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Baccanti

Baccanti

di Euripide


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Descrizione

Uno straniero arriva a Tebe. Le donne impazziscono, la vita della città è sconvolta e il re prende drastiche misure per reprimere il disordine. Lo straniero è Dioniso, dio del vino e del teatro, dèmone della follia e dell'estasi. La città diviene così un labirinto di illusioni e di fantasmi in cui potere e identità si smarriscono in un trionfo del vuoto e della distruzione.

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Voto medio del prodotto:  5.0 (5 di 5 su 2 recensioni)


5.0Sospesi tra ragione e follia, 04-11-2010
di S. Cammisuli - leggi tutte le sue recensioni

«Questa tragedia, l'ultima opera del grande Euripide, presenta il conflitto tra Penteo, illuminista ante litteram, e Dionisio, da lui osteggiato, dio dell'ebbrezza e dell'irrazionale che è in ciascuno di noi. Un'opera per certi versi inquietante, dai contorni sfuggenti e di difficile interpretazione. Da che parte sta Euripide? Vuole davvero difendere la religione tradizionale dagli attacchi dei sofisti o intende presentarci gli orrori che siamo capaci di compiere quando siamo inebriati dal Dionisio che è in noi? Ai lettori l'ardua sentenza.»

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5.0Unicum greco sull'irrazionale , 07-07-2010
di J. Wayenberg - leggi tutte le sue recensioni

«L'ultima opera di Euripide (scritta nel 407 a.C.) è anche l'unica opera teatrale a noi conservata a soggetto dionisiaco. L'opera, attraverso il mito del ritorno di Dioniso a Tebe e del rifiuto del suo culto da parte del re Penteo e delle donne della famiglia reale, ci insegna sulle due forme della follia dionisiaca, la follia buona e 'saggia' delle menadi, cioè di quelli che accettano il dionisismo, e la follia cattiva, omicida, destrutrice di quelli che rifiutano l'irrazionale che è in tutti noi. Dioniso è il dio dell'irrazionale prima di essere semplicemente il dio del vino, e in quello è diverso dagli altri dei olimpici. Ha, come la vite di cui è padrone, la capacità di lenire i dolori o di scatenare in noi una furia selvaggia. Questo ci insegna il testo (bellissimo anche sul piano stilistico) del più grande dei tragici greci, il razionale Euripide, che in questa opera ultima sembra accettare la parte di irrazionale che è nell'animo umano.
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