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Barnabo delle montagne

Barnabo delle montagne

di Dino Buzzati


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Voto medio del prodotto:  4.0 (4.3 di 5 su 4 recensioni)


4.0Malinconico, 03-05-2012
di T. Rossi - leggi tutte le sue recensioni

«Un racconto che non ha molto di fantastico (forse solo il personaggio dell'asino) , ma che è ricca di atmosfere "particolari". Le montagne della Valle delle Piave dopotutto esistono davvero, eppure qui sembrano quasi un ambiente fuori dal nostro mondo. L'argomento dell'ineluttabilità dello scorrere del tempo che permea lo scritto mi ha messo addosso un po' di tristezza. »

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4.0Barnabo delle montagne, 26-09-2011
di G. Volpi - leggi tutte le sue recensioni

«Romanzo che pur nella sua brevità riesce a conservare tutto lo splendore della prosa migliore di Buzzati, con l'immensità della montagna, raccolta in un silenzio al tempo stesso imperioso e sublime, che crea un'atmosfera magica tale da rapire l'attonito escursionista, o comunque da lentamente attrarre a sé l'uomo che ritrova in essa un senso della vita in completa armonia con il creato.
C'è anche l'attesa di Bàrnabo nel il desiderio di riscattarsi, attesa che sarà il fil rouge di un'opera successiva di grandissimo valore, Il deserto dei Tartari. In un certo senso il personaggio di Bàrnabo anticipa, pur in veste diversa, quello del tenente Drogo, in questo tempo sospeso che fa dimenticare il trascorrere dei giorni, stregati rispettivamente dalla montagna e dal deserto, tutti intenti inconsciamente a ricercare e a concretizzare un senso della propria esistenza.
La costruzione del racconto, denso di metafore, l'aria fiabesca che vi si respira nella comunione con una natura spettatrice imparziale dei tentativi dell'uomo di affermarsi come essere privilegiato, le descrizioni dei paesaggi, gli affascinanti misteri dell'ambiente evidenziano una propensione naturale di Buzzati verso il fantastico, ma contingentata ai luoghi dove egli, più che vissuto, ha soggiornato da appassionato escursionista.
E se Il deserto dei Tartari è stato ispirato dalla solitudine in cui si trovava da giornalista nella sua stanzetta presso Il corriere della sera, in Bàrnabo delle montagne c'è tutta la meraviglia verso la maestosità della montagna che lo accompagnerà per tutta la vita.
In particolare, oltre agli umani, sembrano avere un'anima anche gli alberi, i torrenti, il vento, la nuda roccia, circostanza che mi induce a pensare che in Buzzati sia emersa una visione celtica del mondo, propria di chi cerca di vivere in armonia con il creato.
Comunque si resta stupiti per il fascino di questa narrazione, per la fantasia che la pervade e che porta il lettore a fantasticare, a vedere questo mondo magico come se fosse presente, come se ne fosse parte.
La lettura, ovviamente, è più che raccomandabile.
»

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4.0Bàrnabo delle montagne, 01-11-2010
di L. Ciofani - leggi tutte le sue recensioni

«Buzzati sa creare ottime atmosfere usando pochissimi particolari.
Questo è il suo primo libro, scritto nel lontanissimo 1933.
La vita di allora era veramente dura.
Però le genti provavano a dare il massimo e a cercare innanzitutto di cavarsela per vivere in maniera dignitosa. Bàrnabo è un ottimo personaggio, che assomiglia un pochino a quelli che imperversano nei libri moderni.
Esiste la trasposizione cinematografica.
»

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5.0La magia della natura, 12-09-2010, ritenuta utile da 3 utenti su 4
di R. Montagnoli - leggi tutte le sue recensioni

«Bàrnabo delle montagne, scritto nel 1933, è stato il primo romanzo di Dino Buzzati. Opera breve, tuttavia ha in sé i germi di tutta la produzione successiva, con l’immensità della montagna, raccolta in un silenzio al tempo stesso imperioso e sublime, che crea un’atmosfera magica tale da rapire l’attonito escursionista, o comunque da lentamente attrarre a sé l’uomo che ritrova in essa un senso della vita in completa armonia con il creato.
C’è anche l’attesa di Bàrnabo nel il desiderio di riscattarsi, attesa che sarà il fil rouge di un’opera successiva di grandissimo valore, Il deserto dei Tartari. In un certo senso il personaggio di Bàrnabo anticipa, pur in veste diversa, quello del tenente Drogo, in questo tempo sospeso che fa dimenticare il trascorrere dei giorni, stregati rispettivamente dalla montagna e dal deserto, tutti intenti inconsciamente a ricercare e a concretizzare un senso della propria esistenza.
La costruzione del racconto, denso di metafore, l’aria fiabesca che vi si respira nella comunione con una natura spettatrice imparziale dei tentativi dell’uomo di affermarsi come essere privilegiato, le descrizioni dei paesaggi, gli affascinanti misteri dell’ambiente evidenziano una propensione naturale di Buzzati verso il fantastico, ma contingentata ai luoghi dove egli, più che vissuto, ha soggiornato da appassionato escursionista.
E se Il deserto dei Tartari è stato ispirato dalla solitudine in cui si trovava da giornalista nella sua stanzetta presso Il corriere della sera, in Bàrnabo delle montagne c’è tutta la meraviglia verso la maestosità della montagna che lo accompagnerà per tutta la vita.
In particolare, oltre agli umani, sembrano avere un’anima anche gli alberi, i torrenti, il vento, la nuda roccia, circostanza che mi induce a pensare che in Buzzati sia emersa una visione celtica del mondo, propria di chi cerca di vivere in armonia con il creato.
Comunque si resta stupiti per il fascino di questa narrazione, per la fantasia che la pervade e che porta il lettore a fantasticare, a vedere questo mondo magico come se fosse presente, come se ne fosse parte.
La lettura, ovviamente, è più che raccomandabile.
»

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