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Auschwitz. Ero il numero 220543

Auschwitz. Ero il numero 220543

di Denis Avey, Rob Broomby


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Descrizione

Nel 1944 Denis Avey, un soldato britannico che stava combattendo nel Nord Africa, viene catturato dai tedeschi e spedito in un campo di lavoro per prigionieri. Durante il giorno si trova a lavorare insieme ai detenuti del campo vicino chiamato Auschwitz. Inorridito dai racconti che ascolta, Denis è determinato a scoprire qualcosa in più. Così trova il modo di fare uno scambio di persone: consegna la sua uniforme inglese a un prigioniero di Auschwitz e si fa passare per lui. Uno scambio che significa nuova vita per il prigioniero mentre per Denis segna l'ingresso nell'orrore, ma gli concede anche la possibilità di raccogliere testimonianze su ciò che accade nel lager. Quando milioni di persone avrebbero dato qualsiasi cosa per uscirne, lui, coraggiosamente, vi fece ingresso, per testimoniare un giorno la verità. La storia è stata resa pubblica per la prima volta da un giornalista della BBC, Rob Broomby, nel novembre 2009. Grazie a lui Denis ha potuto incontrare la sorella del giovane ebreo che salvò dal campo. Nel marzo del 2010, con una cerimonia presso la residenza del Primo ministro del Regno Unito, è stato insignito della medaglia come "eroe dell'Olocausto".

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Voto medio del prodotto:  4.0 (3.9 di 5 su 8 recensioni)


3.0Auschwitz, 29-03-2012, ritenuta utile da 2 utenti su 3
di G. Martinelli - leggi tutte le sue recensioni

«Un libro, testimonianza di come l'uomo possa essere arrivato a commettere le più atroci crudeltà su di un altro uomo.
Una storia toccante raccontata da avey, che dopo anni, riesce a parlare a raccontare di quando scambiò la sua uniforme con quella di un ebreo detenuto in un campo di concentramento, provando su di sè, vedendo con i suoi occhi la realtà.
Un libro importante per non dimenticare mai e per sperare che questi orrori non si ripetano più.
»

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3.0Toccante, 21-03-2012, ritenuta utile da 2 utenti su 2
di G. Nobile - leggi tutte le sue recensioni

«Un libro che non dovrebbe mancare nella nostra teca, un libro che ancora una volta racconta la nuda verità toccando impotenti i nostri cuori. Ogni storia narrata, da Primo Levi (Se questo è un uomo) a Denis Avey, lasciano in noi segni indelebili, momenti di cui dovremmo farne tesoro. Spesso dimentichiamo il valore della vita, ci lasciamo trascinare da cose superflue, accantonando ciò che di più caro la stessa ci ha donato... Amore, amore per il prossimo.»

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4.0Per non dimenticare, 23-02-2012, ritenuta utile da 2 utenti su 3
di B. Neri - leggi tutte le sue recensioni

«Una fotografia di una delle pagine più nere della nostra storia, raccontata da chi ha visto con i propri occhi gli orrori nazisti. Ogni piccola cosa può fare la differenza: una sigaretta, un paio di stivali, persino una parola può decidere tra chi deve morire e chi vivere. Un libro che fa riflettere e commuovere»

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3.0Homo hominis lupus, 20-02-2012, ritenuta utile da 1 utente su 3
di P. Ianni palarchio - leggi tutte le sue recensioni

«Con questo libro siamo tutti noi testimoni di avvenimenti che vorremo irripetibili.
Travolti dall'orrore, pagina dopo pagina siamo risucchiati dal vortice assurdo della guerra che trasforma l'essere umano in un mostro capace di qualsiasi nefandezza, ma anche quasi incomprensibilmente, di immaginare l'attuazione nell'autore di uno slancio di altruismo tale da fare lo scambio ed assumere così tutte le indicibili sofferenze dell'altro.
»

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4.0Bellissimo, 14-02-2012, ritenuta utile da 2 utenti su 3
di S. Antonazzo - leggi tutte le sue recensioni

«Un libro emozionante. Uno sguardo in un passato pieno di orrore, raccontato da chi quelle esperienze le ha davvero vissute. Un colpo all'anima pagina dopo pagina. Una triste storia per ricordare all'umanità che certe cose non devono mai più accadere. Da leggere assolutamente, e soprattutto da far leggere.»

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5.0Toccante, 02-02-2012, ritenuta utile da 6 utenti su 8
di C. Monti - leggi tutte le sue recensioni

«Un libro che consiglio a tutti; o, più che altro, a chi ha intenzione di leggere una vera testimonianza e di approfondire la conoscenza del più grande crimine su scala mondiale. La prima parte può apparire noiosa, più che altro perchè l'autore si dilunga nella descrione delle sue imprese in battaglia, ma è necessaria per conoscerlo meglio e per comprendere appieno come le atrocità dell'Olocausto non siano nemmeno lontanamente paragonabili alle tragedie della guerra. Soprattutto gli ultimi capitoli mi hanno colpito e commosso. Sono contenta di aver letto un'altra importante testimonianza sui campi di sterminio. »

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5.0Testimonianza, 18-12-2011, ritenuta utile da 5 utenti su 7
di M. No - leggi tutte le sue recensioni

«Questo libro parla dei campi di sterminio, in cui anche un piccolo oggetto, a noi insignificante, come un bottone o una sigaretta, potesse significare sopravvivere un giorno in più. In questi campi di prigionia non essere un ebreo poteva significare avere una razione di cibo in più, evitare di essere mandato alla camera a gas o evitare torture senza giustificazione. E' molto importante vedere come la gente, durante la Guerra, non fosse minimamente informata su cosa accadsse realmente all'interno dei "Lagher" e come Denis Avey nonostante siano passati molti anni abbia ancora una ferita aperta.»

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4.0Per testimoniare, 01-12-2011, ritenuta utile da 15 utenti su 26
di M. Ceriali - leggi tutte le sue recensioni

«E' un'ulteriore testimonianza sui fatti accaduti nel campo della morte, come un piccolo gesto o come un pezzo di spago potessero rappresentare un giorno di piu' di vita per il prigioniero soprattutto se ebreo. Ha avuto una forte dose di coragio questo soldato inglese a lasciare la sua divisa da prigioniero di guerra per indossare la divisa da schiavo ebreo destinato allo sterminio. Anche questo soldato inglese era prigioniero in Auschwitz, si considerava privilegiato perche' aveva un poco di cibo in piu' , non veniva selezionato per il gas e non veniva massacrato sul posto per un nonnulla come succedeva ogni giorno ai deportati considerati sub-umani, ma era comunque incarcerato in questo Lager e la sua divisa da soldato non lo metteva certo al sicuro dalla ferocia nazista. Interessante e' inoltre capire come La Corce Rossa, nonostante le notizie su questi campi della morte circolassero da tempo, si facesse ingannare tanto facilmente dalle menzogne tedesche da far apparire Auschwitz come un albergo a tre stelle, e un albergo non lo era per nessuno, nemmeno per questo soldato che porta ancora ad oggi i segni della tragedia vissuta in questo Lager. »

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