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L' arte della fuga

L' arte della fuga

curato da Prunetti A.


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Descrizione

Un manuale per viaggiatori, non una guida per turisti. Dalle donne-corsaro di Daniel Defoe, agli schiavi in fuga di Benjamin Péret, dagli eretici erranti di Roul Vaneigem ai pionieri di Hakim Bey che abbandonano zappe e aratri per vivere di raccolta con gli indiani. Viaggiatori colti e analfabeti, vagabondi per nascita o scelta di vita, grand-tourists e forager. In rotta con le leggi della città, sempre oltre il confine, come Bruno Traven a Alexander Trocchi, scrittori-fuggitivi dalle mille identità. Per fuggire dai codici a dalla civiltà con Ernest Darling, l'uomo selvaggio incontrato da Jack London a Tahiti. Un'antologia sul tema del viaggio che propone itinerari di fuga. Per vivere senza tempi morti a viaggiare senza carte di credito.

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2.0L'arte della fuga, 04-08-2011
di F. Villo - leggi tutte le sue recensioni

Mi sfugge il senso complessivo di questa serie di ritratti di anarchici. Intanto cominciamo a criticare il sottotitolo "Manuale per viaggiatori che non accettano istruzioni". Forse scrivere istituzioni sarebbe stato più corretto. Come l'anarchico Ret Marut che dopo una stramba gioventù nella natia Germania, fugge in America dove ha il successo con il nome di B. Traven e con il libro (ahi Humphrey! ) "Il tesoro della Sierra Madre". O lo scrittore situazionista belga Raoul Vaneigem, il surrealista francese Benjamin Péret. O l'inventore delle Utopie Pirata, Peter Lamborn Wilson che scriveva firmandosi Hakim Bey. Per finire con Arthur Cravan, un gigante di 2 metri, il cui vero nome era Fabian Avenarius Lloyd, nipote di Oscar Wilde, sparito a ventanni nel Golfo del Messico (sparito, ma forse non morto). Inoltre, si parla di molto, ma non di viaggi. Si parla di luoghi, altri, lontani nello spazio o forse lontani dalla testa. Così come del primo ambientalista narrato da London. O delle regine dei pirati di Defoe. Ma per il resto? Della filologia per Bruno Traven. Ma poi che c'entrano, che senso hanno i Vaneigem, i Péret o Hakim Bey o Alex Trocchi o Arthur Cravan? E chi sarà mai Jean Camatte? O Robert Kelly? Finiamo con Battisti e con il curatore. La figura del (forse) terrorista è delle più controverse. Chi lo accusa di 4 omicidi, chi, come la Vargas, lo difende a spada tratta. Certo qui vengono fuori righe di memoria, fili di pensieri che fanno vedere il nascere della sua irrequietezza, i difficili rapporti con il padre e con i luoghi natii. Per poi fuggire, rapinatore, forse omicida. Rifarsi una vita, cominciare a scrivere e con successo in Francia. Per poi definitivamente fuggire ora in Brasile. Ed in futuro? Qui se ne apprezzano le doti affabulatorie, ma si lascia ad altri ed altrove giudizi sulla persona. Pessimo.

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