Altai

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3.5

di Ming Wu


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Descrizione

Venezia, Anno Domini 1569. Un boato scuote la notte, il cielo è rosso e grava sulla laguna: è l'Arsenale che va a fuoco, si apre la caccia al colpevole. Un agente della Serenissima fugge verso oriente, smarrito, "l'anima rigirata come un paio di brache". Costantinopoli sarà l'approdo. Sulla vetta della potenza ottomana conoscerà Giuseppe Nasi, nemico e spauracchio d'Europa, potente giudeo che dal Bosforo lancia una sfida al mondo e a due millenni di oppressione. Intanto, ai confini dell'impero, un altro uomo si mette in viaggio, per l'ultimo appuntamento con la storia. Porta al collo una moneta, ricordo del Regno dei Folli. Echi di rivolte, intrighi, scontri di civiltà. Nuove macchine scatenano forze inattese, incalzano il tempo e lo fanno sbandare. Nicosia, Famagosta, Lepanto: uomini e navi corrono verso lo scontro finale. "Che segno è quando un arcobaleno appare, non c'è stata pioggia e l'aria è secca e tersa? È quando la terra sta per tremare, e il mondo intero vacilla". Quindici anni dopo, l'epilogo di Q. Wu Ming, il collettivo di scrittori che al suo esordio si firmò Luther Blissett, torna nel mondo del suo primo romanzo.

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Voto medio del prodotto:  3.5 (3.6 di 5 su 5 recensioni)

4.0Altai, 11-04-2011
di C. Mazza - leggi tutte le sue recensioni

Mi aspettavo una simile trama, che dire?. 1569, Emanuele de Zante, agente segreto della Serenissima, che ha sempre celato la propria origine giudea, viene incolpato dell'incendio dell'arsenale ed è costretto alla fuga. Approda ad Istanbul, alla corte di Giuseppe Nasi, ricchissimo ebreo che lo fa partecipe del suo grandioso progetto, far conquistare Cipro dalle armate del sultano ed impiantarvi una colonia giudea dove tutti i fuggitivi, ebrei e non, possano trovare casa. Poi ci saranno Famagosta - non la fermata del metro! - e Lepanto.

Nel frattempo, Manuel conoscerà il misteriosi Ismail - nientemeno che Gert dal Pozzo - protagonista del primo libro, invecchiato ma (più o meno) indomabile. E nella differenza fra i due protagonisti si misura l'abisso fra i due libri.

Dove Q era tutto passione, retorica, sfrenata, disarmonica ma coinvolgente, questo Altai è freddo ed impersonale come un pasto al self service dell'Ikea.

L'intreccio è di una staticità ed una prevedibilità che le troppe estenuanti chiacchiere non riescono a mascherare.
Il protagonista per tutto il libro non fa che passare da una figura paterna all'altra, e non solo è privo di ideali (in ovvia contrapposizione col protagonista di Q) , ma non ha nemmeno uno spessore quale personaggio, rimanendo incapace di suscitare coinvolgimento o simpatia.

Insomma, i soliti Wu Ming, il solito libro, scritto benissimo, avvincente sul piano storico, accurato sul piano lessicale, ma, tutto sommato, inutile.





4.0Altai..., 30-03-2011, ritenuta utile da 3 utenti su 4
di G. Lamanna - leggi tutte le sue recensioni

Un'opera simile non si trova mica tutti i giorni. Dieci anni dopo "Q", i Wu Ming ritornano sul luogo del delitto, con un nuovo romanzo storico ambientato a metà Cinquecento. Ma il delitto perfetto raramente riesce e ripeterlo è impresa ancora più ardua. Non mancano in questo ottimo romanzo gli slanci utopici, la capacità di sognare un futuro diverso e, soprattutto, la sorpresa nello scoprire una società come quella turca, che la storiografia ufficiale ha fatto passare per feroce e sanguinaria ed invece era molto più tollerante di quella Occidentale. Quello che manca, rispetto al capolavoro di Luther Blisset, è una certa "follia narrativa", uno slancio epico che dia vita a storie immaginifiche. Ciò detto, "Altai" è un libro assolutamente da leggere ed i Wu Ming si confermano dei giganti nel mercato editoriale italiano.




4.0La "sfiga" di avere un grande padre..., 31-12-2010, ritenuta utile da 2 utenti su 2
di A. Carabia - leggi tutte le sue recensioni

Ricostruzione storica come al solito impeccabile, peccato che la trama non regga il confronto con il suo predecessore: "Q".
Si tratta comunque di un ottimo romanzo storico che consiglio assolutamente. Aspettatevi comunque un pò di delusione, soprattutto se, come me, avevate appena finito di leggere Q.





