Antigone

Antigone

5.0

di Sofocle


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Descrizione

"Il 'bando' di Antigone "condanna" Ismene all'ordine della pólis; solo lì potrà abitare, non importa sotto quali leggi, suddita per sempre. Nel tempo della pólis dovranno instancabilmente cercare occasionali compromessi la prudenza degli anziani e la volontà di potenza dei regnanti, la timorosa pietas di Ismene e la paura servile della prima guardia, immagine di quella del plethos, della plebe disprezzata da Antigone. Qui sarà chiamato a sopravvivere Creonte, sconfitto insieme al cieco Tiresia. Dura legge e dura prova, la cui necessità la parola tragica enuncia senza ombra di consolazione. E perciò il pathos che suscita fa sapere - e solo nel sapere 'guarisce'." (dall'introduzione di Massimo Cacciari)

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Voto medio del prodotto:  5.0 (5 di 5 su 2 recensioni)

5.0Sublime!, 10-03-2012, ritenuta utile da 1 utente su 1
di L. Salvador - leggi tutte le sue recensioni
Una delle tragedie più belle di Sofocle, se non di tutta l'antica Grecia. Quella che si consuma in questa tragedia è la lotta per decidere quale tra due tipi di amore sia il più meritevole: quello per la polis o quello per la famiglia? Sostenitore del primo è Creonte, re di Tebe, che si oppone ad Antigone, figlia di Edipo, portavoce del secondo amore. A ben vedere le due figure sono complementari, sono come due facce della stessa medaglia: usano le stesse parole attribuendole a cose diverse.
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5.0Una tra le tragedie più belle ed intime, 10-09-2010
di E. SIDERI - leggi tutte le sue recensioni
L'Antigone sofoclea è una donna ancor prima che un'eroina e, come tale, obbbedisce anzitutto alle leggi del cuore piuttosto che a quelle della città. Antigone, essendo una donna forte e di carattere, ama profondamente e sceglie di contravvenire al bando dello zio Creonte, seppellendo il fratello Polinice, considerato invece un traditore della patria. Questa scelta, che costituisce il nucleo fondante del primo atto, porterà la protagonista diritta alla catastrofe finale, al consumarsi della tragedia (intesa come la sua morte), con un epilogo certamente atteso sin dall'inizio per chi si accinge alla lettura delle opere sofoclee, ma al quale si arriva attraverso una sequela di episodi straordinari e soprattutto inattesi. Pertanto, alla fine la vera tragedia agli occhi del lettore non sta tanto nella morte della protagonista, quanto nella solitudine di un Re, Creonte, che ha pagato caramente la propria superbia e la propria inflessibilità.
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