Accabadora

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4.0

di Michela Murgia


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In sintesi

Premio Campiello 2010. Perché Maria sia finita a vivere in casa di Bonaria Urrai, è un mistero che a Soreni si fa fatica a comprendere. La vecchia e la bambina camminano per le strade del paese seguite da uno strascico di commenti malevoli, eppure è così semplice: Tzia Bonaria ha preso Maria con sé, la farà crescere e ne farà la sua erede, chiedendole in cambio la presenza e la cura per quando sarà lei ad averne bisogno. Quarta figlia femmina di madre vedova, Maria è abituata a pensarsi, lei per prima, come "l'ultima". Per questo non finiscono di sorprenderla il rispetto e le attenzioni della vecchia sarta del paese, che le ha offerto una casa e un futuro, ma soprattutto la lascia vivere e non sembra desiderare niente al posto suo. "Tutt'a un tratto era come se fosse stato sempre così, anima e fili'e anima, un modo meno colpevole di essere madre e figlia". Eppure c'è qualcosa in questa vecchia vestita di nero e nei suoi silenzi lunghi, c'è un'aura misteriosa che l'accompagna, insieme a quell'ombra di spavento che accende negli occhi di chi la incontra. Ci sono uscite notturne che Maria intercetta ma non capisce, e una sapienza quasi millenaria riguardo alle cose della vita e della morte. Quello che tutti sanno e che Maria non immagina, è che Tzia Bonaria Urrai cuce gli abiti e conforta gli animi, conosce i sortilegi e le fatture, ma quando è necessario è pronta a entrare nelle case per portare una morte pietosa. Il suo è il gesto amorevole e finale dell'accabadora, l'ultima madre.

Note sull'autore

Michela Murgia nasce a Cabras, in provincia di Oristano, nel 1972. Dopo aver compiuto studi teologici, esordisce nel 2006 con il romanzo dal titolo "Il mondo deve sapere". La sua prima opera, inizialmente concepita come un blog, è una satira che descrive la vita degli operatori telemarketing che lavorano all'interno dei call center. Il romanzo nasce dalla sua personale esperienza lavorativa come operatrice telemarketing presso la multinazionale Kirby Company e approfondisce, con amara ironia, lo stress psicologico e lo sfruttamento economico a cui sono sottoposti i lavoratori del settore. Il romanzo è stato messo in scena come opera teatrale ed è stato trasposto sul grande schermo da Paolo Virzì, con il film dal titolo "Tutta la vita davanti". Nel 2008 ha pubblicato "Viaggio in Sardegna. Undici percorsi nell'isola che non si vede" e nel 2009 "Accabadora", con cui ha vinto il Premio Campiello di Venezia nel 2010.
 

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4.2 di 5 su 65 recensioni)

