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Bartleby lo scrivano

Bartleby lo scrivano

di Herman Melville

4.5

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Voto medio del prodotto:  4.5 (4.4 di 5 su 8 recensioni)

3.0Bartleby lo scrivano, 15-07-2014
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Il libro è narrato dal titolare di uno studio legale di Wall Street, a New York. Egli ha già tre dipendenti, ma decide ugualmente di assumere un altro scrivano, Bartleby, un tipo molto strano. Quest'ultimo risponde agli ordini dicendo: «preferirei di no». Il narratore, in seguito, scopre che Bartleby non ha né casa né amici e vive nello studio, così l'avvocato decide di trasferire altrove la sua attività per allontanarsi da quell'inquietante presenza. I nuovi inquilini di Bartleby lo fanno poi arrestare per vagabondaggio, così l'uomo muore in prigione, di inedia, perché preferisce non mangiare.
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4.0Bartleby, 26-09-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Opera breve e inquietante, ma di un angoscia quai postmoderna, il testo dovette sembrare un corpo extraterrestre ai lettori del XIX secolo, che nulla sapevano di avanguardie e tanto meno di buchi neri, energia quantistica, particelle subatomiche che sembrano il presupposto di un personaggio, anzi di un non personaggio come Bartleby. Sarebbe stato necessario che arrivasse il postmoderno e un autore iperletterario come Vila-Matas perché l'oscuro copista di Wall Street diventasse l'archetipo del non scrittore.
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4.0Bartleby lo scrivano, 05-08-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Se potete vi consiglio di procurarvi l'edizione con testo inglese a fronte. Vero che qui siamo nel puro Melville, quello dove l'atmosfera conta più dei fatti, che sono pochi: un avvocato, i suoi copisti, l'arrivo di Bartleby che non si integra nello studio e ad un certo punto si tira fuori, con quello che diventerà il suo celebre motto "I would prefer not to". Il resto è ricamo. L'ambientazione a New York, in una Wall Street dove lo studio dell'avvocato si affaccia su un cortile chiusa da una parete. Mi sfugge, nonostante il tentativo dell'introduzione di chiarirlo, il perché della vicenda. Certo, qualcuno, ad un certo punto, messo di fronte a qualcosa che non si sente in grado di fare, può assumere l'atteggiamento dello scrivano, il suo "preferirei di no". E quella cortesia disarmante può distruggere mondi interi. Una specie di Gandhi cento anni prima. Ma con una grande, sostanziale diversità: per cosa lotta Bartleby? Qual è lo scopo del suo diniego? Rifiutare un mondo che sta iniziando ad uccidere tutti i valori, ma per cosa? Qui si è arenata la mia empatia con la scrittura. Non sono riuscito a capire lo sforzo verso cui tende la sua resistenza passiva. E non capendolo, mi sono trascinato nella scrittura, staccandomene un po' e trovandola proprio americana. Anzi di uno di quei caffè americani, che si dice contengono molta più caffeina del nostro espresso, ma che, al mio gusto, rimangono una brodazza mal ingurgitabile. Ottima la lingua, niente da dire sulla traduzione, forse troppo didascaliche le note (sembrava ripercorrere una mini guida di New York), forse ci voleva almeno un amaro finale (e non un finale amaro).
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5.0Bartleby lo scrivano, 04-08-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Bartleby lo scrivano è un romanzo che si presenta subito enigmatico. La trama, lo stile, i personaggi... Subito vengono espressi con estrema semplicità e chiarezza. Ma il lettore continuando nella lettura avverte quasi inconsciamente una forza misteriosa, un dubbio celato: che sia semplice passività, quella di Bartleby, nel negare ogni richiesta con il suo " I would prefer not to"? E' così stupafecente come un romanzo così "tranquillo" (rispecchiando nel suo stile proprio il protagonista) possa contenere in sè verità così profonde e di una tristezza così palpabile.
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4.0Da distribuire negli uffici, 03-02-2011
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Se questo libro circolasse e prendesse piede ci sarebbe da ridere e da piangere per chi siede nei piani alti, delle fabbriche e degli studi intendo. Di sicuro è un libro che può sempre tornar utile a chi nella sua vita non è abituato a dire: "No, grazie".
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5.0Mitopoietico, inebriante, precursore di Kafka, 04-12-2010, ritenuta utile da 1 utente su 2
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La storia ruota intorno al silenzio fendente di una figura senza contorni, tenera ma allo stesso tempo rocciosa nella sua fermezza scandita dal ritornello 'preferirei non farlo' ( 'I would prefer not to do ') , che scava il lettore lungo l'interrogarsi affannato del datore di lavoro del nostro, che è voce narrante della storia, voce comica degli ingranaggi della società, che si ostina, esterefatto dal cortocircuito creato da Bartleby, a perseguire cercando in un misto di preoccupazione e affetto e prodigalità di compassione e paura del vuoto, di dare un senso, un fine, un passato a questo personaggio sbucato dal nulla e che nel nulla farà ritorno lasciando la sua indelebile traccia nei nostri cuori e il suo mistero flebile a rimbombarci a lungo nelle orecchie.
Quando lessi questo libro rimasi letteralmente sgomento con un rivolo di amaro comico in bocca, leggere questo racconto è veramente una esperienza profonda come un mal di mare in terra ferma.
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5.0da leggere, 09-08-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Non conoscevo Melville sotto questo aspetto! Veramente piacevolissima questa storia del giovane scrivano. Per nulla pesante ne' nel linguaggio ne' nella trama. Non so se lo avete scartato dalla vostra lista... io preferirei di no....
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5.0I would prefer not to , 06-07-2010, ritenuta utile da 4 utenti su 4
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Il racconto è di una modernità sconcertante, sia per lo stile (neutro, senza increspature una sorta di "pre-minimalismo") che per le tematiche. Bartleby "il più sconosciuto degli uomini" è un antecedente di tanti eroi novecenteschi imbrigliati dal mondo esterno troppo diverso dal sè, il mondo dell'utile, del guagadno, dei simulacri. La sua è una sorta di autodistruzione, una volontaria ritirata dal mondo dei vivi, produttivo ed economico, verso una "non vita", una passiva riflessione sul senso esistenziale.
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