5.0Altai, 19-11-2010
di L. Caoizzo - leggi tutte le sue recensioni

Venezia, anno 1569. Un incendio all'arsenale necessita, in tempi brevissimi, di una vittima eccellente per mostrare la forza e l'efficienza della Serenissima: e chi più di un membro dei servizi segreti veneziani, che ha sempre celato la sua identità ebraica, può essere capro espiatorio più idoneo? Inizia così per Emanuel De Sante la fuga non solo da un ambiente di agi e potere ma anche da un'esistenza basata su menzogne e falsità: la strada della disperazione lo condurrà fino a Costantinopoli, coacervo di popoli e credi religiosi diversi, dove troverà finalmente una propria individualità e un sogno in cui credere (una Terra Promessa come luogo ideale di pacifica convivenza tra popoli, aperto a tutti i perseguitati) . Ma i sogni spesso sono solo illusioni che poco hanno in comune con la cruda realtà: il protagonista, riappropriatisi del suo vero nome Manuel Cardoso, dovrà confrontarsi con un mondo di intrighi, di falsità, di sanguinose battaglie, di violenza gratuita e aberrante con conseguente inevitabile caduta di ogni utopia.
Il richiamo a Q sorge spontaneo sia perché gli stessi autori del collettivo Wu Ming hanno dichiarato che esso è stata l'occasione per tornare sul "luogo del delitto", al nostro romanzo d'esordio che è anche il nostro più noto sia per l'ambientazione storica ma anche per la presenza di personaggi già conosciuti nel precedente romanzo a firma Luther Blisset.
Date queste premesse, avevo sinceramente il mio timore di leggere una versione rinfrescata del medesimo romanzo o meglio un semplice tentativo di sfruttare il successo di Q presentando Altai come il suo naturale e indispensabile seguito (e come seguito di un capolavoro vendite assicurate) : in realtà questo romanzo è, a mio parere, completamente diverso.
Anche Altai si presta ad essere analizzato sotto diversi aspetti. La prima cosa che salta agli occhi del lettore è il ritmo: in questo romanzo è molto accelerato, mantiene elevato il pathos durante tutta la vicenda, tanto da poter essere gustato anche come semplice narrazione avventurosa; una storia avvincente, quindi, ma questo rappresenta solo il primo livello di lettura.
In realtà il romanzo è piuttosto articolato e fornisce diversi spunti interessanti: sia dal punto di vista storico (anche per la diversa prospettiva con cui sono descritte le battaglie tra impero ottomano e la cristiana Lega santa) sia da quello psicologico (in quanto accanto alla Storia è comunque presente e in luce la storia personale dei vari personaggi) sia per l'accurata ricostruzione delle diverse ideologie religiose ma anche per il raffinato utilizzo di termini in diverse lingue o idiomi nonché per il richiamo ad alcuni principi filosofici. Particolarmente calzante per la situazione descritta, il sovvertimento del noto principio del "fine che giustifica i mezzi".





4.0Altai, 12-11-2010
di T. Girolamo - leggi tutte le sue recensioni

Sarà che coi Wu Ming mi ero abituata a ben altri tonnellaggi, ma Altai non mi ha convinto sino in fondo. Mi è sembrato un antefatto alle vicende, sono arrivata alla fine chiedendomi 'e adesso? adesso comincia la storia, no?'.
Ma a parte questo senso di mancata sazietà, forse dovuto più alle aspettative che avevo io che a demeriti del romanzo, Altai ha una sua bellezza.





5.0Altai, 07-11-2010
di L. Menichini - leggi tutte le sue recensioni

Non regge il confronto con Q ma considerato a sé è un buon romanzo, con una prosa accattivante e una ricostruzione accurata.




3.0Interessante, 10-10-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
di L. Marchionne - leggi tutte le sue recensioni

Un libro interessante è valido. Non ha la ricchezza di Q, che era davvero un gran bel libro, e può deludere chi si aspetta la stessa complessità, ma rimane una lettura piacevole.




3.0perfetto per le vacanze!, 29-08-2010
di F. Crimi - leggi tutte le sue recensioni

questo commento è indirizzato principalmente alle donne, che tendono a considerare i romanzi storici meno coinvolgenti. E' vero, l'accuratezza della ricostruzione storica del periodo, fin nei dettagli, è ottima - come in Q. degli stessi autori - ma c'è comunque tanta avvincente trama, con molti stuzzicanti dialoghi, per una lettura facile, che cattura.




4.0Molto più che il seguito di Q, 26-08-2010, ritenuta utile da 3 utenti su 3
di D. Daverio - leggi tutte le sue recensioni

Una volta Istanbul fu una tollerante metropoli dai mille colori e profumi in cui avere un Sogno era ancora possibile. La Storia poi andò per altre vie, e lo affogò nel sangue, tanto per cambiare. Ma da ogni battaglia persa c'è tanto da imparare. Dare voce alla Storia e farne un racconto che arrivi alla mente e al cuore del lettore, questo è il mestiere del Narratore secondo i WuMing.
Da leggere e da rileggere.





3.0Senza troppe pretese, 14-07-2010, ritenuta utile da 3 utenti su 5
di G. Cascella - leggi tutte le sue recensioni

Libro altamente discutibile. Buona l'idea del romanzo storico ambientato a metà del '500, tuttavia siamo molto lontani dal fascino del precedente romanzo Q. Consiglio vivamente di leggere Q degli stessi autori, piuttosto che Altai, o in subordine, di leggere quest'ultimo senza troppe pretese.




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