Abbiamo sempre vissuto nel castello

Abbiamo sempre vissuto nel castello

di Shirley Jackson


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Descrizione

A Shirley Jackson, che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce; con questa dedica si apre "L'incendiaria" di Stephen King. È infatti con toni sommessi e deliziosamente sardonici che la diciottenne Mary Katherine ci racconta della grande casa avita dove vive reclusa, in uno stato di idilliaca felicità, con la bellissima sorella Constance e uno zio invalido. Non ci sarebbe nulla di strano nella loro passione per i minuti riti quotidiani, la buona cucina e il giardinaggio, se non fosse che tutti gli altri membri della famiglia Blackwood sono morti avvelenati sei anni prima, seduti a tavola, proprio lì in sala da pranzo. E quando in tanta armonia irrompe l'Estraneo (nella persona del cugino Charles), si snoda sotto i nostri occhi, con piccoli tocchi stregoneschi, una storia sottilmente perturbante che ha le ingannevoli caratteristiche formali di una commedia. Ma il malessere che ci invade via via, disorientandoci, ricorda molto da vicino i "brividi silenziosi e cumulativi" che - per usare le parole di un'ammiratrice, Dorothy Parker abbiamo provato leggendo "La lotteria". Perché anche in queste pagine Shirley Jackson si dimostra somma maestra del Male - un Male tanto più allarmante in quanto non circoscritto ai 'cattivi', ma come sotteso alla vita stessa, e riscattato solo da piccoli miracoli di follia.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (3.9 di 5 su 8 recensioni)


3.0Noir grottesco, 13-05-2012
di L. Grillo - leggi tutte le sue recensioni

Una fiaba nera di gran classe! La vicenda è lenta, non ci sono colpi di scena inaspettati da noir moderno, ma proprio la maniera in cui è raccontata, quasi come fosse una semplice commedia, rende ancora più angoscioso il tutto, e alla fine non si sa se augurarsi che le cose mutino o se assecondare la follia e pensare che restino come sono.

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4.0Abbiamo sempre vissuto nel castello, 06-07-2011
di A. Basile - leggi tutte le sue recensioni

Nel folklore inglese si narra di case infestate, dove i peggiori incubi possono prendere forma. Questa è la storia di una di queste case; è la storia delle sorelle Blackwood e del loro folle, leggiadro, ritirarsi dal mondo. Non è propriamente un romanzo horror; piuttosto una storia che si sforza di penetrare nei meccanismi della paura, avanzando in quel territorio dove anche gli oggetti più banali gettano ombre inquietanti.

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3.0Abbiamo sempre vissuto nel castello, 01-04-2011
di E. Longobardi - leggi tutte le sue recensioni

Titolo che centra pienamente l'obiettivo di attirare il lettore. Le prime 50 pagine del romanzo di Shirley Jackson non sono affatto male. Il ritratto delle due sorelline Constance e Mary Katie è perfetto e da quel senso di angoscia che cresce pagina dopo pagina lascendo presagire un terrore che sta per arrivare. Invece si presenta un terzo incomodo e quella leggera paura che si avvertiva sparisce. Resta un romanzo ben scritto - leggermente datato nello stile - che però non appassiona.

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5.0Abbiamo sempre vissuto nel castello, 14-02-2011
di J. Smith - leggi tutte le sue recensioni

Parlerò di questo elegante libro posso solo dire che la lettura è stata veramente piacevole. Io mica lo sapevo, ma Shirley Jackson, per dirne una, è tra le letture fondamentali di Stephen King, che la considera una maestra del terrore.
Ed è vero.
Questo libro è magistrale. Un'atmosfera che - per farvi capire - può ricordare film come "The Others": c'è qualcosa di incredibilmente spaventoso, qualcosa che incombe, che sta per succedere, eppure non è ancora qui.
E' sull'orlo del nostro sguardo, della nostra consapevolezza.
Sappiamo che qualcosa di tragico è accaduto, che molte persone sono morte in una casa, anni fa, e che sono rimaste solo due sorelle e un vecchio zio, menomato nella mente e nel corpo.
La sorella più piccola, voce narrante, vive di abitudini, riti, parole ed oggetti dai poteri magici, venera la sorella - bellissima e terrorizzata dal mondo esterno -, si reca in paese e dal paese è temuta.
Equilibri sottilissimi si muovono in modo perfetto, scivolano uno sull'altro, combaciano, si allontanano.
L'arrivo di un lontano cugino rompe lo schema, questo è il punto iniziale del declino. Continuiamo a leggere, con le tensione che ci accompagna come un velo di sudore sulla fronte.
Il finale, perfetto.
Il libro, lo ripeto, magistrale.


