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L' anno che uccisero Rosetta

L' anno che uccisero Rosetta

di Alessandro Perissinotto


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Descrizione

Anni '60. Inverno. In un piccolo paese nelle Alpi piemontesi giunge un commissario di polizia con l'incarico di indagare sulla morte di una ragazza del luogo, Rosetta, avvenuta nel 1944. L'indagine deve svolgersi in gran segreto e il commissario ha come unico referente l'anziano sindaco del paese: per motivi a lui oscuri, nessun altro deve essere informato dell'inchiesta in corso. Al protagonista non rimane che ascoltare le disordinate chiacchiere del sindaco e, attraverso esse, cercare di ricostruire i fatti così come essi si svolsero oltre vent'anni prima. Ma quella del sindaco non è certo una cronaca fedele, e l'omicidio ha radici molto più antiche, radici che affondano nella storia del paese e della Savoia.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 1 recensione)


4.0Piu' romanzo che giallo, 30-03-2012
di G. Casanova - leggi tutte le sue recensioni

«Molto interessante Perissinotto, anche se qualcuno puo' non digerire la sua maniera di scrivere. Non e' molto attuale, sembra piu' vicina agli anni sessanta, esattamente il periodo storico in cui e' ambientata la vicenda. Un commissario viene mandato ad indagare sull'uccisione di una ragazza avvenuta nel periodo bellico, vent'anni prima, in un paesino dell'alto piemonte nei pressi del confine francese. Il libro si svolge a due voci, una del commissario ed una del sindaco, alquanto chiaccherone e divagante. Inizialmente non e' di facile lettura, fra dialetto e fiabe alla Buzzati, io stesso l'ho abbandonato e poi ripreso. La vicenda si snoda fra intrighi politici (partigiani e fascisti) corna e fiabe di paese, ingredienti infilati in una pentola come un minestrone. Piano piano invece acquista corposita' e come in puzzle verso la fine si vede la luce. Il finale sorprendente ed inusuale vale il prezzo del libro, ed e' molto bello. Consiglio quindi di insistere nella lettura, non abbattersi e non tirare via le pagine, tutte hanno un senso ed un fine. Perissinotto dipinge una provincia del dopoguerra dove le ferite sono ancora aperte, in questo e' bravissimo e pazienza se i suoi non sono poi dei veri gialli ma solo "misteri" »

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