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L' arte ama nascondersi
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In sintesiAccade di frequente che dinnanzi all’opera d’arte proiettiamo ricordi, desideri e affetti oppure apprendiamo da essa idee e simboli che attribuiscono alla nostra esistenza un senso e un significato nuovo. In ogni caso, l’opera suscita qualcosa dentro di noi che può cambiare il modo di pensare e di fare esperienza del mondo. Purtroppo l’arte contemporanea, tramontata l’idea di una storia dell’arte lineare, progressiva e orientata verso stili o movimenti ben identificabili, sovente corre il rischio di semplificare le dimensioni di senso della vita. Le ultime tendenze artistiche, infatti, spesso sono solo duplicazioni o sostituzioni dell’esistente. Partendo da questa premessa, il testo analizza alcuni aspetti teorici del modernismo e del postmoderno, senza l’intento di proporre un ennesimo appello al formalismo o un ritorno all’ordine, ma un invito a ripensare alla forma, come antidoto alla riproduzione dell’esistente oggi più che mai in voga nel sistema dell’arte. L’arte contemporanea sembra sfuggire a qualsiasi definizione, ama stupirci, meravigliarci, inorridirci o renderci semplicemente indifferenti ma soprattutto, come la natura per Eraclito, ama nascondersi.
Sommario: Introduzione 1. L’ arte ama nascondersi nella modernità 2. L’ arte ama nascondersi nel moderno e nel postmoderno Conclusioni Bibliografia
Nota sull'Autore Raffaele Simongini è nato nel 1966 a Roma dove vive e lavora. È consulente artistico, documentarista e autore di numerosi programmi d’arte per Rai Educational. È docente di Storia dell’arte, Estetica e Storia del cinema all’Accademia di Belle Arti. Si occupa in particolar modo di teoria dell’immagine nelle aree disciplinari di pittura e cinema. Per i nostri tipi ha pubblicato Estetica dell’immagine. Gli stili come forme della visione e della rappresentazione (2010).
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