3.0I figli dell'anima, 26-06-2012
di C. VERGONE - leggi tutte le sue recensioni
Una donna piena di saggezza antica, mai madre naturale, ma per scelta di cuore e di anima. Una bambina che diventa il centro del mondo dopo anni di continua indifferenza. Uscite notturne celate dal buio, l'ultimo pietoso incontro al capezzale di chi soffre e desidera solo la morte, l'Accabadora raccoglie gli ultimi pensieri e dona il sonno eterno. Questo libro è scritto con una bellissima prosa, in molte pagine si è trasportati tra vigne profumate di uva matura, in camere da letto intrise di discorsi sospesi tra la vita e la morte, tra la rabbia e la pietà. Il libro mi è piaciuto, ma ho avuto la sensazione che il finale sia stato scritto in modo un po' troppo frettoloso, la storia al termine ha un respiro narrativo un po' strozzato. Vale la pena comunque leggerlo.
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5.0Premio giusto, 29-05-2012
di A. Carrozzo - leggi tutte le sue recensioni
Questo libro ha una forza interiore tutta sua. La figura dell'accabadora, questa sorta di santa che può donare la liberazione dalle sofferenze, è di una pregnanza e una profondità umana e psicologica che ha pochi pari nella letteratura italiana. Il suo ruolo ha un che di ineluttabile: ci si trova impelagata in quel ruolo, e lo deve per forza accettare e svolgere. Straordinario.
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4.0Accabadora, 22-05-2012
di C. Marcato - leggi tutte le sue recensioni
Un libro cha parla di un tema molto attuale, come quello dell'eutanasia, rifacendosi alla tradizione in questo caso sarda. Una scrittura matura, con riflessioni mai banali o facenti riferimento a luoghi comuni triti e ritriti. Uno sguardo dal punto di vista di chi è a favore dell'eutanasia, senza la pretesa di convertire gli animi ma semplicemente con lo scopo di far riflettere.
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4.0Magico e misterioso, 12-05-2012, ritenuta utile da 1 utente su 1
di C. Marsi - leggi tutte le sue recensioni
Un'immagine della Sardegna di sessanta anni fa, dove la religione confina con la superstizione e la natura sembra dominare sugli eventi umani. Una prosa asciutta ed essenziale, personaggi ben delineati, duri ed orgogliosi come la loro terra. Un romanzo che affascina il lettore e lo trasporta in un mondo quasi magico. Una lettura certamente indimenticabile.
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5.0Meritevole, 05-05-2012, ritenuta utile da 2 utenti su 3
di E. Genovese - leggi tutte le sue recensioni
Il successo che ha avuto è meritato perchè oltre ad essere originale, tratta una tematica molto delicata con mano altrettanto fine e delicata. L'unica parte che secondo me stona nell'economia della narrazione è quella riguardante Torino, sembra a sè stante e un po' disinteressata rispetto al filo conduttore del romanzo. Comunque è un libricino assolutamente da avere.
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5.0Bravissima, 03-05-2012
di L. Vangone - leggi tutte le sue recensioni
Questo libro è una rivelazione. La morte viene trattata con delicatezza, come un dolore collettivo a cui partecipa tutta la comunità. Il lavoro dell'accabadora, quasi una traghettatrice di anime, una versione femminile di Caronte, è non solo misteriosa e affascinante, ma ricca di un'umanità e uno spessore morale e etico straordinario. Pregnante e premio Campiello meritato.
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4.0S'accabadora: colei che finisce., 21-04-2012, ritenuta utile da 1 utente su 1
di C. COSSU - leggi tutte le sue recensioni
Romanzo emozionante soprattutto per chi, come me, ritrova in questo bellissimo romanzo tutti i caratteri della propria terra. Tema difficile, saputo affrontare con grande delicatezza e dolcezza. Un linguaggio asciutto, diretto, per una storia "vera", che le nostre nonne devono aver conosciuto tante volte. Sembra come sospesa in un passato lontano, senza tempo ma, al contempo, attuale. Peccato solo per l'"avventura torinese"... Spezza il ritmo e la storia perde un po' di magia.
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4.0Una sorpresa, 02-04-2012
di S. Barbieri - leggi tutte le sue recensioni
Non avevo mai letto niente della Murgia, e sono rimasta piacevolmente sorpresa. Bella ed evocativa scrittura, in quella asciuttezza che ha la forza e il sapore degli elementi naturali che dominano la terra sarda. Parla di una realtà non troppo remota in cui si fondono tradizione e superstizione, religione e cultura popolare. Una realtà che non conoscevo. Mi ha ricordato per certi aspetti, nello stile, qualcosa della letteratura sudamericana. Consigliato.
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4.0Una Sardegna ancestrale, 09-03-2012
di L. SARDU - leggi tutte le sue recensioni
La Murgia sa scrivere. Le immagini che evoca tra le parole sono forti di una scrittura lucida e potente, evocativa, nel solco della tradizione letteraria italiana. L'accabadora del titolo è la madre misericordiosa che viene chiamata a sedare le sofferenze e a donare la pace, a chi sta aspettando stancamente che la morte venga a dargli, finalmente, tregua dalla sofferenza. Un tuffo in una Sardegna arcaica, popolata da uomini e donne aspre come la natura propria di quella terra e, allo stesso tempo, dolci come il miele. Una lettura che spinge ad importanti riflessioni.
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3.0Consigliato, 01-03-2012
di S. Valente - leggi tutte le sue recensioni
Un libro dai forti significati, incentivato alla riflessione del lettore. Accabadora punta sull'originalità di una trama così scottante e difficile da raccontare, con stile fortemente piacevole, fluido e coinvolgente che permette al lettore di vivere a pieno ritmo le emozioni del libro. Consigliato a tutti
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3.0Riflessivo, 22-02-2012
di E. De Cesare - leggi tutte le sue recensioni
Accabadora è un libro diverso dagli altri. La trama si concentra su una tematica "diversa", ovvero quella dell'eutanasia. Con stile scorrevole e fluido, il libro appare di buon gusto sicuramente per la piacevolezza della lettura. Non annoia mai il lettore, piuttosto lo colpisce e lo incentiva ad alcune e profonde riflessioni
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3.0Tematiche originali, 15-02-2012
di M. Capraro - leggi tutte le sue recensioni
Accabadora non è un libro comune. Superata questa premessa bisogna concentrarsi sulla tematica di forte rilievo negli anni in cui è ambientato il racconto. Si parla di morte volontaria, definito ai giorni nostra EUTANASIA. Ma se ne parla con stile fluido, a tratti anche intelligente e sicuramente giornalistico da alcuni punti di vista. Un romanzo dalle forti pretese
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