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La balia

La balia

di Petros Markaris


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Descrizione

Kostas Charìtos, commissario dal volto umano e appassionato lettore di vocabolari, cambia i suoi consueti itinerari. In questa sua nuova avventura approda a Istanbul per una vacanza. Almeno nelle intenzioni, visto che il demone dell'indagine torna a visitarlo nella persona di un greco, uno dei pochi rimasti nell'antica Costantinopoli. Maria, una anziana conoscente dell'uomo, la sua balia, è scomparsa, e lui non sa come districarsi nella ricerca. Così Charìtos, solo apparentemente spaesato nei babelici scenari turchi, saprà ricostruire con arguzia, talento investigativo e grande ironia una fitta e complessa rete di vendette personali, soprusi, ingiustizie che faranno luce su quella misteriosa scomparsa.

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Voto medio del prodotto:  3.5 (3.3 di 5 su 3 recensioni)


1.0Che delusione, 24-04-2012
di L. Argelati - leggi tutte le sue recensioni

«Già non sono una grande appassionata di gialli, ma questo libro l'ho trovato davvero deludente e pesante!
Da un libro polizzesco mi aspetto un tono incalzante e coinvolgente, una scrittura che sappia incuriosire e far ipotizare il lettore sul proseguimento e sul finale della storia, invece niente!
Ho trovato la scrittura decisamente poco scorrevole e avvincente, anzi, per me è stata pesante e monotona...
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4.0La balia, 27-07-2011
di P. Truzzi - leggi tutte le sue recensioni

«Finisce con questo libro la saga gialla ambientata nei viottoli della capitale turca. Inoltre, qui c'è anche una sorta di "para-autobiografia", visto che la vicenda si svolge ad Istanbul, città natia di Markaris, e nell'ambiente dei fuorusciti greci, sia per le vicende del '42, del '55, e delle minoranze all'estero, dato che Markaris è anche lui un minoritario (greco di origine armena) . Ma si può parlare di giallo? In realtà, la risposta è carica di ambiguità: di morti ce ne sono, e assai (alla fine almeno 4 o 5) , ma non c'è una vera suspense poliziesca. Si sa, viene detto, sin dall'inizio chi è l'assassino. E si va avanti tutto il libro alla sua ricerca. Ma è un pretesto. Un pretesto per sviluppare quanto detto prima. Il commissario Charitos, per placare l'ira della moglie per il mancato matrimonio religioso della figlia Caterina, organizza una gita ad Istanbul. Dove si trova invischiato appunto nella ricerca del colpevole, che uccide una persona in Grecia e poi fugge ad Istanbul per continuare le ammazzatine (come direbbe Camilleri) . E lui, benché in vacanza, si trova coinvolto. Facciamo così un salto in quel mondo che caro fu all'infanzia di Markaris. Il mondo dei rumei, nome dato dai Turchi alla minoranza greca che viveva in Turchia. Se ne rievocano i fasti, ma soprattutto, si rievocano i momenti topici, quando a più riprese il governo turco cerca di "minimizzarli". Già prima della nascita di Markaris (ricordo il romanzo della Meimaridi sull'eccidio di Smirne del 1922) , poi con la legge sull'espropriazione dei beni del '42, le sommosse del '55, e via trucidando. E ben sappiamo che i turchi non è che siano teneri con le minoranze in genere (armeni del 1915 docent) . Così procediamo pagina dopo pagina ad immergerci in queste atmosfere, che fanno piacere, anche perché a volte sembra di ripassare una guida turistica della bella città sul Bosforo: Santa Sofia, il ponte, la torre di Galata, la strada maestra di Pera, piazza Taksim, e poi qua e là in periferia, con la bellissima chiesa-moschea di San Salvatore in Chora. E, come detto, nelle atmosfere delle minoranze, dove, a quelle locali se ne aggiunge un'altra che, in Turchia, non può mancare. Incarnata dal commissario turco Murat, nato in Germania, ma da lì fuggito quando si è sentito "minoritario turco espatriato". Alla fine, un discreto trattato sul rispetto reciproco (e d'altra parte, non ci si può aspettare di meno, dallo sceneggiatore preferito di Anghelopoulos) . Tuttavia, non un giallo, come detto sopra. Non un giallo classico, quanto meno. Al più (ma questo non fa che accomunare Markaris, ai Camilleri, ai Mankell, e via discorrendo) l'utilizzo di un genere "popolare" per cercare almeno di tirar fuori qualche idea non peregrina sul mondo attuale. Non mi è piaciuto tantissimo, proprio per questi suoi limiti. Ma gli spunti positivi ci sono, e vanno presi e gustati, sempre con quel caffè-frappè di cui Charitos è ghiotto.
"Non so: forse sono stato sempre così, o forse lo sono diventato negli ultimi anni, ma ultimamente mi rendo conto che le cose me le godo di più da solo che in compagnia. " (169)
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5.0La balia, 11-04-2011
di G. Volpi - leggi tutte le sue recensioni

«Conoscendone la fama, non si poteva non rimanere stupiti dalla sua ultima opera. Più che un giallo, un grasso grosso matrimonio greco in trasferta ad Istambul. L'ispettore Kostas Charitos e la moglie vanno in gita nella Città per dimenticare il dispiacere del matrimonio civile dell'amata figlia e, tra battibecchi e rappacificazioni si imbattono in una donna anziana che, prima di morire, regola i conti con chi le ha fatto del male, a suon di pite avvelenate col diserbante.
Un'ambientazione superba, Istambul viene squadernata sotto gli occhi del lettore, ogni particolare, ogni angolo sono descritti attraverso lo sguardo stupito del turista greco, un po' straniero un po' no, e la triste vicenda degli abitanti grecofoni è affrontata con intelligenza e senza pregiudizi. Charitos col passare delle storie si è ammorbidito, perdendo quelle asperità peculiari dei primi libri, da ex picchiatore pentito e frustrato è definitivamente un bravo padre di famiglia ed un marito affettuoso.
Certo che viene una fame pazzesca a leggere tutte quelle cosine buone che si possono mangiare e la voglia di prendere immediatamente il primo aereo...
E il delitto? Vabbè...
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