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L' armadio della vergogna

L' armadio della vergogna

di Franco Giustolisi


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Descrizione

Fra il 1943 e il 1945 decine di migliaia di civili furono vittime di 2273 stragi brutali compiute da nazisti e fascisti in tutto il paese. Nei mesi successivi alla Liberazione, molti dei colpevoli furono individuati e su di loro furono aperti procedimenti penali. Ma dal 1947 una mano ignota ha messo tutto a tacere. Dentro un armadio custodito nella Procura generale militare, 695 fascicoli sono rimasti sepolti per mezzo secolo. Dal 1994 la Procura militare ha riavviato i processi a carico dei pochi superstiti. L'autore, che ha portato alla luce l'esistenza dell'armadio della vergogna, ripercorre l'intera vicenda dell'insabbiamento e ricostruisce quelle stragi.

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5.0Grazie Armadio, 17-02-2011, ritenuta utile da 5 utenti su 6
di M. Ceriali - leggi tutte le sue recensioni

«Un armadio chiuso a chiave e lucchetto con le ante rivolte verso il muro, quasi a dimostrare vergogna per il suo vergognoso contenuto: circa settecento fascicoli riguardanti eccidi perpetrati dai nazi-fascisti in Italia e altrove a danno degli italiani. Per cinquanta anni nascose i nomi dei colpevoli, i luoghi, le vittime, e il perché fu tutto insabbiato non è ancora chiaro, ma ora che è aperto racconta una delle pagine più nere della nostra storia, pagine che nessuno riesce a dimenticare. Paesi saccheggiati, bruciati e gli abitanti trucidati. Uomini donne bambini anziani, fucilati, bruciati vivi, squartati con spade o bombe. Si sparava a casaccio su chiunque si incrociasse per strada, si impalavano donne, si usavano i lanciafiamme sugli anziani, bambini in fasce usati come tiro a segno, centinaia e centinaia di vittime di stragi perfettamente organizzate. Erano i tedeschi, alcuni dei quali parlavano cosi' bene l'italiano da avere perfino l'accento paesano del luogo, erano italiani SS, fascisti, repubblichini. Depredavano ogni cosa comprese le loro vittime come quelle di Marzabotto, delle Fosse Ardeatine, di Cefalonia e tante altre ancora. Emergono molti nomi tra i quali quelli di Reder, Meier, Kesserling, Kappler, e che dire di Priebke, per quanti anni l'ha fatta franca. Si rastrellavano centinaia di persone costrette a massacranti marce della morte usate come scudo a riparo di possibili attacchi partigiani. Di queste vittime nessuna tornò a casa, furono lasciate le loro salme lungo le strade. Si riaprono i casi, ma sono passati troppi anni, i colpevoli sono morti, i testimoni sono morti, caso chiuso, si archivia il caso. Grazie armadio.»

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