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Per l'alto mare aperto

Per l'alto mare aperto

di Eugenio Scalfari

4.0

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  • Editore: Einaudi
  • Collana: Super ET
  • Data di Pubblicazione: agosto 2011
  • EAN: 9788806208332
  • ISBN: 8806208330
  • Pagine: 286
  • Formato: brossura

 Questo prodotto appartiene alla promozione  Einaudi
"Questo libro è la rivisitazione della modernità, da Montaigne e Cervantes fino a Leopardi e a Nietzsche, Descartes, Kant e Hegel, e ancora Tolstoj, Proust, Kafka e Joyce. Un'epoca durata quattro secoli, mai simile a se stessa, sempre in cerca di sperimentare il nuovo, di allargare il respiro delle generazioni, di modificare l'identità senza smarrire la memoria". Così Eugenio Scalfari riassume, nell'epilogo che chiude il libro, il suo viaggio attraverso la modernità, che tocca, con un approccio stilistico che sta tra l'analisi e il racconto, le varie fasi dei tempi moderni, dall'Illuminismo al Romanticismo, dalle avanguardie al nichilismo, dalla razionalità allo scatenarsi delle emozioni e degli istinti. "La modernità - scrive Scalfari - è stata sconfitta da una sorta di invasione barbarica, ma la storia non finisce, un'altra epoca nascerà come è sempre avvenuto finché l'homo sapiens riuscirà a guardare il ciclo stellato e a cercare dentro di sé la legge morale. A me questo viaggio dentro l'epoca è sembrato un sabbah, non di diavoli e di streghe, ma di anime e di stelle danzanti".

Note su Eugenio Scalfari

Eugenio Scalfari è nato a Civitavecchia il 6 aprile del 1924. Trasferitosi a Sanremo assieme alla famiglia a causa del lavoro del padre, direttore artistico del Casinò, si è diplomato al liceo classico “G.D. Cassini”. Suo compagno di banco era Italo Calvino. Iscrittosi alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Roma, compie la sua prima esperienza giornalistica per il giornale Roma fascista quando doveva ancora finire gli studi. Successivamente continua a collaborare con riviste e quotidiani legati al fascismo e nel 1942 viene nominato caporedattore di Roma fascista. Espulso dal GUF a causa della pubblicazione di articoli che andavano contro il partito, al termine della guerra si avvicina al neonato partito liberale. Dal 1950 inizia a lavorare per la Banca Nazionale del Lavoro e contemporaneamente continua a collaborare con importanti testate, tra cui Il Mondo e l’Europeo. Sempre nel 1950 si sposa con Simonetta, la figlia del giornalista Giulio De Benedetti. Nel 1955 partecipa alla fondazione del Partito Radicale e nello stesso anno diventa Direttore amministrativo di un nuovo settimanale: L’Espresso. Dagli anni Settanta è legato sentimentalmente a Serena Rossetti, segretaria di redazione che sposerà dopo la scomparsa della moglie Simonetta, avvenuta nel 2006. Nel 1963 entra nel PSI e nel 1968 viene eletto deputato. In questi anni continua a lavorare per L’Espresso, contribuendo a rendere il settimanale uno dei periodici italiani più letti. Nel 1976 fondò il quotidiano la Repubblica, che iniziò ad essere distribuito nelle edicole il 14 gennaio. Il quotidiano divenne per lungo tempo il principale punto di riferimento del panorama giornalistico italiano. Il giornale, nato da un’operazione de L’Espresso e Arnoldo Mondadori, negli anni Ottanta vede l’ingresso di Carlo De Benedetti e successivamente il tentativo di acquisizione da parte di Silvio Berlusconi. Nel 1996 Scalfari lascia la direzione de la Repubblica a Ezio Mauro. Autore di numerose pubblicazioni, Eugenio Scalfari continua a collaborare con la Repubblica e L’Espresso. Nella sua lunga carriera giornalistica ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4.2 di 5 su 5 recensioni)

