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Assalto al PM. Storia di un cattivo magistrato

Assalto al PM. Storia di un cattivo magistrato

di Luigi De Magistris


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Descrizione

Le sue indagini: legittime e fondate. La sua cacciata: illecita. Lo ha stabilito la Procura di Salerno: in questo libro dolente e appassionato, per la prima volta, de Magistris racconta tutto. Gli sgambetti dei superiori, come sono nate le inchieste, da quelle meno note ma importantissime ("Shock", "Artemide", "Splendor") fino alle più conosciute "Why not", "Poseidone" e "Toghe lucane". Ecco come opera la "nuova P2", nella complicità tra insospettabili e criminali. 'Ndrangheta, colletti bianchi e borghesia mafiosa. Oggi tanto si parla di riforma della giustizia, di durata dei processi, di stop alle intercettazioni. Questa storia esemplare dimostra cosa c'è dietro: la volontà politica di avere una magistratura programmata per servire. Conclude il testo la postfazione di Antonio Ingroia, procuratore aggiunto a Palermo. In appendice tutte le lettere e i documenti del caso de Magistris. (Prefazione di Marco Travaglio)

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Voto medio del prodotto:  5.0 (5 di 5 su 2 recensioni)


5.0Scoraggiante, 03-10-2010, ritenuta utile da 3 utenti su 4
di R. Catalano - leggi tutte le sue recensioni

«In quanto cittadino calabrese la lettura di questo libro ha contribuito ulteriormente a farmi perdere la fiducia e la speranza che qualcosa possa cambiare in questa nostra disgraziata terra (non in sè stessa, ma per le persone che la gestiscono). La storia di de Magistris è veramente allucinante: ci dimostra come in Calabria chi cerca di fare il proprio lavoro senza scendere a compromessi, senza legarsi a partiti o a personaggi "eminenti" del panorama politico-sociale-imprenditoriale-criminale è destinato a soccombere dopo lunghe e sfiancanti manovre di ostacolo. De Magistris, fino a quando gli è stato permesso dal CSM e dalle istituzioni politiche di svolgere brillantemente il suo lavoro, aveva fatto luce e si stava accingendo a scoperchiare quella "cappa" politico-massonica-criminale (che esiste ed opera non solo in Calabria ma anche a livello nazionale) che ha tutto l'interesse a mantenere questa Regione nello stato di emergenza e sottosviluppo in cui da decenni versa, il tutto per accaparrarsi maggiori finanziamenti pubblici (ovviamente destinati nelle tasche dei potenti e dei loro compari). Per questo la sconfitta professionale, giammai morale, di de Magistris deve essere ricordata e divulgata, dato si tratta della sconfitta di tutti gli italiani onesti.»

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5.0sconvolgente, 20-09-2010, ritenuta utile da 4 utenti su 5
di M. Tedeschi - leggi tutte le sue recensioni

«è un libro sconvolgente, l'ho appena finito di leggere, e penso che ben pochi avrebbero saputo reggere allo tsunami, come ha saputo reggere questo magistrato. Il fatto che De Magistris sia stato costretto a lasciare l'ordine giudiziario, ci dimostra come la Calabria sia oggi, come era la sicilia ai tempi di Falcone e Borsellino: connivenze e collusioni tra magistrati forze dell'ordine e "borghesia mafiosa". altra analogia la si può fare con la Catania anni '80 dove imperavano i Cavalieri del Lavoro, e non appena qualche magistrato coraggioso cominciava a muoversi veniva subito trasferito... mi sconvolge anche il fatto che tutta questa scempiaggine sia avvenuta sotto il governo Prodi, in genere a parole molto attento alla legalità ( solo dal tanto biasimato, e non solo da Silvio, Antonio Di Pietro si levò una ferma voce di protesta ), e sotto gli occhi inerti del PDR Giorgio Napolitano: ciò conferma che il "Potere" è sempre lo stesso, e se non c'è una magistratura veramente indipendente, e lasciatemi dire anche delle forze dell'ordine meno ricattabili dal governo, la democrazia rimane una mera illusione, e potremmo correre rischio di finire come nella Russia di Putin ( spesso elevato al rango di modello da Silvio ) dove i giornalisti finiscono ammazzati per 2 righe di troppo. Sono sicuro che il dottor De Magistris saprà trasferire in politica tutto l'impegno che ha messo nella magistratura, ben cosciente che dalla sua parte vi sono tutti i cittadini onesti che non intendono piegarsi ai poteri forti.»

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