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Di bene in peggio. Istruzioni per un successo catastrofico

Di bene in peggio. Istruzioni per un successo catastrofico

di Paul Watzlawick

4.0

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Chi non ha sperimentato il bisogno di certezze e il desiderio di arrivare al fondo delle cose, di comprendere davvero, rinvenendo quelle che Paul Watzlawick definisce "ipersoluzioni"? La ricerca di soluzioni radicali e definitive, seppure nasce con le migliori intenzioni, è alla fine un modo di affrontare i problemi che ha inevitabilmente effetti controproducenti. Non per nulla la saggezza popolare dice che "le vie dell'inferno sono lastricate di buone intenzioni". Il libro intende mettere in guardia gli adolescenti come gli anziani, i sadici come i masochisti, da questa estrema ed erronea ricerca di totalità, e dall'intransigenza dell'alternativa radicale, del "tertium non datur".

Note su Paul Watzlawick

Paul Watzlawick nacque a Villach il 25 luglio del 1921. Dopo aver conseguito il diploma di maturità a Villach, si trasferì a Venezia. Qui, nel 1949, presso l’Università Ca’ Foscari, ottenne due lauree, una in Filosofia e una in Lingue Moderne. Successivamente frequentò a Zurigo l’ l'Istituto di Psicologia analitica Carl Gustav Jung , conseguendo il diploma di analista nel 1954. Trascorse quindi un periodo viaggiando. Passò un anno in India, dove apprese delle idee che ispirarono alcune sue successive teorie, per poi dirigersi in America, dove a partire dal 1957 iniziò ad insegnare Psicoterapia all’Università di El Salvador e presso la Temple University di Philadelphia. Nel 1960 conobbe D. D. Jackson, fondatore del Mental Research Institute di Palo Alto e uno dei più illustri psichiatri americani, e si unì al gruppo della Scuola di Palo Alto. Qui si dedicò allo studio della Comunicazione Umana e iniziò a pubblicare alcuni scritti in materia, tra cui “A Review of the Double Bind Theory” (1963) e “An Anthology of Human Communication” (1964). Assieme a J.H. Beavin e D.D. Jackson, nel 1967 pubblicò "Pragmatica della comunicazione umana", un caposaldo della psicologia mondiale. A questo volume, seguirono molti altri saggi ed approfondimenti che lo resero uno dei più stimati teorici della teoria della comunicazione e del costruttivismo radicale. Nel 1976 divenne professore associato del Dipartimento di Psichiatria e Scienza del Comportamento all'Università di Stanford. Nel 1987, in seguito all’incontro con Giorgio Nardone, tornò in Italia dove fondò il Centro di Terapia Strategica di Arezzo. Da qui portò avanti i suoi studi e diffuse le sue teorie anche in Europa. Assieme a Giorgio Nardone pubblicò numerosi saggi, tra cui “L’arte del cambiamento”, del 1990. Morì a Palo Alto il 31 marzo del 2007.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 2 recensioni)

4.0Un invito alla riflessione, 28-01-2012
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L'"ipersoluzione" è una errata modalità di soluzione dei problemi che conduce ad esiti paradossali, contrari rispetto agli esiti desiderati. Può essere felicemente rappresentata dal famoso motto: "operazione perfettamente riuscita, paziente deceduto". L'"ipersoluzione" nasce e si sviluppa all'interno del "manicheismo", del radicale dualismo di cui è intrisa buona parte della cultura contemporanea. Tra due apparenti alternative esiste sempre una terza possibilità, al di là delle facili e tentatrici ipersoluzioni (sì-no, dentro-fuori, bene-male, ecc. ) Ma, attenti, anche la via di mezzo potrebbe rappresentare una "ipersoluzione"...
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4.0Fonte di produttive riflessioni, 05-07-2011, ritenuta utile da 3 utenti su 3
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Il titolo è accattivante, il testo è utile per riflessioni suol quotidiano e tormentato vivere dell'essere umano. L'emiente studioso di comunicazione, uno dei più grandi maestri della scuola di Palo Alto, spiega in modo piu' comprensibile (ma necessariamente meno completo) che non nel manuale per psicoterapeuti "Change", perchè spesso le "soluzioni di buon senso" ai problemi che incontrariamo nella vita, finiscono per produrre peggioramentoi della situazione, mentre paradossi, reali o apparenti, la risolvano. E' una questione di punto di osservazione del mondo, di elasticità mentale, e di inquinamento culturale del principio aristotelico (o secondo altri manicheo) in base al quale per forza il mondo è governato dalla regola dell'autaut. Ossia, in presenza di due opposti, uno è vero e l'altro è falso. E che il contrario del male è per forza il bene. Questa impostazione, insieme all'equivoco della moltiplicazione dei fattori e altri minori, ci induce in equivoci disastrosi. Quelle che l'autore definisce "ipersoluzioni".
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