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La baracca dei tristi piaceri

La baracca dei tristi piaceri

di Helga Schneider


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Descrizione

Stava lì, l'aguzzina delle SS, capelli biondi e curati, il rossetto sulla bocca dura, l'uniforme impeccabile... Stava lì e pronunciò con sordida cattiveria: Ho letto sulla tua scheda che eri la puttana di un ebreo. È meglio che ti rassegni: d'ora in poi farai la puttana per cani e porci". Così racconta l'anziana Frau Kiesel all'ambiziosa scrittrice Sveva, dando voce a un dramma lungamente taciuto: quello delle prigioniere dei lager nazisti selezionate per i bordelli costruiti all'interno stesso dei campi di concentramento, con l'ipocrita e falsa giustificazione di voler limitare l'omosessualità tra i deportati. Donne i cui corpi venivano esposti ai sadici abusi delle SS e dei prigionieri maschi - spesso veri e propri relitti umani che malgrado tutto preferivano rinunciare a un pezzo di pane per scambiarlo con pochi minuti di sesso. Donne che alla fine della guerra, schiacciate dall'umiliazione e dalla solitudine, invece di denunciare quella tragedia fecero di tutto per nasconderla e seppellirla dentro di sé. In questo capitolo della memoria storica personale e collettiva, Helga Schneider continua, con lucidità e compassione, ma anche con implacabile giudizio, a dare testimonianza di ciò che è accaduto perché non si ripeta mai più.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4.1 di 5 su 7 recensioni)


3.0La baracca dei tristi piaceri, 24-07-2011, ritenuta utile da 1 utente su 2
di M. Ferrante - leggi tutte le sue recensioni

«Romanzo ambientato ai tempi del terzo reich, una testimoninza atroce e crudele. Questo la dice lunga su quanto abbiano più avuto vergogna del Male le vittime dei carnefici. Tanta vergogna da rimuovere fette e fette di vita o, piuttosto, di non-vita. Ne consiglio assolutamente la lettura per prendere coscienza anche di un altro, crudelissimo, aspetto di ciò che è stato, però, da un punto di vista strettamente narrativo non aspettatevi granché. E questo è un peccato, se solo la Schneider ci si fosse applicata di più avrebbe potuto uscirne fuori un'opera pregevole proprio grazie allo spessore dei contenuti.
Tre stelline a malincuore.
»

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4.0La baracca dei tristi piaceri, 17-07-2011
di L. Ciofani - leggi tutte le sue recensioni

«E' una storia triste, forse la più triste che io abbia mai letto. Credo che l'autrice sia riuscita a riportare questo tabù storico in modo eccellente, inserendo il racconto di una soppravvissuta in una cornice moderna, senza cadere nel racconto biografico. Ho apprezzato soprattutto il fatto che non si sia soffermata sulla "perversione" della storia ma che abbia parlato degli effetti che la vicenda ha avuto sulla protagonista e come abbia influito sulle sue scelte e sulla sua vita matrimoniale. Una sola critica, e va per la storiella di Marco: forse l'autrice intendeva fare un parallelo con la storia Adolf... Ma non è riuscito, e il finale in questo senso resta una mezza delusione.»

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5.0Toccante e sconvolgente, 14-07-2011, ritenuta utile da 2 utenti su 2
di C. Corno - leggi tutte le sue recensioni

«Bisogna essere preparati a quello che si leggerà in questo libro che narra la toccante e straziante storia di una giovane che si prostituisce in un campo di concentramento nazista. Davvero duro e crudo per la tematica che tocca, ma una lettura vivamente consigliata per scoprire un altro aspetto della storia che spesso non si conosce»

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3.0Contenuto ok, contenitore bocciato, 23-03-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
di L. Klobas - leggi tutte le sue recensioni

«Il tema trattato è uno di quelli che apre una nuova ferita legata al Nazismo e ai campi di concentramento in generale.
La pratica di ridurre a prostitute donne qui internate è un qualcosa che va a svilire ancora di più la femminilità e la dignità delle donne.
Nel caso della protagonista la questione è ancora più amata visto che lei, ariana, è stata deportata in un campo per aver avuto relazioni con un ebreo, il che sta a significare (cosa che la Schneider fa spesso nei suoi libri) che anche i tedeschi hanno avuto dalla guerra e dai nazisti i loro grandi problemi.

Quindi vada per l'argomento, ma sullo stile (sul genere intervista fatta da una scrittrice alla testimone di questa vicenda) avrei da dire. Avrei gradito che non ci fossero sti fronzoli da romanzo, assolutamente inutili, ma si facesse un qualcosa di più asciutto, stile reportage.
»

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5.0Da leggere, 19-02-2011, ritenuta utile da 1 utente su 2
di C. Torrente - leggi tutte le sue recensioni

«Un romanzo che dovremmo leggere tutti, per non dimenticare, per scoprire a cosa può arrivare la crudeltà "umana".
Per usare le parole della scrittrice "una testimonianza di come il senso dell'umano era stato violato durante il regime di Hitler; di come il valore assoluto della vita e della dignità dell'individuo era stato brutalmente calpestato dai nazisti".
»

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5.0Prigioniere abili al lavoro, 25-11-2010, ritenuta utile da 3 utenti su 4
di M. Ceriali - leggi tutte le sue recensioni

«Anche queste deportate considerate abili per questo lavoro sia per costrizione o per propria volonta', hanno sofferto le stesse pene di tutti gli altri deportati. Vivevano anche esse a contatto ogni giorno con la morte sistematica e programmata del campo di sterminio Tedesco. Costrette alla prostituzione chiamata lavoro, venivano derubate della loro femminilita' e usate come pezzi di ricambio dei macchinari industriali usati per la grande industria di annientamento di esseri umani. Anche queste prigioniere, come tutti gli altri deportati, possono darci testimonianze dell'entita' del crimine commesso da Hitler, i suoi coolaboratori e da tutti coloro che col silenzio e indifferenza si sono resi complici.»

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4.0Per non dimenticare, 16-11-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
di G. Lombardo - leggi tutte le sue recensioni

«Si pensa di sapere tutto del nazismo, dei campi di concentramento, dell'eccidio degli ebrei e delle altre vittime "predilette" dagli uomini della croce uncinata... E si avvertono talvolta reazioni quasi infastidite verso chi ci riporta indietro a vedere "ciò che è stato". Un libro come questo ha il merito di obbligarci a riflettere ancora, ma soprattutto di farci conoscere un aspetto di quell'orrore poco scandagliato dalla letteratura e dalla pubblicistica. »

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