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Gli anelli di Saturno

Gli anelli di Saturno

di Winfried G. Sebald


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Descrizione

Pellegrinaggio in Inghilterra recita il sottotitolo. E di un viaggio solitario si tratta, d'estate e per lo più a piedi, nel Suffolk, dove Sebald visse sino all'ultimo: in uno spazio delimitato da mare, colline e qualche città costiera, attraverso grandi proprietà terriere in decadenza, ai margini dei campi di volo dai quali si alzavano i caccia britannici per bombardare la Germania. Viandante saturnino ("Nato sotto il segno del freddo pianeta Saturno" dice di sé nel poemetto Secondo natura), Sebald ci racconta - lungo dieci stazioni di un itinerario che è anche una via di fuga - gli incontri con interlocutori bizzarri, amici, oggetti che evocano le fasi di quella "storia naturale della distruzione" che scandisce il cammino umano e il susseguirsi degli eventi naturali. E ci racconta storie di altri vagabondaggi ed emigrazioni, di cui la sua vicenda personale è estrema eco: quelli di Michael Hamburger, poeta e traduttore di Hòlderlin, profugo anche lui dalla Germania; di Joseph Conrad, che nel Congo conosce la malinconia dell'emigrato e l'orrore per le tragedie del paese di tenebra; di Chateaubriand, esule in Inghilterra; di Edward Fitz-Gerald, eccentrico interprete della lirica persiana, che a bordo della sua piccola imbarcazione trascorre ore in coperta, con in dosso marsina e cilindro e un lungo, svolazzante boa di piume bianche intorno al collo. Pellegrinaggio e insieme labirinto, nella miglior tradizione sebaldiana.

Dettagli del libro


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Recensioni degli utenti

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Voto medio del prodotto:  4.5 (4.5 di 5 su 4 recensioni)


4.0Lento ma avvincente, 17-05-2012
di L. Costa - leggi tutte le sue recensioni

« il resoconto di un viaggio in solitdine a piedi nel Suffolk. La parte in cui descrive il viaggio vero e proprio non è quasi mai intrigante, forse per effetto del paesaggio brullo, più probabilmente perché lo scrittore non è molto interessato alla natura che lo circonda. Dove il romanzo diventa originale è quando divaga, per analizzare storie ed esperienze. Bellissimi i brani su Conrad e su Chateaubriand.»

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4.0Molto colto, 30-03-2012
di M. Loggia - leggi tutte le sue recensioni

«Avevo molte speranze ricordandomi l'effetto che mi aveva provocato la lettura di Austerlitz. Invece questa volta le divagazioni erudite di Sebald, che riesce a far "rapportare" un remoto paese dell'Inghilterra con diversi concetti dello scibile umano (letteratura, storia, filosofia e chi più ne ha più ne metta) ,mi hanno in molte circostanze interessato ma in altri mi hanno lasciato annoiato. Comunque un libro di alto livello.»

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5.0Gli anelli di Saturno, 25-09-2011
di A. Finelli - leggi tutte le sue recensioni

«Ultimo libro pubblicato in vita da Sebald e probabilmente summa del suo peculiare modo di narrare: parte per un viaggio a piedi, nel Sussex, scelta di per sè stravagante, e mentre cammina racconta. Racconta quello che vede, la superficie di quello che vede, e quello che sa, lo spessore di quello che vede. Racconta i piccoli indizi che in ogni luogo aprono interi squarci sulla storia universale e, forse soprattutto, sugli uomini che l'hanno fatta. Uso il verbo fare perchè la storia di Sebald è storia di mani e piedi, assai più che storia di cervello. Così ci ritroviamo a immaginare una battaglia navale vista dalla spiaggia, un grande porto di mare masticato dall'erosione della cotsa, la vita di Conrad e de Chautebriand, la Cina imperiale, la campagna inglese. Le storie, tutte le storie, sembrano affollarsi, intrecciarsi, come nella mente di Sebald, srotolandosi però dentro una prosa quasi ipnotica, affascinante, musicale.
C'è molta erudizione, in questo libro, e dunque il richiamo a Borges è inevitabile. Ma Borges è un uomo che pensa, seduto nel salotto di casa, mentre Sebald è un uomo che cammina, in campagna, e le due prose differiscono in questo. Storie raccontate da un uomo sprofondato in poltrona, storie raccontate da un uomo sdraiato sull'erba sotto una quercia secolare. L'unico comunque, Sebald, capace di reggere il confronto con Borges senza esserne un pallido emulo.
Il testo, come sempre per Sebald, è punteggiato di immagini, foto e disegni, in una combinazione unica. Nè illustrazioni, nè complemento, ma parte inestricabile della composizione. Perchè le storie di Sebald non si pensano, si vedono.
E' morto Sebald, in un incidente stradale, nel 2001. Dicono avrebbe potuto vincere il Nobel, per quel che significa. So che la morte ci ha privato di altri suoi libri e dunque, come sempre, ci ha in definitiva reso tutti più poveri.
»

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5.0Gli anelli di Saturno, 04-08-2011
di P. Ardino - leggi tutte le sue recensioni

«E' straordinario come Sebald sappia variare così repentinamente i temi dei suoi libri. Da una riflessione banale su di un canneto arriviamo alla vita di Conrad, ai massacri cinesi, alle rovine di possidenti inglesi, alla letteratura piu' alta. Con un tono che raramente ho sentito più gentile, e colto, e raffinato, conduce in una avventura peripatetica che potrebbe durare giorni e giorni senza provare fatica. In mezzo a questo, il senso della naturale distruzione dell'umanità, che non potrebbe essere più lieve ed ovvio. Sopra tutto, una intelligenza inquieta e profonda, con una capacità didattica unica. »

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