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3.0Abbiamo sempre vissuto nel castello, 11-10-2010
di S. Santi - leggi tutte le sue recensioni

Due sorelle, l'antico eccidio di un'intera famiglia, un'enorme casa buia e decadente. La penna raffinata di Shirley Jackson non ha bisogno di creare fantasmi: a farlo ci pensano gli uomini, gli abitanti di un paesello, insuperabili nell'additare e mettere alla berlina chiunque considerino "altro".

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4.0Abbiamo sempre vissuto nel castello, 05-10-2010
di G. Remotti - leggi tutte le sue recensioni

Ogni città ha la sua casa stregata, coi suoi eccentrici abitanti su cui fioriscono lugubri leggende e che diventano spauracchi per i bambini. Questa è la storia di una di queste case; è la storia delle sorelle Blackwood e del loro folle, leggiadro, ritirarsi dal mondo. Non è propriamente un romanzo horror; piuttosto una storia che si sforza di penetrare nei meccanismi della paura, avanzando in quel territorio dove anche gli oggetti più banali gettano ombre inquietanti.

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5.0Finito tra i miei preferiti sul podio..., 05-09-2010
di I. Baldi - leggi tutte le sue recensioni

Mi è piaciuto veramente tantissimo questo libro... e brava Shirley Jackson!
Non so se dipendeva dall'ambientazione della storia, ma lo stile di scrittura è così tranquillo e "soffice"... bisogna leggere questo libro con calma, assaporando ogni frase, per allinearsi con il ritmo di vita cadenzato e perfetto della famiglia Blackwood.
Una parte che mi ha colpito particolarmente per la sua crudeltà è quella dell'"ultimo giorno", con la furia dei paesani che distruggono quasi tutto quel che rimane della casa bruciata... vigliacchi, non mi interessa se poi hanno chiesto scusa!
Inutile dire invece che la parte che mi ha più affascinato è proprio la soluzione finale, il modo in cui Constance e Merricat 'rimettono insieme i cocci' della loro amata routine... per stare bene a loro non serve l'aiuto degli altri, degli odiati paesani, e dopo quello che gli è stato fatto decidono di non allontanarsi mai più dalla casa. Delle stanze rimaste intatte dall'incendio, utilizzano solo la cucina, l'atrio e a seguire l'immenso giardino... appena arriva qualcuno si barricano subito dentro, in silenzio e ridacchiando, contente di non doversi mai più far vedere a un estraneo.
Mi ha colpita moltissimo questa cosa. Ora si sono create il loro piccolo mondo, le due sorelle staranno insieme per sempre in quello che rimane della grande casa... lì c'è tutto quello di cui hanno bisogno, per cui non c'è più necessità che vadano all'esterno verso il paese. Merricat, Constance, il micio Jonas, l'atrio, la cucina, la camera di zio Julian (poveroooo!) e sul retro il giardino e l'orto. Fine, non gli serve null'altro :) Il resto della casa bruciata può pure continuare ad andare in rovina, non importa, quello che è necessario funziona e va bene.
E una volta chiuso il libro, rimane la sensazione che loro siano ancora là, nella loro casa, felici per sempre.

P.s.
retroscena: ovviamente c'è il mistero della morte di tutti gli altri familiari. Siccome questo è un commento spoiler lo posso dire, che è stata Merricat, anche se tutti pensavano che fosse stata Constance. Chissà poi qual è stato il motivo... forse un'altra minaccia all'unità del loro affetto. Constance lo sa, lo comprende e lo accetta; non le interessa più di tanto, vuole bene a Merricat e questa è l'unica cosa che conta, e anche per quest'ultima "aver messo la morte nel loro cibo e averli guardati morire" non sembra una cosa per niente fuori dall'ordinario. Era necessario, quindi andava fatto.


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4.0Abbiamo sempre vissuto nel castello, 27-08-2010, ritenuta utile da 1 utente su 2
di C. Marcato - leggi tutte le sue recensioni

Titolo promettente, la storia che c'è dentro non delude. Un noir particolare, con dei personaggi che a tratti si amano e a tratti si odiano, ognuno con manie diverse quasi irritanti. Più che una storia è una spaccato di vita di due sorelle che vivono da sole con lo zio morente, isolate dal resto della comunità perchè questo è l'unico modo per loro di poter essere felici dopo che la loro famiglia ha dovuto attraversare una tragedia che non viene mai affrontata direttamente ma che aleggia attorno alla storia dall'inizio alla fine e rende il tutto un po' inquietante, confondendo il ruolo dei veri "cattivi". Un libro meritevole di attenzione.

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