4.0Per l'alto mare aperto, 27-09-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
di - leggi tutte le sue recensioni
Ammetto di non essere un gran sostenitore dello Scalfari giornalista, quest'ultimo lavoro ha il valore di una sintesi di tutto il suo pensiero, o meglio del suo viaggio intellettuale.
Tuttavia Scalfari non dimentica la lezione e il metodo di un giornalista di razza, cioè inventarsi uno stile che catturi l'attenzione del lettore e lo convinca a farsi leggere mentre magari si trova in tram o alla fermata degli autobus, al mattino.
Il che significa prima di tutto partire con un incipit brillante e capace di distribuire le carte senza annoiare. Qui è l'incontro con Diderot in carne e ossa, secondo i parametri del "conte philosophique", o come diremmo oggi del "metafictional novel". E poi via l'apparato di note, commenti, introduzioni, ecc. Anzi, è solo alla fine che ci rivela il problema e la finalità che si è posto nello scrivere il suo libro: "Volevo raccontare la modernità. Si può raccontare la modernità? "
L'avesse dichiarato prima, forse avrebbe potuto allontanare o spaventare il lettore distratto. E invece il viaggio si è compiuto, anche noi abbiamo viaggiato con lui "per l'alto mare aperto" leggendo la sua analisi delle idee e delle opere che hanno costituito la civiltà dei moderni per quattro secoli: i grandi classici, i sistemi filosofici, i poeti, ecc.
La sua tesi di fondo è chiara: quella civiltà è finita, ad essa seguiranno non già i postmoderni, ma gli antimoderni. I nuovi barbari? Scalfari non lo dice apertamente, ma lo fa capire.
Una tesi pessimistica? Fotografa la realtà di oggi? E poi perché e come si è conclusa l'età dei moderni? Se ne può discutere, anche perché soprattutto al terzo quesito l'autore non dà molte risposte, quasi limitandosi a certificare il decesso peraltro non di oggi, ma ancor prima che terminasse il Novecento. In ogni caso si resta ammirati dalla prosa limpida e dalla profondità dell'esame critico dell'opera da lui realizzata. Dove come sa un bravo giornalista spesso la parola è lasciata alle fonti, ai documenti, ai testimoni. Sono da manuale certe sue parafrasi, certe sue citazioni, certe sue riscritture. Ma non è un manuale, attenzione! Né necessariamente un testo divulgativo. Non è una lettura facile come non era un giornale facile da promuovere "Repubblica" alle sue origini. Eppure i suoi lettori li ha trovati eccome. Così pure questo volume ha trovato e troverà i suoi lettori, tra quanti e non sono poi così pochi non rinunciano a un'idea della comunicazione letteraria come discussione, confronto di idee, in una parola "cultura". In conclusione l'esprit géometrique avrà pure i suoi limiti e avrà fatto il suo tempo, ma bisogna dargli atto che ancora tanto da dire e da insegnare per farci riflettere.
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4.0Per l'alto mare aperto, 12-07-2011
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E' un bel libro, certo che è sconsigliato a chi non abbia almeno una infarinatura dei classici. La tesi del libro è inquietante: l'era moderna, iniziata con Montaigne nel Seicento, è terminata, ora inizia un'altra era dai contorni ancora non definiti e che non sappiamo quali sviluppi potrà avere. Intanto esaminiamo, attraverso un excursus tra le sue menti più significative, quale è stata l'evoluzione del pensiero nell'era che si è convenuto di chiamare "moderna". Ed ecco una carrellata, non priva di difficoltà per il lettore i cui studi classici risalgono ad alcuni decenni fa, che - attraverso personaggi come Voltaire, Pascal, Descartes, Diderot, Spinoza, Hegel, Kant, Toqueville, Goethe, Rilke, Proust, Joyce, Marx, Nietzsche - ripercorre la storia delle idee durante i quattro secoli appena trascorsi. Ripeto, è un libro difficile, che ci fa apprezzare la profondità di pensiero di Eugenio Scalfari che molti di noi conoscevano soltanto come talentuoso e appassionato giornalista.
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4.0Per l'alto mare aperto, 04-07-2011
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Nelle pagine di questo saggio incontriamo parecchi personaggi filosofici, sia recenti che remoti. Un viaggio che dura quattro secoli, una ripassata complessiva del programma di seconda e terza liceo. Un libro utile insomma anche perché riporta alla memoria frammenti e citazioni un tempo amati e considerati fondamentali. Il pensiero moderno chiude i battenti con l'autore di Così parlò Zarathustra.
Poi scorrono i titoli di coda, con i libri di Italo Calvino e le poesie di Eugenio Montale, ma inizia ad essere tardi, i barbari sono alle porte. E con loro tutto il resto è noia!
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5.0In viaggio..., 23-05-2011
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Un viaggio nella cultura europea degli ultimi secoli. Viaggio come metafora del mettersi a nudo di un'anima che ha una sensibilità altra, epigone di un secolo che è morto ma che non ne vuole sapere di scomparire, che tenta di oppori - sapendio di soccombere - ai nuovi barbari.
In molte affermazioni di Scalfari ritrovo il mio pensiero ma gli invidio la possibilità di dialogare, seduto su una panchina, con Diderot...
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4.0Per l'alto mare aperto, 12-02-2011, ritenuta utile da 3 utenti su 5
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C'è Diderot che ti accompagna e già questa è un bella notizia. E poi vogliam parlare degli incontri? Da Montaigne a Pascal, da Diderot a Toqueville, da Spinosa a Marx, da Leopardi a Baudelaire, da Dostoevskj a Tolstoj, da Rilke a Kafka, da Freud a Nietzsche. Un viaggio che dura quattro secoli, una ripassata complessiva del programma di seconda e terza liceo. Un libro utile insomma anche perché riporta alla memoria frammenti e citazioni un tempo amati e considerati fondamentali. Il pensiero moderno chiude i battenti con l'autore di Così parlò Zarathustra.
Poi scorrono i titoli di coda, con i libri di Italo Calvino e le poesie di Eugenio Montale, ma inizia ad essere tardi, i barbari sono alle porte. E con loro tutto il resto è noia!
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