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L' arcobaleno della gravità

L' arcobaleno della gravità

di Thomas Pynchon

5.0

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Nell'Inghilterra della seconda guerra mondiale, minacciata dai missili V2, il tenente americano Tyrone Slothrop è dotato di una facoltà tutta particolare: avverte in anticipo la caduta dei razzi grazie all'eccitazione sessuale. Per questa prerogativa viene tenuto sotto controllo dai servizi segreti e dagli scienziati. Avvertendo che contro di lui si sta architettando qualcosa fugge da Londra. Il libro, parabola sulla guerra e la tecnologia, racchiude un profondo significato filosofico ed esistenziale.

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Voto medio del prodotto:  5.0 (4.8 di 5 su 6 recensioni)

5.0L'arcobaleno della gravità, 23-07-2011, ritenuta utile da 2 utenti su 2
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Summa dell'arte pynchoniana, universalmente riconosciuto come il suo capolavoro. Difficile da seguire, in alcuni punti non riesci a scorgerne la fine e ti scoraggi, ma arrivare alla fine lascia una certa soddisfazione.
Certamente alcune letture precedenti mi sono state molto utili (Sulla Strada, Rumore Bianco, V, Pasto Nudo) , come risultano utili anche alcune nozioni tecniche varie, statistiche e di tedesco.
Totale perché ci si mette tanto a leggerlo, e proprio per questo finisce per assorbire il lettore e ciò che lo circonda "fuori" dal libro. E poi perché dentro c'è (quasi) tutto, compreso V. Stesso.
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4.0L'arcobaleno della gravità, 15-07-2011
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Il romanzo che fece entrare Pynchon nell'olimpo dei grandi scrittori. Detto semplicemente: la seconda guerra mondiale è stato un evento immenso. Dopo sessant'anni dalla conclusione ancora non ci abbiamo capito tutto, anche perché c'è un forte interesse politico a raccontarla come fa comodo ai potenti di oggi (se uno da retta a Spielberg l'hanno vinta gli americani da soli con lo sbarco di Normandia... Sì, e Cappuccetto Rosso, e Zorro!). A quest'evento complesso, labirintico, folle, che ancora oggi raccontiamo a pezzi e bocconi e tra mille contraddizioni, corrisponde questo romanzo complesso, labirintico, folle, pieno di contraddizioni e di trabocchetti. Un romanzo che è come un ottovolante narrativo: inutile resistere, devi lasciarti andare e goderti il viaggio. Anche se ti fa venire le vertigini e il mal di mare. Perché è uno di quei rari libri in grado di trasformare il lettore. E aggiungo: forse il libro non parla solo della seconda guerra mondiale, ma di tutto quello che è venuto dopo. Me e te inclusi.
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5.0L'arcobaleno della gravità, 30-03-2011, ritenuta utile da 3 utenti su 3
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In Italia sarebbe impossibile da immaginare questo romanzo! Un libro che non si legge d'un fiato, che ti sfida continuamente a rimettere insieme le fila di una storia, anzi di tantissime storie, che si dipanano in modo non lineare fra decine, se non centinaia, di personaggi. Peccato che Pynchon sia ancora così poco conosciuto in Italia...
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5.0il 20 ° secolo secondo Pynchon, 10-08-2010, ritenuta utile da 1 utente su 2
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Romanzo assurdo e disarticolato ma, forse, una delle maggiori opere del '900. Una carrelata incredibile di personaggi in una Londra investita ma non distrutta dai razzi tedeschi. Estremamente lungo ma, nella sua complessità, scorrevole.
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5.0Il meglio da 50 anni a questa parte, 31-07-2010, ritenuta utile da 5 utenti su 6
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Opera titanica e totale, capolavoro assoluto della letteratura del '900 e pietra di paragone per tutto ciò che si suol definire postmoderno (Infinite Jest è il figlio di tale madre dispotica: solitario e complessato). Ostico e sfibrante, sia per quel che riguarda la complessità strutturale (decine di personaggi, sottotrame che s'intersecano e si confondono, salti temporali avanti e indietro..) che per lo stile narrativo adottato: ipertrofico, coltissimo, infarcito di richiami, citazioni e allusioni alla cultura occidentale tutta, con un'occhio di riguardo alla fisica e alla matematica. Pynchon ha alzato il tiro e ha deciso di non porsi limiti, ambiziosissimo e senza riguardo alcuno per niente e nessuno. Lo scenario è quello della seconda guerra mondiale, e spazia dalla Londra bersagliata dai razzi V2 alla Germania post-bellica, all'Olanda, alle desolate lande russe, con puntate nella Chicago anni '30 e in un sacco di altri luoghi. L'atmosfera è angosciante, apocalittica e grottesca; la trama generica che emerge è senza fine e senza inizio, l'unico comune denominatore possibile è l'entropia, la tendenza della struttura universale di ogni cosa a trasformarsi in caos. Il razzo, vero protagonista, diviene così metafora adatta di un'umanità che sempre spera di trascendere se stessa oltre i cieli del possibile e sempre crolla rovinosamente, spargendo distruzione nei punti d'impatto, disintegrazione del senso compresa. L'arcobaleno è lo spettro della realtà, multicromatica e allo stesso tempo illusoria: ammassare ogni cosa all'infinito, dalle più limpide alle più oscure, per ritrovarsi con in mano nient'altro che un pugno di mosche. Tyrone Slothrop è l'antieroe di questa specie di odissea, alla ricerca della propria origine, del proprio creatore sempre contenuto nell'enigma del primo V2, quello marcato a cinque zeri, col quale vive un rapporto simbiotico e carnale, al punto da eccitarsi sessualmente ad ogni sua manifestazione. Ed è proprio l'impulso sessuale, nelle sue devianze e manie, la forza ancestrale, ancora più dell'evanescente amore (inteso come "parola") che si fonde con la scienza e la tecnica e diventa un tutt'uno con l'immaginario bellico, in una sintesi della selezione della specie che è in fondo la più ovvia. La ricerca di Slothrop, dagli abissi lisergici dell'Amytal al ritrovamento della sua armonica senza riconoscerla, termina (?) nell'unica maniera possibile. Anche il senso dell'identità ovviamente ne esce strapazzato, come nelle bellissime pagine degli incontri di Pokler con la figlia, interpretata da attrici sempre diverse, fino a sospettare di non averla in realtà mai conosciuta, o come nella presa di coscienza della lampadina Byron, concessione dell'anima quando essa ormai non significa più nulla. Nel vortice entropico, memore di Heisenberg e Godel, osservare e costruire è uno sforzo che si rivela vano ed effimero, eppure è l'unico impulso che ci spinge davvero oltre, che ci innalza lungo la parte ascendente della parabola, avvinghiati al missile, nella speranza immortale di vincere quella forza bassa e primordiale, in attesa di sfasciarci al suolo e sparire così, come tanti Icari mai raccontati, da una pagina all'altra.

"Il razzo viene sotto le spoglie del Rivelatore. Ci mostra che nessuna società è in grado di proteggere, non lo è mai stata - le società sono assurde come scudi di carta..."

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5.0Il più grande romanzo di tutti i tempi, 13-04-2008, ritenuta utile da 2 utenti su 4
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Come da titolo. Ogni commento è superfluo. Si può affrontare, ed accedere al Paradiso, o rifiutare. Nessuna via di mezzo, nessun forse o mah. Pynchon è la sfida terrena all'eterno.
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