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Alice nel paese delle meraviglie. Testo inglese a fronte

Alice nel paese delle meraviglie. Testo inglese a fronte

di Lewis Carroll

4.0

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"Si può leggere di primo acchito, senza pause, o comunque indifferenti alle interruzioni; poiché da qualsiasi punto si ricominci la lettura, è come riprendere la storia da un punto fermo, senza nessi da ricordare con quanto precede. Ogni pagina è un inizio: per l'episodio che segue, per il personaggio che viene introdotto, per la situazione in cui Alice si trova. [...] L'invito al lettore è di seguire Alice nel suo viaggio fantasioso così come le piccole Liddell l'hanno seguito in barca, lungo il Tamigi, il 4 luglio del 1865. Rinunciare a cercare troppo astrusi significati ha un grande effetto liberatorio; alla luce di quello che ancora una volta il saggio Re di Quadri sentenzia nell'ultimo capitolo: 'Se non c'è nessun significato... questo, sapete, ci risparmia un mondo di guai, perché non abbiamo più bisogno di cercarne uno'." (dalla prefazione di Luigi Lunari)

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Voto medio del prodotto:  4.0 (3.8 di 5 su 5 recensioni)

3.0Meglio in originale, 29-05-2012
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Questo libro è il classico esempio in cui purtroppo la traduzione in italiano fa perdere troppa significanza e pregnanza al testo originale inglese. Ci sono troppi modi di dire, filastrocche, detti, proverbi che sono intraducibili e fruibili solo se si capisce la lingua d'oltre Manica. Comunque un bel racconto.
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5.0Imperdibile, 15-03-2012
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Questo breve romanzo è un testo imperdibile da leggere da bambini, e poi rileggere da adulti. La lettura da bambini serve ad immergersi in un favoloso mondo pieno di bizzarri personaggi; mentre la rilettura da adulti serve a comprendere appieno lo stile, i giochi di parole, i non-sense contenuti in questo piccolo grande capolavoro.
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3.0Strafatto, 19-02-2012
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Uno pensa che non ci sia limite alla fantasia, e poi si ha voglia di leggere il vero integrale Alice di Carroll e allora si fanno i conti con i postumi di una fumata di oppio. Per quanto sia brutalmente geniale questo libro non riuscir mai a non pensare che questo sia un parto letterario frutto di una mente lucida, ma la cosa ha comunque il suo perché!
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3.0Alice nel paese della localizzazione selvaggia, 05-08-2010
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Alice è ovviamente Alice e rimane un capolavoro. Uno sfondo favolistico costellato da nonsense e tanti splendidi giochi di parole. Il tasto dolente a mio avviso rimane la traduzione. La localizzazione di un testo o di un film può avere un grosso impatto sul risultato finale. Può far risaltare un film o un libro oppure azzopparlo. Personalmente non ho apprezzato molto la traduzione di Busi che si discosta abbastanza dal testo originale (ad esempio traduce "il gatto del Cheshire" come "il gatto del Chiantishire"). Fortunatamente il testo a fronte risolve tutti i problemi.
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5.0Alice nel paese delle meraviglie, 24-07-2010
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Charles Lutwidge Dodgson alias Lewis Carroll scrisse Alice nel paese delle meraviglie per far piacere ad una bambina che aveva lo stesso nome. Da questa sua confessione nasce anche l’opinione che Charles avesse delle propensioni alla pedofilia, anche se ci raccontano, non si manifestarono mai con avventure sessuali. Non so se fosse vero che avesse queste aspirazioni, sicuramente però un racconto come quello di Alice può sorgere sicuramente da un sogno introspettivo, un lungo viaggio dentro se stesso. Un racconto di un sogno che nasce da un altro sogno. Il desiderio di far felice qualcuno può instradare tanta immaginazione fino a che non si crea un paese meraviglioso. Alice è “I – I’m a little girl” (Pag. 78) che senza pensarci ci getta istintivamente in un buco. E’ inconsapevole del pericolo, come può esserlo solo una fanciulla. Forse perché solo da piccoli possiamo riconoscere impulsivamente che invece di andare incontro qualcosa di dannoso in fondo al buco ci può essere solo qualcosa di strano, di diverso. Quello che Alice trova è il mondo degli adulti. Perlomeno quello che percepisce Alice del mondo degli adulti dal loro linguaggio. “Alice trovava tutto questo assurdo, ma ognuno aveva un’aria così compassata che non osò ridere …” (Pag. 45) Il mondo dei grandi appare proprio così per i bambini: assurdo, ma serio. Incomprensibile è forse la giusta dimensione. Nel mondo fantastico ci sono animali che parlano, usano parole che vengono fraintese. Se uno dice una parola per dargli un significato l’ascoltatore comprende unicamente il significato parallelo. Le parole, secondo di come vengono percepite, possono avere contenuti diversi. L’uso che ne viene fatto è proprio il contrario rispetto a quello che vuole dargli chi la pronuncia. “Mettici dentro non sensi a palate!” (Pag. 11) proprio questo ascoltiamo dalla poesia all’inizio. Il non senso è la forza del racconto. Pieno di poesie e canzoni recitate al contrario, con parole diverse e con significati diversi. Ma non è solo il linguaggio. Sono anche i personaggi che sono veri solo nella illusione di una bambina e quindi probabilmente reali. Sono animali che conversano con giochi di parole, che lanciano oggetti ad altezza d’uomo, che sfiorano ma non colpiscono nessuno. Sono gli scherzi atroci di gettare té bollente nel naso, pucciare orologi nel té, fino all’arrivo di carte da gioco soldato. Il Re e la Regina sono la coppia tipo di questo mondo. La Regina ha la mania di tagliare teste “Boia, dacci un taglio!” (Pag. 127) per dare il suo ordine ad un regno demenziale. Se le rose devono essere rosse, basta dipingere quelle bianche. Alice è un messaggero che legge nel mondo e nel pensiero. Forse non riesce a leggere nel cuore allora tutto viene esasperato. La bambina Alice vive la sua avventura con la voglia di diventare grande, di essere adulta e con il desiderio di rimanere bambina. Metaforicamente la sua alternanza a crescere e rimpicciolirsi ci fa comprendere che il desiderio di crescere e di rimanere piccoli si alternano nella mente e nel cuore di una fanciulla. Come i bambini Alice è sincera, istintiva, dice quello che pensa, ma è anche timida e gentile. Sa rispondere nel modo giusto e deciso. Il suo sogno è il suo mondo. Lì si trova bene. Quel mondo non appartiene agli adulti. Noi ne comprendiamo solo i giochi di parole, i fraintendimenti. Però Alice sa le risposte di tutto. Lei conosce anche la risposta all’indovinello “Che differenza c’è fra un corvo e un tavolino?” (Pag. 101) E’ un koan, che non deve avere un senso, salvo che nel mondo interiore di una bambina. Ma poi che ci serve sapere la risposta: “Se non c’è nessun senso,” disse il Re, “tanto meglio, ci risparmiamo un mare di fatica, dato che possiamo fare a meno di cercarne uno,” (Pag. 181) Come in un koan, una risposta logica è inutile, un altro non sense. La ragione non ci darà mai la soluzione. La risposta può nascere solo dentro di noi, riconoscendo che capirlo è solo e pura perdita di tempo.
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