African inferno

African inferno

3.5

di Piersandro Pallavicini


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Descrizione

Sandro. Da "cittadino modello e perfettamente integrato" a "straniero nel proprio paese". L'amicizia fraterna con il giovane congolese Joyce ha messo in crisi il matrimonio di Sandro e ha innescato una ingovernabile spirale di eventi, che ha fatto di Sandro un escluso. "African Inferno" è la storia di questa esclusione. Sandro sperimenta sulla propria pelle il razzismo del padrone di casa, le inique leggi del mondo del lavoro, i pregiudizi che vedono in ogni uomo di pelle scura un possibile terrorista, il sospetto dei passanti, le battaglie per il riconoscimento dei più elementari diritti che regolano la civile convivenza. Ma sperimenta anche, come in uno specchio deformante, le incompatibilità culturali e i pregiudizi che gli immigrati africani nutrono verso di noi. Le avventure di Sandro nella gretta provincia padana assumono via via una cadenza da commedia e lasciano intravedere dietro l'oggettiva disparità drammatica un sorriso sagace, non conciliante ma leggero.

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Recensioni degli utenti

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Voto medio del prodotto:  3.5 (3.5 di 5 su 4 recensioni)

3.0Divertente, noioso, irritante, 03-08-2011
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Una lettura che a tratti diverte, a tratti annoia, a tratti irrita. L'espediente narrativo di alternare un capitolo alla vicenda presente e uno alla vicenda dell'anno prima alla lunga risulta un po' pesante. La vicenda ha una buona partenza (anche se alcune situazioni sono un po' sopra le righe... ), i personaggi vengono ben delineati (anche se gli amici extracomunitari si confondono un po' ) e l'ambientazione, la provincia pavese, è molto efficace, costituisce un romanzo nel romanzo. Lo sprint iniziale però verso metà romanzo rallenta e la lettura diventa meno scorrevole. Comunque carino e meritevole anche per il modo in cui è trattato il tema dell'immigrazione, anche se certi comportamenti del protagonista nei confronti dei suoi amici africani sono talmente ostentati da celare una mostruosa falsità. Ecco, il personaggio principale, che è anche voce narrante, non mi ha convinto fino in fondo, l'ho trovato a tratti ambiguo, come non mi è piaciuto il titolo, ma che legame ha con la vicenda?.
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4.0African inferno, 19-07-2011
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Non riesco a dare un giudizio troppo netto su questo romanzo. Da una parte si tratta di una buona narrativa media, "di costume" direi, non banale e con sguardi interessanti sulla provincia e su temi poco toccati dai nostri scrittori. Dallaltra parte questo libro sconta forse la presenza di un centinaio di pagine di troppo, e (forse) Pallavicini é pi un "cronachista" che uno scrittore vero, a volte la scrittura manca di ispirazione e si accartoccia un p su se stessa. Detto questo, compito assolto oltre la sufficienza, e quindi tre punti su cinque
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3.0African inferno, 29-10-2010
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Meno guizzante e ingegnoso di Atomico dandy - che per me è uno dei grandi libri italiani degli ultimi anni - in alcuni punti è faticoso, come se si ritorcesse su se stesso anche linguisticamente. Però ha 100 pagine (le ultime) che filano via che è un piacere, c'è un sottofondo di intelligenza e impegno tipicamente "pallaviciniano" e ha alcune scene (le recensioni dei ristoranti, il pezzo in questura verso la fine, Cordiali Salumi, un paio di telefonate e altre che in questo momento non mi vengono) eccezionali.
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4.0African inferno, 05-10-2010
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In un'intervista uscita l'indomani dalla pubblicazione di questo romanzo, Pallavicini ricordava come in Italia sia sovente impossibile accostarsi agl'immigrati d'origine africana senza indulgere a stereotipi pietistici o idealizzanti. La vicenda del protagonista del romanzo lo porta a scontrarsi da un lato col volgare razzismo che ormai dilaga nella mentalità degl'italiani, dall'altro con atteggiamenti in qualche modo speculari da parte di neri diffidenti o profittatori, dei quali diventano vittima sia lui sia l'amico nero italiano Joyce Lukwazi e la sorella, sia l'immigrato timido che vorrebbe soltanto vivere in pace la propria omosessualità. Non mancano nemmeno una spruzzata di elemento soprannaturale, con la maledizione tribale che procura danni ai personaggi positivi della storia, un simpatico amico gay e black addicted, Alberico, che ricorda un po' il Vittorio Nuvolani di Atomico dandy, e un lieto fine che corona giustamente una vicenda narrata, perfino nei momenti più tenebrosi, con la levità e l'ironia che donano tanta luminosità alla prosa dello scrittore pavese.
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