Venti. Ma "Berlin Alexanderplatz" sfugge alle categorie, sorprende ogni volta che lo si rilegge. Nelle sue pagine c'è così tanta energia che sembra scritto domani. Anche per questo la storia di Franz Biberkopf , "il cobra", appena uscito di prigione e terrorizzato all'idea di essere nuovamente libero, resta unica, di una bellezza, disperata e assoluta." Giuseppe Culicchia

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Dettagli del libro


Voto medio del prodotto:  4.5 (4.4 di 5 su 7 recensioni)

4.0Berlino, una città magica e pericolosa, 08-03-2012, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Lo stile di Doblin potrebbe essere un ostacolo per alcuni: si può amarlo come odiarlo, ma ne vale assolutamente la pena. Si narrano le vicende di Franz Biberkopf, nella Berlino del primo dopoguerra. Il protagonista è appena uscito dal carcere con una valigia di sogni e di buoni propositi. Il suo obiettivo principale è quello di vivere onestamente. Obiettivo difficile da raggiungere nell'ambiente nel quale si trova a vivere che è quello del sottoproletariato tedesco contornato di microcriminalità, di vite buttate nelle osterie, di prostitute. Questo libro è molto faticoso perchè è molto denso, e la narrazione è frammentaria: alla storia di Franz si affiancano stralci di altre storie senza un nesso apparente, notizie di giornale, reclame pubbicitarie e canzoni del tempo, addirittura il bollettino metereologico... E dopo aver arrancato pagina dopo pagina per inserirti in quel flusso narrativo, all'improvviso ci sei dentro, e vedi non cogli occhi di Franz ma vedi quello che vede lui, a 360 gradi.
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5.0Berlin Alexanderplatz, 01-08-2011
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Vive e muore attraverso le sorti del protagonista, un uomo comune, forse anche banale. L'uomo ha intenzione di essere onesto, ma la vita, maligna, gli fa lo sgambetto. Viene ingannato, viene trascinato nel delitto, e infine... L'autore continua, io no. Preferisco citare Claudio Magris: "Berlin Alexanderplatz" è uno dei più bei libri della letteratura del Novecento dedicati all'inadeguatezza e insieme alla sorda resistenza del singolo, un libro che si identifica, nel suo stesso stile e nella sua struttura, con quell'inadeguatezza e con quella resistenza.
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4.0Moderno come una tragedia greca, 12-04-2011
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Un romanzo moderno scritto come se fosse un coro greco. La tragedia è infatti quella di un intero popolo, ma la storia è quella di piccole persone a mala pena degne di attenzione. Una scrittura apparentemente semplice composta di mille richiami classici. Un bellissimo racconto. Una sensibilità enorme e senza un velo di pietà. Molto bello.
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5.0Franz Biberrkopft, 12-03-2011
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Un bellissimo romanzo, in cui Alfred Doblin racconta anzitutto la vita e la miseria della vita dei diseredati berlinesi nel primo ventennio del Novecento. E' una vita dura, segnata dalla miseria, dalla fame e dalla violenza. Con questa realtà si deve confrontare Franz Biberrkopf, di cui il libro racconta le epiche vicende. Un romanzo poderoso, che richiede un buon grado di attenzione.
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4.0Passeggiare per Berlino fine anni '20, 16-02-2011
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E' un libro che chiede del tempo prima di essere compreso.
Anche la scrittura stessa: nelle prime pagine mi ha dato l'impressione che fosse piena di errori di traduzione, e pensavo di aver acquistato una cattiva edizione dell'opera; poi, invece, si trattava solo di abituarsi allo stile di Doblin, che vuole essere un pò confusionario, ma allo stesso tempo ricco di dettagli.
Si legge il libro e sembra di passeggiare per le strade di Berlino fine anni '20, con i venditori di giornali, le osterie, sembra di respirare i fumi e gli odori della città. Ci sono alcuni capitoli che sono esclusivamente descrittivi di ciò che sta avvenendo in città in quel dato momento: quante persone sono morte, di che cosa, quanti bambini sono nati, il livello di disoccupazione, quello di delinquenza, le condizioni metereologiche.
Sembra quasi che sia la storia che fa da contorno all'ambientazione e non viceversa.
Doblin ci scaraventa dentro al mondo della Berlino dei diseredati e dei delinquenti, dove fare furti e prostituirsi sembra essere la cosa più naturale del mondo, e lo fa adattando la propria scrittura al tema del racconto.
Frank Biberkopf è un'eroe di questo mondo, che uscito di prigione cerca di redimersi vivendo onestamente, ma le vicissitudini non glielo consentono e allora la sua esperienza degenera.
Un bel libro, che ti parla, ti racconta, ti spiega, non un'opera passiva che aspetta solo di essere letta, ma un'insieme di pagine che ti guidano in un'esperienza di vita quantomai singolare.
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4.0Molto particolare, 08-02-2011
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Si tratta del primo romanzo dell'autore e narra delle vicende di tale Franz Biberkopf che, appena uscito dal carcere per aver ammazzato la sua ragazza, decide di ricominciare a vivere da persona onesta. Così si avvia per la sua strada e l'autore si sbizzarrisce nel raccontare le sue vicende. Uno stile molto particolare, decisamente poco scorrevole ma che comunque serve a dare l'idea di emozioni interne e sensazioni esteriori. Diciamo che è si tratta di un romanzo figlio della sua epoca (è uscito nel 1929), ma la cui tematica risulta molto attuale anche oggi. Vi lascio con un solo dubbio: riuscirà il nostro protagonista a camminare sulla retta via? A voi l'onore di scoprirlo.
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5.0Capolavoro, 17-05-2009, ritenuta utile da 4 utenti su 4
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Che sia un capolavoro lo avranno già detto in tanti ma voglio dirlo anche io. Lo si capisce subito dallo stile inimitabile, partecipe ma distaccato, col quale Döblin sa dissimulare e insieme denunciare vigorosamente il suo profondo disgusto verso la robottizzazione della società, già imperante nella Berlino del primo dopoguerra (stava infatti arrivando il nazismo). Fanno rabbrividire di compartecipazione le pagine di umorismo nerissimo e insieme l'amore col quale l'autore precede ed insegue, inquadra ed illumina, le banali vicende umane di un individuo dal volto di massa, giungendo a fare di lui un personaggio storico o, se si vuole, epico: cioè l'eroe eponimo di questo autentico poema in prosa che si chiama Berlin Alexanderplatz, ma che poteva a buon diritto essere intitolato a Franz Biberkopf, se il protagonista, con una coerenza che lo spinge fino al sacrificio estremo del diritto alla distinguibilità della propria storia personale, non fosse stato fino in fondo eroe dei non eroi, il cui solo volto possibile è il selciato fatto di piedi di una piazza.
Si tratta quindi di un libro da leggere "bene" frase dopo frase e poi meditare ritornandoci su di tanto in tanto - in principio forse un lavoro, ma mai una noia - se si vuole assaporarne pienamente il gusto dolce amaro dell'umorismo e attingere qualcosa di sempre più eroicamente profondo dai silenziosi meandri della psiche umana. Ovviamente voto massimo.
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