La ballata di Iza

La ballata di Iza

4.5

di Magda Szabò


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Descrizione

Quando muore il marito Vince, un giudice che durante gli anni del fascismo ungherese aveva subito gravi torti, la vecchia signora Szocs si ritrova completamente sola nella modesta casa di famiglia nella campagna ungherese. È allora che la figlia Iza, una dottoressa di successo che vive sola nel rigore di Budapest, decide di portare la madre a vivere con sé. Ma nella nuova casa, perfetta e confortevole come vuole la posizione di Iza, la signora Szocs non si trova affatto a suo agio: tutto è troppo freddo e senza vita, proprio come Iza. E così, a poco a poco, la fragile donna si chiude in un mutismo impenetrabile, affievolendosi inesorabilmente fino al giorno in cui non decide di ritornare al suo villaggio per compiere un gesto inatteso e liberatorio.

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Dettagli del libro


Voto medio del prodotto:  4.5 (4.6 di 5 su 5 recensioni)

4.0Tragico, 25-03-2011
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Quando il dolore e la disperazione avvolgono e attanagliano l'anima sembra non esserci una via d'uscita. La sofferenza permea questo romanzo e viene travasata in modo inesorabile. Un romanzo tragicamente attuale nella crudezza del racconto di chi, dalla disperazione sembra sopraffatto.
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5.0La ballata di Iza, 15-11-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Le prove che dobbiamo superare: il lutto, il rapporto con i genitori, con il partner. I silenzi. I pensieri che vorrebbero diventare parole ma si fermano a fior di labbra. Iza cerca di essere perfetta, prende le distanze dai suoi genitori e quindi dal passato. Dal suo passato e da quello della sua terra. I genitori rappresentano la vecchia Ungheria, con le stufe a legna, vecchie case, il risparmio e gli stenti. I giovani invece viaggiano in aereo e vivono in case con il riscaldamento ad aria calda. Due mondi che si scontrano e non si capiscono; e il vecchio deve soccombere al nuovo. E' giusto cosi. E' naturale che sia cosi. Iza forse è egoista e assolve se stessa nell'affetto per la vecchia madre. Ma non si ama trapiantando le persone e strappandole dalla loro vita, anche se l'intenzione è quella di migliorarla. Vivere nella sensazione di sentirsi goffi e fuori posto non è vivere. Il mondo interiore si dilata fino a riempire le ore vuote, il passato condensato nel presente rasenta la follia. La catatonia. Le parole non dette possono ferire al punto di uccidere. Un profondo senso di malinconia permea le pagine di questo romanzo. Terribilmente attuale.
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5.0La ballata di Iza, 11-10-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Bravissima questa scrittrice ungherese che non conoscevo e devo dire, purtroppo! E' una storia amara, malinconica che mi ha lasciato un sacco di sensazioni dentro, di tutti i colori. E' la storia di una madre rimasta vedova e della figlia (Iza appunto) con cui va a vivere. Sono i primi momenti, quelli in cui si inizia a rielaborare il lutto, difficili, a volte quasi onirici, dolorosi e paradossalmente liberatori. Chi ha avuto una parente o comunque qualcuna vicino, anziana e reduce da un lutto, ritroverà nella figura di Etelka le manie, i comportamenti, le fissazioni, il senso di indeguatezza di inutilità, la confusione, lo smarrimento e i tratti tipici di colei che rimane sola dopo una vita vissuta al riparo del proprio compagno.
L'amore di Iza invece, sta al confine con l'egoismo, l'avarizia nel darsi e la viltà. I personaggi sono profondi e complessi, ma molto vivi e veri. Mi ha colpito il riferirsi dell'autrice al personaggio della madre, chiamandola raramente con il nome che le ha dato, Etelka, ma quasi sempre appellandola come "la vecchia", in un modo che per il nostro linguaggio risulterebbe offensivo e che invece nelle pagine del libro appare quanto mai vero. Una lettura splendida che mi è spiaciuto sia finita..
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5.0La ballata di Iza, 29-09-2010
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È un romanzo duro, questo, pur nella apparente pacatezza della sua prosa. Un romanzo che si insinua in ogni piega della mente, depositandovi tracce indelebili, cicatrici dolorose.
Magda Szabò è maestra nel tratteggiare fin nelle sfumature più sottili e segrete i moti dell’animo e indaga con precisione minuziosa i meccanismi che, nel bene e nel male, sovrintendono ai rapporti tra le persone: dai più intimi, quali i legami di sangue, l’amicizia e l’amore, a quelli meno stretti e assidui della vita di quartiere, lavorativa o cittadina.
Debolezze e meschinità, piccole e grandi manie, aspirazioni grandiose o futili; coraggio, generosità, invidie, gelosie, progetti e ideali più o meno manifestamente espressi… Nulla sembra sfuggire a questa magnifica scrittrice e alla sua penna lieve e arguta insieme.
Una tensione sospesa e progressivamente crescente attraversa le pagine di questo libro, creando un senso di attesa quasi spasmodica di una “rivelazione”, che scopra finalmente l’elemento motore che ha scatenato il dramma. Sarebbe tuttavia erroneo aspettarsi dichiarazioni altisonanti o eventi memorabili, in quanto il dramma si genera interamente e silenziosamente nell’intimo di persone comuni che conducono esistenze del tutto ordinarie. Straordinario invece è il modo in cui vengono ritratte queste esistenze e queste persone, tanto che ognuna di esse, con la sua storia, potrebbe considerarsi protagonista di un proprio racconto autonomo.
È un romanzo d’amore, questo. Nonostante che di amore in fondo si parli soltanto marginalmente. Amore tra un uomo e una donna, tra una figlia e i genitori, tra genero e suoceri, tra infermiera e paziente.
E straordinario è il messaggio che scaturisce dalle vicende, ossia che amare qualcuno, chiunque esso sia, non ci autorizza a pianificare la sua vita in base alle nostre esigenze o a ignorare i suoi bisogni, i suoi desideri, i suoi ricordi, in nome di un egoistico senso di protezione, facendone una persona infelice, inutile e viva soltanto a metà. Così per essere amati è indispensabile accantonare l’individualismo e far dono di sé; e all’occorrenza scoprire il fianco alle ferite inferte dalla vita e abbandonarsi al dolore, perché anche soffrire significa vivere. Come pure commuoversi ascoltando una ballata triste.
Tutto il resto è vuota apparenza, arida solitudine.

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4.0la saggezza è ancora un valore, 08-07-2010
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La vicenda umana della signora Szocs, che rimasta sola negli affetti si trova a vivere accanto alla figlia in un mondo che non le appartiene, è simile al dramma di molte persone anziane. Privare un vecchio del proprio mondo, delle cose cui è affezionato, sia pur scevre di qualsiasi valore economico, significa esporlo a una realtà sconosciuta che crea disorientamento e disagio. Sollevarlo da qualsiasi tipo d’impegno, con l’apparente intento di risparmiarlo da qualcosa che possa essergli di peso, lo fa sentire inevitabilmente inutile. La lettura del romanzo ci invita a riflettere sul valore dell’individuo, il suo vissuto, la sua esperienza che troppo spesso è disdegnata e ignorata in nome dell’efficienza e del progresso. Nella nostra società la saggezza dei vecchi non è più un valore prezioso.
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