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I benandanti

I benandanti

di Carlo Ginzburg

4.5

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Recensioni degli utenti

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Voto medio del prodotto:  4.5 (4.7 di 5 su 3 recensioni)

5.0Un'opera seria e piacevole., 14-02-2012
di - leggi tutte le sue recensioni
L'opera migliore per avvicinarsi all'antica e misteriosa natura dei benandanti, uomini o donne destinati a difendere le comunità e i raccolti dalle streghe. Un libro di piacevole lettura, che si addentra nella storia semisconosciuta (fino all'Inquisizione) di questa tradizione che abbraccia zone friulane, slovene e austriache. Lo studio si delinea con precisione filologia e storica, sviluppando una teoria coerente che merita ulteriori approfondimenti. L'opera analizza gli aspetti delle battaglie notturne, le processioni dei morti e il rapporto con gli inquisitori e le streghe. Un tuffo nel folklore svolto con rigore e passione.
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4.0I Benandanti, 03-03-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Opera magistrale, davvero ben orchestrata. Consigliato. Non cercherò di vendervi niente nelle poche righe di questo commento, limitandomi a descrivere l'immagine sospesa al cuore di questo libro, posto agli esordi dello percorso di Ginzburg, storico che ha indagato il fenomeno della stregoneria con una rara finezza capace di proporre riflessioni che vanno molto oltre il confine all'interno del quale sono state formulate. Al centro del libro l'incontro di due mondi totalmente alieni: gli inquisitori della chiesa, uomini colti, dallo sguardo affinato dall'odio, istruiti all'interno di una cultura profondamente articolata sulla verbalità e sulla scrittura, sulla logica, su un sapere tradizionale che è stato patrimonio dell'occidente. Dall'altro lato i Benandanti, uomini indicati collettivamente con questo termine, uomini che riferivano fatti prodigiosi e totalmente incomprensibili. Uomini ignoranti, incapaci di leggere o di esprimersi con il linguaggio raffinato degli inquisitori, uomini dediti a umili mestieri, riferivano come di notte abbandonassero il proprio giaciglio per andare a combattere, in volo, armati di mazze di finocchio, contro stregoni armati di canne di sorgo che sciamavano volando sui campi coltivati, attentando alla loro fertilità, salvando quindi la propria gente dalla minaccia della carestia. Ginzburg riesce ad esprimere molto efficacemente l'incredulità e le difficoltà degli uomini di chiesa posti di fronte a qualcosa che non erano minimamente in grado di capire, oltre che di credere; questa incomprensione che rende inizialmente mite il giudizio della Inquisizione, con il tempo si trasforma, finendo fatalmente con l'illuminare le terre del Friuli con le fiamme sinistre dei roghi. Questo è il punto di partenza delle riflessioni di Ginzburg, che nei libri successivi indaga il sabba e la stregoneria dipanando il filo di una ricerca che lo porterà molto indietro nel tempo, fino a scoprire in "Storia notturna" figure totalmente ignote alla cosiddetta cultura alta, tenacemente sopravvissute e ben presenti nel cuore della cultura in cui sono cresciuti donne e uomini del popolo. L'incontro, il tentativo di dialogo, l'incomprensione, lo scontro tra uomini appartenenti a realtà così profondamente aliene, e quindi tra le culture di cui questi uomini fanno parte è descritto con una ricchezza di armoniche straordinaria; l'accurata descrizione del mondo fantastico in cui i Benandanti vivevano con piena convinzione di partecipare a una realtà altrettanto vera di quella della loro fatica quotidiana stacca la loro circoscritta vicenda dallo sfondo di quel tempo e di quella società e fa avvertire in modo contemporaneamente oscuro e nitido quella parte di storia che è in realtà un fiume sotterraneo, non percepito eppure presente; infine, la capacità dell'autore di muovere da fatti minuti arrivando alle conclusioni (che definirei sinfoniche) degli studi più tardi costituisce, oltre che uno spettacolo in sé, una testimonianza preziosa delle profondità abissali a cui può portare l'attenzione e il metodo di uno studioso.
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5.0I Benandanti, 02-10-2010, ritenuta utile da 2 utenti su 2
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quando vedo su un banco di libreria uno di quei tomi di centinaia di pagine, con titoli a sensazione e copertine a tinte forti che pretendono di spiegare che cosa sia stata la stregoneria, mi viene il nervoso e penso a Carlo Ginzburg.
In questo libro, circa 250 pagine di piccolo formato, il più originale storico modernista italiano in attività, ricostruisce una vicenda di ritualità magica, senza fronzoli, ma con grande rigore filologico.
E' stato il primo a ri-scoprire questi tipetti dei benandanti e poi molti ne hanno approffittato ma, a mio giudizio, l'originale resta sempre il migliore.
Uno di quei lavori dai quali si può evincere che la storiografia seria forse è un "mattone", ma non è mai una palla.
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