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Acqua di mare

Acqua di mare

di Charles Simmons

4.0

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Un impressionante racconto di formazione, dalla progressione pacata ma irresistibile. Nell'estate del 1963, sull'isola di Bone Point, il sedicenne Michael si innamora per la prima volta: di Zina, figlia dell'affittuaria. Michael è in vacanza col padre e tenta di impressionare la ragazza, sfiorando la tragedia. Che esplode quando il ragazzo capisce che anche suo padre ama la giovane, e che Zina non ha occhi che per lui. In un crescendo magistrale, la storia culmina in uno scioglimento sconvolgente, nel corso della festa di mezz'estate.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 1 recensione)

4.0Acqua di mare, 11-08-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
E' bello ogni tanto lasciarsi andare e scoprire autori contemporanei noti solo a una piccola parte di lettori, un autore purtroppo non prolifico, avendo scritto solo cinque romanzi (adesso è ultraottantenne), editor del New York Times Book Review.
Acqua di mare è un piccolo gioiello, un breve romanzo che racconta il passaggio di un adolescente all'età adulta, un passaggio tragico, indimenticabile, che lo segnerà per sempre. Non ci sono dubbi: è tutto chiaro dall'incipit, che basta a farci stregare dal romanzo. Nell'estate del 1963 io mi innamorai e mio padre morì annegato. Così poche parole, dette in maniera fredda e distaccata come se riguardassero un altro e non il protagonista sembrano scolpite nel marmo.
C'è un rapporto di complicità tra un padre e un figlio, c'è un matrimonio che sembra reggersi più sull'affetto che sull'amore (almeno da una parte, quella che si sente forte mentre l'altra si sente inadeguata) e c'è l'attrazione, la passione, l'irrazionale forza che a discapito della ragionevolezza e degli affetti consolidati attira l'essere umano verso un precipizio. Ovviamente c'è una donna, anzi più d'una, ma soprattutto c'è l'amore non corrisposto. Questo è il vero protagonista tragico dell'opera: il sentimento non ricambiato, che pare prendere sempre come se fosse un gioco in un labirinto la strada palesemente sbagliata. Quella che porta al famoso precipizio.
L'ambientazione è meravigliosa, suggestiva, evocativa: una casetta con foresteria a due passi dalla riva dell'oceano Atlantico, su un'isola fittizia al largo della costa del New England. La spiaggia sabbiosa, i rami sbiancati portati dalla marea, le correnti turbinose e mutevoli, il rumore del mare sulle vele della barca: con un periodare incisivo, secco ed estremamente eloquente Simmons mette davanti ai nostri occhi tutto questo e molto di più (gli amanti della vela apprezzeranno particolarmente certe descrizioni, io l'ho fatto).
L'autore ammette chiaramente il suo debito con Primo amore di Turgeniev, e considera la sua storia una sorta di parallelo moderno del bellissimo racconto russo. Ma ovviamente tra Turgeniev e Simmons è passato un signore di nome Sigmund Freud, e quindi le diversità non possono non essere notevoli in profondità e nella sostanza.
Personalmente, considero questo libro un piccolo capolavoro. Una storia delicatamente elegiaca, triste ma non sdolcinata, pervasa di quel senso ineluttabile di tragedia incombente eppure appena accennato, come una fotografia in bianco e nero (deliziosa e adattissima l'immagine di copertina) di tempi passati che sappiamo non torneranno più.
Se l'incipit è memorabile, non è da meno la frase conclusiva. Racconta tutto il dolore silenzioso e lo struggimento di un ragazzo cresciuto improvvisamente, il rimpianto per il suo paradiso perduto, per la sua innocenza sparita tra i flutti dell'oceano, sotto la luna, mentre lacrime e acqua di mare si mescolano inevitabilmente.
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